69 fermi per una bandiera

getFile-3118
Sono stati realizzati numerosi fermi collettivi, poi trasportati a GADA (Direzione Centrale della Polizia dell’Attica), durante la manifestazione di fronte al palazzo dell’università di Atene. Una manifestazione assolutamente pacifica in cui decine di solidali si erano radunati per denunciare la censura statale e contro il tentativo di mettere il bavaglio ai mezzi di contro-informazione Athens.Indymedia e radio Entasi 98FM.
Offesa di simboli
La scusa per la gigantesca operazione della polizia è stata l’abbassamento della bandiera greca dal palazzo del Rettorato, la sua sostituzione con una bandiera rossonera e lo srotolamento di un impressionante striscione contro la censura, scritto in inglese. Indicativo del comportamento, ormai fuori controllo, della polizia è il fatto che sono stati fermati anche due turisti, che hanno avuto la sfortuna di trovarsi in quel posto, e di alcuni studenti che seguivano un laboratorio in un palazzo là vicino. Dei 69 fermi, 6 sono stati tramutati in arresti, con l’accusa di offesa di simboli. Il rettore Th. Pelegrìnis ha dichiarato all’Agenzia di Atene che non ha chiamato la polizia, né ha chiesto alcun suo intervento.
“Il violento abbassamento della bandiera greca nel centro di Atene offende lo spirito di tutti i greci”, ha commentato il portavoce del governo Sìmos Kedìkoglou in un tentativo di rappresentare il fatto in termini ideologici. Lo spirito dei greci, però, viene offeso di più quando vengono fermati dei passanti e dei manifestanti pacifici, o quando vengono intimiditi dei professionisti, come fotoreporter e giornalisti.
Attacco contro la stampa
Il presidente dell’Associazione dei Fotogiornalisti Greci Màrios Lòlos e la fotoreporter Tatiàna Bolari hanno subito un’intimidazione verbale, un controllo da parte della polizia e gravi minacce dal capo del plotone della celere, nonostante questi conoscesse la loro qualità, con scuse del tutto infondate ed apparenti. “Vi conosco bene, ma mi dovete mostrare la carta di identità, altrimenti sarete portati a GADA anche voi ” sono state le sue parole precise. “Se vedo una foto di qualche poliziotto, domani verrò ad arrestarvi” li ha minacciati, continuando a insistere affinché gli venissero consegnate le foto salvate, che ovviamente i fotoreporter esperti non hanno consegnato, visto che non c’era un ordine da parte di un Pubblico Ministero. “Abbiamo subito contattato l’ufficio stampa della Direzione Centrale della Polizia, dove ci hanno chiarito che c’è un ordine preciso di non toccare alcun giornalista e fotogiornalista” spiega Màrios Lòlos, che l’anno scorso ha rischiato seriamente di perdere la vita in seguito ad un attacco criminale da parte di un agente di polizia. “Che ogni membro del plotone possa fare nonnismo e cambiare (presunti) ordini è un chiaro tentativo di far passare il messaggio dell’intimidazione” ha aggiunto.
Quali sono gli ordini dal ministero del signor Dèndias? Di “intimidire” o no i fotogiornalisti? Perché tutte e due le cose, comunque sia, succedono già.
Di Kòstas Zafeiròpoulos
Fonte: efsyn
Traduzione di Atene Calling
25 aprile, Grecia – 3.000 persone alla marcia di solidarietà con Athens Indymedia e 98 FM
 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


4 × due =