Al sicuro solo a Exarchia

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03 – 02 – 2014

Per molti Exarchia è un inaccessibile campo di battaglia tra anarchici e polizia. Per Abdul, migrante che cammina ore per Exarchia ogni giorno, è l’unico posto in cui gli vogliono bene. <<Qui la gente è brava e sorridente>>, spiega. Si trova in Grecia da due anni e mezzo. E’ venuto dall’India sperando di arrivare in Olanda per fare ciò che ha studiato o per trovare un buon lavoro alla giornata. Intanto tira avanti come venditore ambulante.

Abdul, nonostante non viva ad Atene da molto tempo, ha già capito le grandi differenze tra le zone della città che distano pochi metri l’una dall’altra. Exarchia è il quartiere dei giovani, che non ti giudicano per il colore della tua pelle o le tue origini. <<A loro vendo le sciarpe a 3 euro. A Kolonaki, dove abitano i ricchi, chiedo un po’ di più>>. Conosce già Aghios Panteleìmonas e gli agguati degli albadorati. <<Là è difficile ed è per questo che non esco più da Exarchia. Non è più come prima>>.

Abdul ha studiato economia. Sa fare molti lavori, come piccole riparazioni nelle case. E’ partito dall’India perché non poteva sopportare di essere disoccupato. Ci sono voluti sei mesi per arrivare in Grecia e per molti giorni è rimasto sulle montagne. <<Camminavo sempre con le stesse scarpe, che erano bucate, ma non potevo fare altrimenti. Devo la mia vita a una persona: mi ha aiutato quando io non ce la facevo più>>.

La sua giornata inizia alle 5 del mattino. <<Cosa posso fare amico? Ho bisogno di soldi>> risponde al mio sguardo sbalordito, visto che erano le due del mattino, ma lui aveva tra le mani le tre grucce con le sciarpe, i berretti e i braccialetti, pronto ad entrare al prossimo locale. Anche se sta per ore per strada, difficilmente i guadagni superano i 20 euro, che vanno divisi in tre parti. <<Per me, per i miei genitori in India e per l’Olanda>>.

Più passa il tempo, più capitano tragedie come quella di Farmakonisi, e l’immagine della Grecia come un paese europeo con pari diritti per tutti crolla. Abdul sapeva che la Grecia <<era un piccolo paese, senza lavoro e con un brutto atteggiamento verso i migranti>>. Ed è per questo che non voleva restare ma andare in Olanda.

Un anno fa è stato vittima di un attacco fascista al Fàliro. <<Ero al mare, quando all’improvviso si sono avvicinate dodici persone a bordo di sei moto e mi hanno circondato. Mi dicevano che ero pakistano e per questo mi avrebbero picchiato. Poco dopo hanno cominciato a pestarmi, mi hanno dato un sacco di botte. Sono stato accoltellato tre volte. Una sul collo e due sulle spalle>>. La polizia non è mai arrivata.

Abdul non va più al Fàliro. Non se ne va in giro spesso, perché lavora. Su e giù per le vie di Exarchia, alla ricerca della prossima comitiva. Cerca soprattutto ragazze, e porta sempre con sé uno specchietto. Prima che facciano in tempo a rifiutare, lui ha già fatto il primo nodo per le treccine sui capelli della futura cliente. <<La gente qui a Exarchia ci vuole bene. Sanno che sono povero ed è per questo che comprano. Questo mi rende più felice>> dice sorridendo. Non si sente a disagio. <<Mi aiutano, non provano pena per me. Quelli che mi fanno sentire male sono coloro che mi cacciano via senza neanche guardarmi>>.

La mancanza di rispetto la incontra quotidianamente. Anche quando si tratta di una questione di salute. <<Quando ero in Turchia alcuni giorni non avevo nulla da mangiare. Questo mi ha fatto ammalare>>. Stare così tanto a digiuno gli ha creato un problema allo stomaco. <<Devo mangiare lentamente per non provare dolore>>, dice. Gli ospedali dov’è stato non lo hanno accettato. Gli hanno detto che non aveva i documenti necessari…

Nonostante affronti quotidianamente le discriminazioni e il razzismo, Abdul ti sorride quando gli parli. Ti dà la sensazione di essere una persona senza problemi, che ha trovato in Grecia la propria Itaca. La verità però è diversa. La sua richiesta di non pubblicare la sua foto per paura che la polizia o gli albadorati lo trovino è il ritorno alla realtà: Abdul vive da due anni e mezzo nella paura, senza poter nemmeno distrarsi con una passeggiata sulla spiaggia, perché qualcuno potrebbe accoltellarlo…

di Kostas Papantonìou

Fonte: 3pointmagazine.gr

Traduzione di AteneCalling.org

Aggiornamento: poco tempo dopo la pubblicazione dell’articolo, Abdul è stato fermato dalla polizia. I poliziotti gli hanno sequestrato i documenti e mille euro che era riuscito a mettere da parte, oltre a tutta la sua merce. Ora ha un mese di tempo per andarsene dalla Grecia, altrimenti finirà in carcere.

Redazione di AteneCalling.org

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