Armi chimiche siriane: un esperimento pericoloso in estrema segretezza

 

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Dai primi giorni di luglio in un punto imprecisato delle acque internazionali del Mediterraneo poche miglia ad ovest delle coste di Creta si sta svolgendo a bordo della nave americana Cape Ray l’operazione di «neutralizzazione» dell’armamento chimico della Siria. Le sostanze trasferite a bordo della nave come il gas mostarda o il Sarin sono particolarmente tossiche, i funzionari competenti usano come pretesto il segreto militare e si rifiutano di fornire informazioni sufficienti mentre gli scienziati esprimono grossa preoccupazione per la possibilità di incidenti.

L’operazione, che scientificamente viene definita «idrolisi», viene svolta sotto l’esclusiva responsabilità della marina militare americana e in acque internazionali per garantire l’immunità dalla giurisdizione delle legislazioni nazionali, anche in rrelazione alle zone economiche esclusive. Questo diritto è stato «trasferito» all’esercito americano dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (che collabora con l’ONU) che coordina anche l’operazione di trasferimento delle sostanze chimiche dalla Siria nei punti e nei luoghi decisi dalla stessa organizzazione per renderli inerti.

Molti scienziati sottolineano che il metodo dell’idrolisi è più precario e meno efficace della pirolisi e diventa ancora più pericoloso quando se effettuato su una nave: primo, perché è il primo tentativo di svolgere questa operazione in mare senza precedenti tentativi, secondo, perché l’operazione è influenzata dalle condizioni metereologiche che non sono mai stabili. Una piccola perdita di qualcuna delle sostanze custodite sulla Cape Ray può provocare una catastrofe dalle proporzioni inimmaginabili. Un litro di Sarin potrebbe uccidere migliaia di persone…

Conseguenze imprevedibili in caso di incidente

Questi pericoli si moltiplicano se si prende in considerazione il fatto che con questo procedimento, che durerà più di due mesi, verranno trasferite a bordo della nave più di 700 tonnellate di queste sostanze chimiche. Tutti sono d’accordo che in caso di incidente le conseguenze, sia sugli esseri umani che sull’ambiente, saranno incommensurabili, visto che che il Mediterraneo è un mare chiuso. Tutto ciò ha provocato dure reazioni e mobilitazioni in tutto il bacino del Mediterraneo e principalmente da parte di organizzazioni ed enti in Grecia, in Italia, a Malta e in Francia.

Altrettanto serio il problema della collocazione dei rifiuti dell’idrolisi, che sono molto tossici. Nonostante le rassicurazioni dei funzionari della marina americana sulla sicurezza dell’operazione di trasporto dei rifiuti nei vari paesi in cui verranno neutralizzati, la preoccupazione per un’eventuale perdita di sostanze chimiche nel Mediterraneo è molto grande.

La pianificazione di tutta l’operazione, la scelta della zona in cui effettuarla, le risposte vaghe e indeterminate sulla sicurezza dei procedimenti, il rischio elevato, la segretezza che avvolge le operazioni, avvalorano l’idea che gli USA e i soci della NATO abbiano trovato nel Mediterraneo e in particolare in quella zona una discarica ideale…

Abbiate fiducia in noi perché siamo un’organizzazione indipendente…

Come ha recentemente dichiarato l’OPAC attraverso il direttore generale Ahmet Üzümcü, la prima fase dell’operazione è in dirittura d’arrivo. La Siria ha già consegnato all’organizzazione incaricata dall’ONU il 92% delle 1.300 tonnellate di armi chimiche che aveva dichiarato alla comunità internazionale in base all’accordo dell’autunno 2013 tra Russia e USA.

La seconda fase consiste nel trasferimento delle sostanze chimiche pericolose a bordo della nave Cape Ray cui seguirà il procedimento di idrolisi a bordo nelle acque internazionali tra Creta, Sicilia e Malta. A chi chiedeva maggiori informazioni sul procedimento in questione e sui pericoli che questo poteva nascondere, Dominic Anelli, capo dell’Unità di Neutralizzazione delle Sostanze Chimiche dell’OPAC e responsabile dell’operazione a bordo della Cape Ray, ha risposto che l’operazione costituisce segreto militare e che non poteva fornire risposte concrete oltre a quanto già reso noto. Ha anche assicurato che nulla finirà in mare e che bisogna…avere fiducia nell’OPAC, che è un ente indipendente.

…ma in caso di incidente non abbiamo responsabilità

Ma l’addetto stampa dell’OPAC Luan ha rivelato per la prima volta che, in caso di mare mosso o altre necessità, la Cape Ray attraccherà in un porto croato. Ciononostante questo scenario sembra essere poco logico e secondo alcune informazioni, in caso di necessità, la nave non si dirigerà verso la lontana Croazia ma verso la vicina base di Suda.

I rappresentanti dell’OPAC hanno sottolineato che l’Organizzazione non avrebbe alcuna responsabilità in caso di incidente e che la responsabilità sarebbe esclusivamente della marina militare USA. Sostengono che a bordo della Cape Ray sono state ripetutamente svolte prove con esito positivo, ma fino a oggi non è stato verificato se le sostanze chimiche custodite nei container sono veramente quelle riportate sulle etichette e se sono in condizioni tali da poter essere trattate in sicurezza.

Molte le preoccupazioni degli scienziati

Come sottolinea su UNFOLLOW il professor Nikos Katsaròs, ricercatore del Centro Nazionale per la Ricerca Democrito ed ex Presidente dell’Unione dei Chimici Greci, «tutto ciò che è stato riferito dall’Organismo indipendente dell’ONU per la Proibizione delle Armi Chimiche è in piena contraddizione con i due fondamentali principi dell’ONU e dell’UE – la prevenzione e la cautela. Nessuno dei paesi coinvolti – Grecia, Italia, Malta – può prendere misure preventive o cautelative perché non sono noti il luogo e i tempi dell’operazione, la costituzione delle sostanze chimiche, ecc. Fino a oggi le autorità competenti del ministero degli interni e della difesa non hanno fornito alcuna informazione sul tipo e sulle quantità di sostanze chimiche che devono essere trattate con il metodo dell’idrolisi a bordo della nave USA Cape Ray e sugli eventuali pericoli, né hanno fornito alcuna informazione sulle sostanze chimiche che devono essere trasferite in altri paesi per essere distrutte e sui pericoli durante le operazioni di trasbordo e di trasferimento…».

Da parte sua, il professor Ghiorgos Zouganelis, durante un’intervista al giornalista Ghiorgos Sachinis a Radio 98,4 ha detto tra le altre cose: «Il numero delle tonnellate delle sostanze chimiche è come un ascensore. Sale e scende. Nel frattempo ciò che accade sulla nave è noto solo ad alcuni testimoni fidati. Voglio evidenziare il fatto che la distruzione delle armi chimiche viene eseguita manualmente con grossi margini d’errore. Il funzionamento di due reattori per l’idrolisi nello stesso momento sulla nave raddoppia il rischio di errori, e mi preoccupa il fatto che il reattore non ha doppie pareti. I rischi ci sono a causa della sottile protezione di materiale acrilico per la protezione del sistema di dialisi delle bombe a bordo della Cape Ray anziché di un muro con doppie pareti e un sistema automatico di aerazione, come dovrebbe essere. Con così tante migliaia di bombe che saranno presenti sulla nave la mancanza di sistemi automatici durante l’idrolisi è un una crepa nella sicurezza».

Il professor Zouganelis ha invitato il Coordinamento per le Armi Chimiche siriane, cioè l’organo collettivo creato per coordinare le manifestazioni di protesta, a inviare immediatamente una petizione alla Corte Suprema [Areios Pagos, n.d.t.] e ai responsabili. «In caso di incidente, con la legge sulla responsabilità dei ministri che punisce chi mette a rischoi la responsabilità di aver messo in pericolo la vita e l’economia del paese, non ci deve essere nessuna copertura. Matematicamente la probabilità che accada un incidente è molto alta. Sempre matematicamente anche la probabilità di coperture in caso di incidente è molto alta, perché la segretezza dell’operazione offre le condizioni necessarie».

Il tipo e la quantità delle sostanze chimiche

L’OPAC ha fornito elementi sul tipo e sulla quantità delle sostanze chimiche che verranno neutralizzate sulla Cape Ray, sia sulle sostanze che verranno prodotte durante l’idrolisi sia su quelle che verranno trasportate in Inghilterra, Irlanda, Finlandia e USA per ulteriori procedimenti e per la distruzione finale. Dopo il bando di una gara internazionale due compagnie, la finlandese Ekokem OYAB e l’americana Veolia Enviromental Services Technical Solutions LLC, si sono aggiudicate le sostanze chimiche e i prodotti risultanti dalla loro neutralizzazione.

La Ekokem riceverà le sostanze chimiche per trattarle e distruggerle nel sud della Finlandia: 30 tonnellate di trimetilammina (tossica, corrosiva), 60 tonnellate di trimetil fosfato (irritante, tossico), 5 tonnellate di bimetil fosfato (irritante, tossico), 40 tonnellate di monoisopropilamina (irritante, tossica), 5 tonnellate di etil diisopropilammina (irritante, tossica), 155 tonnellate di 2-cloroetanolo (irritante, tossico, letale in caso di inalazione o ingestione), 5 tonnellate di 1-butanolo (irritante, tossico), 3 tonnellate di metanolo (mediamente tossico), 50 tonnellate di esametilentetrammina (infiammabile, irritante), fosfosolfuro di metile etile (soluzione acquosa – infiammabile, irritante), 130 tonnellate di soluzione acquosa fluoridica (tossica, irritante).

La Veolia Enviromental Services Technical Solutions LLC riceverà le seguenti sostanze chimiche che verranno trasferite a Port Arthur in Texas per essere trattate e sepolte: 60 tonnellate di acido fluoridico (irritante, tossico, letale in caso di inalazione o ingestione), 10 tonnellate di fosforo (irritante, tossico), 30 tonnellate di tricloruro di fosforo (tossico), 15 tonnellate di cloruro di fosforile, 45 tonnellate di acido cloridico (irritante, tossico).

I componenti del gas Sarin e del “gas mostarda” (Iprite) saranno trasportati a bordo della Cape Ray per essere neutralizzati mediante idrolisi.

Perché è stato scelto il Mediterraneo

Inoltre nella relazione della Commissione dell’ONU vengono riportati anche i reali motivi che hanno portato alla scelta del Mediterraneo: non solo perché è un mare chiuso e di solito calmo, non solo perché vicino alla Siria o perché altri paesi si sono rifiutati di rischiare una catastrofe ambientale, ma anche perché la Cape Ray potrà neutralizzare le sostanze chimiche ovunque come unità trasportabile. La collocazione di un’unità di neutralizzazione delle armi chimiche sul territorio continentale costa circa cento milioni di dollari e le spese di manutenzione sono enormi e può rimanere inattiva per molto tempo.

Dunque è per questo che qui avviene il grande esperimento e così si spiega l’interesse degli USA. Se quest’operazione avrà successo, verrà adottato il metodo dell’idrolisi a bordo e il Mediterraneo diventerà il luogo per la neutralizzazione; contemporaneamente aumenteranno i rischi di incidenti.

Di Nikos Tsakanikas

Da UNFOLLOW n.32 agosto 2014 pp. 104 – 110

 

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