Atene. La lotta contro i CIE deve essere europea

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Resistenze Meticce ha partecipato al diciottesimo Festival Anti-Razzista di Atene (4-5-6 luglio) intervenendo nel dibattito “From Lampedusa to Pharmakonisi: Detention centers, police stations, “dissuasive” policies in Europe’s Fortress”.

La discussione é stata aperta da Nasim della Rete per i Diritti Politici e Sociali di Migranti e Rifugiati (Dyktio) e ha visto interventi di realtá di movimento e ONG. Ruiz-Kazim della comunitá afghana in Grecia ha spiegato le cause che spingono le persone a lasciare il suo paese, raccontando la durezza del viaggio e delle condizioni di vita una volta giunti in Grecia. Demetra Spatharidou di Amnesty International ha parlato dei costi incredibili sostenuti dai governi europei per alimentare la guerra all’immigrazione clandestina e degli effetti lesivi dei diritti umani dell’esternalizzazione dei controlli di frontiera e della gestione poliziesca dei flussi. Giansandro di Resistenze Meticce ha raccontato le trasformazioni dei controlli di frontiera a Sud di Lampedusa in seguito alle stragi dello scorso autunno e le mobilitazioni dentro e fuori i CIE che durante tutto quest’anno hanno chiesto con forza di mettere fine alla detenzione amministrativa dei migranti.

Spyros di A.K. Atene (Anti-Autoritari in Movimento) ha sottolineato come intorno ai CIE esista un forte business che spinge per la privatizzazione di queste strutture, sostenendo che la detenzione amministrativa rischia di essere estesa a nuove categorie sociali che si trovano in situazioni legali incerte (ad esempio i debitori, che in Grecia potrebbero essere reclusi in strutture specifiche in un futuro prossimo). George Tsarpopoulos dell’UNHCR Grecia ha focalizzato il suo intervento sul prolungamento – illegale secondo le leggi greche ed europee – della detenzione dei migranti oltre i 18 mesi, affermando che i CIE sarebbero dovuti essere uno strumento eccezionale e invece sono stati del tutto normalizzati all’interno delle politiche migratorie di tutti gli Stati europei. Infine, due attiviste delle Iniziative Anti-Razziste e Anti-Fasciste di Corinto e Samos hanno denunciato la detenzione di migliaia di rifugiati nei CIE greci (soprattutto afghani, eritrei e, secondo modalitá differenti, anche siriani), sottolineando come la lotta contro questi lager non é solo per i migranti, ma riguarda la libertá e la dignitá di ognuno di noi.

Tutti gli interventi delle realtá di movimento hanno affermato chiaramente la necessitá di portare la lotta contro i CIE oltre i confini locali e nazionali. Soltanto combattendo nello spazio europeo é possibile pensare di praticare l’obiettivo della chiusura di tutti i lager per migranti. I CIE, infatti, costituiscono un nodo fondamentale delle politiche europee di contrasto dei flussi migratori e sono apparsi in tutti gli Stati membri come presupposto inderogabile dello stesso processo di integrazione. Per chiudere i CIE, quindi, é necessario ribaltare l’architettura politica e istituzionale che ha assunto l’UE, senza illusioni sovraniste di ritorno agli Stati nazionali, ma con la consapevolezza che nell’Europa che vogliamo non c’é spazio per le frontiere, per il razzismo o per i lager per migranti.

La sfida che i movimenti hanno davanti é avviare un confronto su scala europea, con l’obiettivo di creare dispositivi organizzativi transnazionali e identificare obiettivi strategici comuni per la chiusura dei CIE. Anche questa lotta, infatti, o sará europea, o non sará.

di RM_Resistenze Meticce

Foto tratta da vice.com/gr

Fonte: DINAMOpress

Presentazione del progetto RM_ResistenzeMeticce

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