Atene: viaggio nei Collettivi di Lavoro Solidali

Non gli piace l’espressione padroni di sé stessi, perché cercano di superare i rapporti convenzionali tra padrone ed impiegato attraverso collettivi orizzontali, senza proprietà né profitto. Non vogliono essere chiamati soci, ma co-lavoratori. “Una cosa è l’autogestione sociale, un’altra l’impresa”, scrivono. Non hanno differenziazioni, ma vengono pagati col medesimo stipendio per lo stesso lavoro.
Di norma non ci sono dividendi. Ciò che rimane dopo il versamento dei salari ritorna nella cassa comune a sostenere altri progetti solidali. Nessun velleitarismo di essere isole di libertà nel mare del capitalismo, ma, semplicemente, l’ambizione di creare reti di cooperazione e resistenza all’economia di mercato. Figli della necessità della sopravvivenza e del sogno di una società senza sfruttamento, i collettivi di lavoro nascono, si organizzano, si sostengono, resistono e crescono contro i memoranda, la povertà e la disoccupazione.
Domenica sera, alla casa sociale “Mesopotamia” a Moschato (zona periferica di Atene, n.d.r.), un movimento di cittadini attivo da più di otto anni su temi ambientali e sociali si è presentato sotto forma di sette compagini, tra collettivi di lavoro e cooperative solidali. Tutti nati sotto il segno della crisi, dal più vecchio Caffé Pagkaki (“la panchina”, n.d.r.) di Koukaki (zona di Atene, n.d.r.), giunto quasi al terzo anno di vita, sino alla più giovane Sesoula (“la cucchiaiata”, n.d.r.), una social grocery inaugurata appena 15 giorni addietro ad Exarchìa.
Questi gruppi si articolano giuridicamente come cooperative sociali o civili, ispirandosi ai principi dell’economia solidale, nel rispetto del produttore, del consumatore e dell’ambiente; parallelamente, non rinunciano a considerarsi come veri e propri esperimenti di ridefinizione dei rapporti di lavoro e di produzione.
Sono riusciti a creare una rete basilare di autosostegno, e mirano ad espanderla. “Quando si guasta il computer lo ripariamo qua di fronte, da Prisa (“presa elettrica”, n.d.r.)”, dice Ilias di Syn Allois, una Cooperativa di economia solidale di Thissio. Le Edizioni dei Colleghi pubblicano libri dei collettivi e coi proventi sostengono le lotte sociali e le stesse cooperative. “Oltre alla sopravvivenza economica e il superamento degli ostacoli burocratici, la grande scommessa da vincere è sui rapporti umani”, dice Lola del caffè sociale Perivolàki (“l’Orto”, n.d.r.) di Kato Petralona (Atene), fondato per lo più da licenziati nel settore dei media. “Se vuoi rimanere nel collettivo, devi rimpicciolire il tuo ego”, aggiunge Eugenia del Pagkaki, nello spiegare il funzionamento delle assemblee e del consenso collettivo sulle decisioni da prendere, del senso dell’unanimità sulle attività da svolgere: “dal caffè da servire, sino a come organizzarsi in occasione degli scioperi generali”.
Leilimlei è un collettivo tutto particolare. E’ multinazionale, oltre ad essere un ristorante e centro multiculturale di Gkyzi (Atene). Aperto circa un anno e mezzo fa da cinque rifugiati politici turchi, vi partecipano tre greci, due kurdi, un turco ed un serbo. “Ho preso l’idea dal Collective Courier, creato da colleghi membri delle associazioni di base dei motociclisti”, dice Qamil. “Non è solo una proposta di sopravvivenza, ma un’azione anche filosofica ed anticapitalista”. Ogni mercoledì c’è la proiezione di un film, gratis, con annessa discussione. Ogni giovedì si svolgono i corsi di lingua turca, e al contempo si organizzano manifestazioni sulla situazione politica turca e kurda.
Le caratteristiche comuni di questi collettivi lavoranti sono i prezzi bassi e la qualità alta di servizi e prodotti. Per ora, purtroppo, solamente Pagkaki riesce a sostenersi efficientemente da un punto di vista economico, coprendo tutti i suoi lavoratori. Gli altri dividono tutto in base a salari orari prestabiliti, coprendo i bisogni di vita di chi ha più bisogno, dando priorità a chi ha necessità impellenti e applicando principi di solidarietà dentro ai collettivi. Le parole difficoltà, esperimento e speranza sono quelle che appaiono con più frequenza sulle labbra dei nostri interlocutori, insieme al sorriso e allo sguardo bello e tipico di chi si riconosce nella condivisione della stessa scommessa per un modo diverso di vivere e lavorare. 
di Afroditi Tziantzi

Linkografia:
“Pagkaki” http://pagkaki.org/
“Leilim Lei” http://www.leilimlei.gr/
“Le edizioni dei colleghi”  ekdoseisynadelfwn.wordpress.com
Collettivo di lavoro per la tecnnologia “Stin Priza” http://stinpriza.org/
Cooperazione di economia solidale “Syn Allois” synallois.org
Azione di Cittadini Messopotamia –  Mesopotamia.gr

tratto da: http://www.efsyn.gr/?p=19309
traduzione a cura di AteneCalling

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