Avvocati a caccia di nazisti

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Il loro rapporto alla Corte Suprema è stato determinante affinché il pogrom “sconosciuto” di Alba Dorata venisse incluso nel voluminoso fascicolo dei GIP incaricati del caso.

Gli avvocati Takis Zotos, Thanassis Kabaghiannis e Kostas Skarmèas sono riusciti nel loro intento adducendo prove ed elementi che hanno già portato all’identificazione di una persona che collega Alba Dorata al pogrom contro i migranti avevnuto nel maggio 2011.

La lotta dei tre avvocati contro il fascismo scaturisce.. dal loro patriottismo. Hanno ricevuto indirettamente delle minacce dagli albadorati, ma non smettono di offrire gratuitamente i loro servizi legali ai migranti e alle vittime di attacchi razziali. Insieme ad altri colleghi si sono costituiti Parte Civile del movimento antifascista nel processo contro Alba Dorata (http://jailgoldendawn.wordpress.com).

«Siamo contenti di annunciare anche pubblicamente che nel processo contro Alba Dorata ci costituiremo parte civile. Gli atti processuali sono molto vaghi e ci vorrà molto lavoro» hanno detto al giornale “Ethnos tis Kyriakis”. Tra l’altro i “pubblici accusatori” di Alba Dorata danno anche il loro “verdetto”: «Con l’azione del movimento antifascista e con la vigilanza della maggioranza democratica, crediamo che il nostro obiettivo diventerà realtà: i leader di Alba Dorata e tutti i membri che hanno commesso dei reati saranno messi definitivamente in carcere» concludono.

«La leadership di Alba Dorata è l’essenza dell’organizzazione criminale» sottolineano gli avvocati Takis Zotos, Thanassis Kabaghiannis e Kostas Skarmèas.

Siete gli avvocati che vogliono «mettere in galera Alba Dorata». Credete davvero che i  deputati e i membri dell’organizzazione dovrebbero stare dietro le sbarre?

Non siamo solo noi a volere la leadership di Alba Dorata in carcere. Sono i milioni di antifascisti e ogni cittadino democratico, sono le centinaia di vittime della loro violenza che esigono che i neonazisti vengano puniti per le loro azioni criminali. La leadership di Alba Dorata ha mostrato sin dalla sua apparizione di essere un’organizzazione criminale neonazista. Il suo atto “costituente” è stata la bomba messa al cinema “Elli” dal suo “capo” Nikos Michaloliàkos [10.3.1978, al Cinema “Elli” durante la proiezione del film sovietico “Arcobaleno”. 18 spettatori sono rimasti feriti, tre gravemente, n.d.t.]. Dal 1992 fino al 2007 sono stati registrati centinaia di attacchi. Tutti gli esponenti di spicco di allora, Kousoumvrìs, Zafiròpoulos, Androutsòpoulos o “Perìandros” – sarebbe a dire i Kassidiaris e i Panaghiòtaros di allora – sono stati condannati per lesioni personali gravi e tentato omicidio come capi delle squadracce.

La foto pubblicata dal giornale “Ethnos tis Kyriakis” è stata utilizzata come materiale probatorio dagli avvocati sul pogrom contro i migranti nel maggio 2011.

Voi come giuristi credete che Alba Dorata sia  oltre ogni dubbio un’organizzazione criminale e che le imputazioni siano fondate? 

Ormai sappiamo, dopo un’esperienza pluriennale, che tutti gli attacchi dei vari gruppi (squadracce) di Alba Dorata sono avvenuti  e avvengono tuttora previa progettazione, controllo e approvazione della leadership, che è l’essenza dell’organizzazione criminale. Alba Dorata dispone di un’organizzazione di tipo militare, con una struttura del tutto gerarchica. Impone l’assoluta disciplina e obbedienza all’esecuzione degli ordini dei superiori e del “Capo”. Allena i suoi membri con esercizi di tipo militare. Ha un’ideologia nazista. Organizza ed esegue ogni tipo di aggressioni violente, omicidi e tentati omicidi, lesioni personali gravi contro chiunque creda sia un ostacolo sulla sua strada: i militanti del movimento sindacalista e della sinistra, gli antifascisti, i migranti e chiunque sia “diverso”. Si equipaggia e fornisce ai suoi membri ogni tipo di armi per compiere questi reati.

Alba Dorata assicura che le persecuzioni sono politiche e che la maggior parte dei giuristi non è d’accordo con la gestione del caso da parte della  Corte Suprema. 

L’imputazione contro Alba Dorata non ha motivazioni politiche – se con ciò si intende che il governo voleva e cercava la sua imputazione – anzi, è assolutamente il contrario. Oggi sappiamo che uomini del governo come Baltakos e i loro giornalisti stavano cooperando con Alba dorata. Nea Demokratìa aveva flirtato con l’idea della cooperazione con un’Alba Dorata più “seria” fino all’omicidio di Pavlos Fyssas. Ma l’attività criminale di Alba Dorata ha provocato rabbia nelle persone. L’omicidio di Pavlos Fyssas è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’incontro del movimento antifascista e delle mobilitazioni dei lavoratori durante le manifestazioni dei giorni successivi all’omicidio di Palvos Fyssas è stato esplosivo. Di fronte a questo pericolo, il governo ha scelto di distanziarsi da Alba Dorata e di lasciare che la giustizia si occupasse del caso, abolendo così la pluriennale immunità di cui godeva questa banda di criminali.

Avete presentato un rapporto alla Corte Suprema affinché anche il pogrom contro i migranti venisse incluso negli atti processuali dopo l’omicidio di Manolis Kantaris, nel centro di Atene. Perché non era stato già incluso? Quali sono le lacune che avete individuato durante l’investigazione del caso? 

Il pogrom del Maggio 2011 è avvenuto letteralmente “sotto il naso” della polizia e con la sua piena tolleranza. Nonostante un morto e decine di feriti, nonostante siano stati pubblicati video, decine di foto (le più rilevanti pubblicate dal giornale “Ethnos”) e testimonianze che confermavano i reati e il ruolo centrale di Alba Dorata, non è stata svolta nessuna indagine preliminare e nessuna autorità investigativa o giudiziaria li ha visti o interrogati. Perciò ci sono lacune molto grandi. Con il nostro rapporto abbiamo voluto raccogliere tutto questo materiale sparso, i nomi dei testimoni oculari, i video e le foto per metterlo a disposizione della Procura della Corte Suprema.

In seguito al vostro rapporto i GIP incaricati del caso hanno incluso anche il pogrom tra gli atti processuali. Cosa significa questo a livello pratico e a che punto siamo oggi?

Siamo contenti che le autorità giudiziarie stiano investigando sull’orgia di violenza razzista messa in atto dai neonazisti nel maggio 2011 sfruttando la morte di una persona uccisa ingiustamente, Manòlis Kantàris. Le GIP ovviamente hanno possibilità di cui noi non disponiamo: chiedere il fascicolo dell’omicidio di Alim Abdul Aman, del ventunenne del Bangladesh ucciso il 12.5.2011 e sapere i nomi delle 40 persone fermate quel giorno. Chiedere agli ospedali i nomi di tutte le vittime lì ricoverate. Ottenere dai media i video completi di quel pogrom. E ovviamente proseguire con l’identificazione e l’arresto degli autori del pogrom, che davano la caccia con il coltello in mano a esseri umani colpevoli solamente di essere migranti e di avere la carnagione scura.

Siete stati in pericolo o siete mai stati minacciati – voi o persone a voi care – durante la vostra attività antifascista? 

Le minacce contro di noi erano coperte, ma scoperte verso altri. Ad esempio a Petros Konstantinou, coordinatore di KEERFA, hanno scritto davanti al suo ufficio “Petros morirai”. Dalla nostra esperienza però, le minacce dei fascisti di solito assumono due forme: da una parte aggressioni vigliacche di molti contro uno (di solito migranti) di notte, dall’altra denunce contro chiunque ostacoli la loro “opera”, una vera e propria industria di denunce, l’ultimo esempio è la denuncia contro il giornale “Ergatiki Allileghii” [Solidarietà Operaia, n.d.t.]; il  processo sarà il 12 giugno.

Processi a sfondo razziale

L’omicidio di Pavlos Fyssas cambia la sceneggiatura. 

Avete partecipato anche ad altri processi contro reati a sfondo razziale, come quello dell’omicidio di Luqman a Petralona. Quale è stato  l’atteggiamento del tribunale? È cambiato qualcosa dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas? 

L’esperienza del processo Luqman è stata rivelatoria. È iniziato con una sentenza che sostanzialmente accettava che l’omicidio era avvenuto per futili motivi. Si è concluso con il PM che ha dovuto riconoscere che l’unico motivo era la “diversità” della vittima. È stato determinante il fatto che Sehzad Luqman era già diventato il simbolo del movimento antifascista e la presenza in tutte le riunioni del tribunale dei genitori di Sehzad Luqman e di centinaia di antifascisti. L’omicidio di Pavlos Fyssas cambia la sceneggiatura nell’atteggiamento della giustizia. Ad esempio è stato condannato un membro delle squadracce di Alba Dorata per tentato omicidio e per un incendio doloso a Metamorfosi, altri albadorati sono stati condannati per l’incendio doloso dei negozi dei migranti in Piazza Amerikìs ecc . C’è però ancora molta strada da fare.

Di Maria Psarà – Lefteris Bintelas

Foto: Charis Ghikas

Fonte: ethnos

Traduzione di AteneCalling.org

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