Chiudere ERT per una Grecia più stupida e obbediente

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Su ordine di Samaras, la Grecia è l’unico paese che non ha una Televisione Pubblica. La decisione è stata presa con un “decreto legge” perché ormai non c’è un re che possa firmare dei decreti regali e Pattakos [dittatore greco, n.d.t] è in età troppo avanzata per essere nominato ministro e occuparsi dell’impresa difficile che (ahimè) dovrà essere realizzato da Simos Kedikoglou.

Al volo, con una dichiarazione breve, il ministro competente ha annunciato la chiusura di ERT perché non pesi più sul popolo greco e affinché si apra una nuova televisione pubblica piena di salute e felicità. Prima di tutto anche questi mujahedin del neoliberalismo, anche quelli che vogliono che l’unico settore pubblico che rimanga siano le tasse da pagare, devono condannare questa deviazione costituzionale. Prima di passare alla sostanza del “caso ERT” dobbiamo tutti renderci conto che la decisione di Samaras non aveva la maggioranza né in parlamento né nella società. Anche gli altri due partiti del governo hanno dichiarato che non sono d’accordo. Dove si trova, quindi, la legittità di questa decisione?

Dal pomeriggio di martedì, quelli che desiderano che anche il proprio funerale sia a spese pubbliche, sono usciti per accusare ERT e per sottolineare la necessità della sua abolizione, insieme a tutto il settore pubblico. È impressionante che proprio coloro che hanno creato la situazione che c’è nel settore pubblico e dentro ERT usino questa situazione come un’argomentazione per l’abolizione di tutto. Non per costruire delle cose.

ERT si trova in diretta da poche ore senza un intervento governativo e si è trasformata in un canale libero che entusiasma la gente. Con il tentativo di chiuderla hanno mostrato come può essere ERT e come la desidera la gente. Hanno annullato tutta la loro argomentazione.

Ma andiamo alla sostanza dell’argomento “ERT”. Sono passato da ERT per due brevi periodi, venendo da canali privati. La prima volta sono stato cacciato via dal ministro Rousopoulos e la seconda da tutti quelli di via Mourouti. Non sono stato mai un impiegato di ERT e la maggior parte dei miei programmi sono usciti dopo una serie di tentativi di censura e di ostacoli. Sono andati in onda però. Quelli che non sono stati trasmessi hanno dato l’impressione alla gente che qualcuno usa uno spazio pubblico che appartiene a tutti, e viene pagato da tutti, per motivi politici. Ed è proprio questo che non vogliono per ERT. Non la sua indipendenza, ma il pensiero che fa nascere ad ognuno di noi che abbiamo diritto ad un’informazione indipendente e che questo diritto è obbligata ad offrirlo la Televisione e la Radio pubblica. Non vogliono che esista questa richiesta e ancora di più non vogliono che qualche giorno ciò accada.

ERT è stata da sempre terreno di interventi governativi, un giardino dove fiorivano tutte le piantine dei partiti e trovavano vero rifugio tutti i miserabili della professione. ERT però non è miserabile. Era migliore dai canali privati. La prova ormai si trova di fronte a noi. Hanno funzionato per poche ore i giornalisti come liberi e hanno mostrato cosa sono capaci e cosa vogliono fare.

ERT non è stata solamente una “serra” di favori politici, ma anche un campo di ladri. La maggior parte delle amministrazioni hanno rubato tramite le produzioni, creando delle produzioni di falso alto costo, con persone proprie, mettendo in tasca milioni e promuovendo, per così dire, un profilo “modernizzato” con la Eurovision e il calcio. Questi casi pendono già di fronte alla giustizia e diversi membri delle vecchie amministrazioni sono stati condannati. Ma tutto questo non è stato fatto dal personale di ERT, ma dalle amministrazioni e dai capi politici.

Gli introiti di ERT proviene dalla troppo discussa tassa e non dalla pubblicità. I media shop non danno a ERT la pubblicità di cui ha diritto per colpa del suo audience, tenendo questo fondo per i loro amici dei canali privati. Nessuna delle Amministrazioni di ERT ha mai cercato di fermare questa ingiustizia. Quando poi in passato ci sono state delle persecuzioni contro le agenzie che calcolano l’audience per i calcoli falsi che nuocevano a ERT, l’amministrazione di ERT ha deposto al procuratore a favore della società di calcolo dell’audience e l’ha assolta.

Per questo, quindi, la maggior parte degli introiti proviene dalla tassa a favore di ERT, inclusa nelle bollette della società elettrica. Se non sbaglio si tratta di 50 euro all’anno per ogni cittadino. Viene data l’impressione, però, che ERT sia l’unico canale televisivo che paghiamo. La verità è che paghiamo tutti i canali. Quando un prodotto viene pubblicizzato nella tv privata, c’è un costo. Questo costo le società lo mettono sul cliente, cioè lo spettatore. Quindi noi paghiamo tutti i canali, a prescindere dal fatto che li seguiamo o meno.

Al coltempo ERT perde denaro. È l’unico canale che copre le missioni all’estero con grande costo e poi offre queste immagini ai canali privati a basso costo, grazie alla decisione dei suoi superiori politici finalizzata a favorire i proprietari di quei canali. Il signor Samaras, e ogni Samaras, obbliga ERT a viaggiare insieme a lui all’estero, a coprire tutte le sue attività e a dare poi l’immagine a tutti gratis, cioè a tutti canali privati, per garantire la sua promozione.

ERT con il costo dei ripetitori trasmette in tutto il paese e all’estero. Là dove nessun proprietario di canali televisivi non investe per nulla, perché non è conveniente. Là dove vivono i nostri nonni dimenticati. I governanti non riescono proprio a capire perché la gente che non segue ERT si è ribellata per fare in modo che non chiuda. Perché ognuno di noi riconosce che là è nascosta la speranza di cambiare la condizione miserabile in cui si trovano i media. Perché l’esistenza di ERT crea sempre la richiesta di un’informazione pubblica, indipendente e di qualità, anche se non la offre quanto dovrebbe. Se chiude ERT, la Grecia viene data in pasto ai proprietari dei canali. Si crederà che è fatta di Manolidou [personaggio televisivo e moglie di Adonis Georgiadis di Nea Dimokratia, n.d.t], di Pretenderis (giornalista pappagallo di Mega Channel) e di pettegolezzi.

Anche coloro che seguono i sub-prodotti miserabili della televisione privata, dentro di loro sanno che la televisione pubblica può essere l’alternativa alla loro televisione.

Sì, ERT non è come la vorrei, né come la vogliono i greci. Ma solo là si può vedere un’altra Grecia, i paesi greci, cosa succede nel mondo o quello che non mostra la televisione privata. Solo su ERT puoi seguire Avgeropoulos [uno dei migliori giornalisti-documentaristi greci, n.d.t],  programmi come “Kouti tis Pandoras” che fanno vedere cosa sta succedendo in questo pianeta. Altrimenti rischi di credere che la Grecia sia scema, bionda e di cognome faccia Bobolas [uno dei più grandi appaltatori greci, proprietario di media, n.t.d.].

Accanto a tutto questo, ovviamente, c’è anche la loro ossessione disgustosa che diventa un tradimento. Vogliono che niente sia pubblico. Le telecomunicazioni, l’energia, l’informazione, le risorse, tutti i settori nevralgici vengono privatizzati da coloro che, per il resto, si presentano come patrioti. E la loro argomentazione è che il settore pubblico, quello che loro stessi hanno creato, è un mostro. Ma non vogliono cambiarlo. Il signor Kedikoglou, che ha annunciato una nuova ERT meritocratica, ha assunto come responsabile di comunicazione di ERT una signora con un’esperienza precedente alla Radio Aliveri [radio locale, di una piccola città in Eubea, n.d.t] e presso una squadra di calcio di Eubea. Insieme a lei, alcune decine di consulenti e giornalisti “esperti”. Sono questi soggetti coloro che oggi si lamentano per il personale in eccesso.

Tra poco non rimarrà nulla del settore pubblico. Le scuole saranno private. Gli ospedali anche, perché quelli pubblici li stanno lasciando morire. Le frequenze di ERT saranno date alla nuova generazione di proprietari di canali che è amichevole verso il loro ambiente, come anche l’archivio storico di ERT che ha un valore di miliardi.

Loro, però, potranno andare negli ospedali privati, manderanno i propri figli nelle scuole private e godranno del sostegno dei proprietari di canali privati che hanno favorito. Se tutto questo è uno stato moderno e non di barbari, allora date l’ERT a Adonis Georgiadis per fare le televendite, così non corre in “negozi” privati. Dieci kili di libri a 2 euro. Questa è la Grecia che vogliono.

di Kostas Vaxevanis

Fonte: koutipandoras

Traduione di Atene Calling

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