CIE: grave strappo giuridico

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Il recente parere No 44/2014 del Consiglio Legale di Stato, attraverso cui si sancisce la detenzione per gli stranieri che aspettano il rimpatrio verso il loro paese di origine, potrebbe essere esteso con l’imposizione del soggiorno obbligatorio in una zona di detenzione fino alla effettiva deportazione dello straniero.  Questa misura è purtroppo uno strappo giuridico che istituzionalizza non solo la detenzione a lungo termine dei migranti sotto rimpatrio obbligatorio, ma che  allunga la detenzione a tempo indeterminato finché non si attua la deportazione .

Secondo le disposizioni dell’articolo 76 della legge 3386/2005, come modificato nell’estate del 2009 dal Ministro dell’Ordine Pubblico Dendias, e le successive disposizioni di cui all’articolo 30 della legge 3907/2011, uno straniero in attesa di rimpatrio verso il suo paese d’origine può essere detenuto per un massimo di 6 mesi. In casi eccezionali, la detenzione potrebbe essere prolungata per altri 12 mesi.  Ma l’estensione fino a 18 mesi è stata in ogni caso considerata problematica, sia per quanto riguarda la sua conformità con le convenzioni internazionali (vincolanti per il nostro paese) e in particolare con l’articolo 5 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali (CEDU), che prevede che la procedura di espulsione debba essere completata nel più breve lasso di tempo possibile, in modo che la detenzione sia giustificabile. Bisogna anche ricordare che in passato il periodo massimo di detenzione non andava oltre i 3 mesi. Inoltre, ci sono numerose decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo che hanno dichiarato illegale  la detenzione, anche per un paio di settimane, nei casi in cui l’espulsione non può essere eseguita entro un termine ragionevole.

Il Governo ha già aggravato  la politica di detenzione contro gli stranieri senza documenti o illegali sfruttando il tempo massimo di detenzione di 18 mesi,  sin da agosto 2012 con l’operazione Xenios Zeus. Per questo motivo sono stati istituiti nuovi centri di detenzione, dove migliaia di stranieri che non possono essere espulsi dal paese immediatamente, vengono concentrati per lunghi periodi di tempo, un fenomeno che giustifica l’uso del termine “campi di concentramento”. L’obiettivo finale è quello di forzare gli stranieri in attesa di rimpatrio ad andar via “volontariamente” dal paese. Ciò è possibile attraverso l’emissione di documenti di viaggio concessi per loro stessa iniziativa, nonostante le smentite da parte delle autorità diplomatiche.  La detenzione a lungo termine, insieme alle condizioni degradanti riconosciute a livello internazionale e che hanno portato a ripetute rivolte nei centri di detenzione, servono dunque a tale scopo. In altre parole, i prolungati periodi di detenzione vengono utilizzati come mezzo di coercizione contro i migranti per far sì che ritornino nei loro paesi di origine, gli stessi paesi che hanno abbandonato in modo da poter investire in un futuro che li avrebbe salvati dalla guerra e dalla fame. Lo scorso febbraio, 300 migranti hanno completato il periodo di 18 mesi di detenzione senza essere espulsi, mentre altri 7.500 sono stati detenuti in diversi centri di detenzione della polizia. Le autorità di polizia hanno chiesto il parere del Consiglio giuridico dello Stato circa la possibilità di stipulare un termine di 7 giorni per la partenza per i migranti ed estendere la loro detenzione per altri 18 mesi, se violano la scadenza. In questo modo, la polizia può  ignorare l’ obbligo giuridico di rinviare la deportazione e di rilasciare il detenuto che aveva completato il periodo massimo di 18 mesi di detenzione, ai sensi dell’articolo 24 della legge 3907/2011.ll Consiglio giuridico dello Stato ha attuato un altro strappo giuridico. Ignorando una decisione CEDU precedente (Giovanni v Grecia 10-5-2007, p. 33) e le relative relazioni del Mediatore della Grecia (come quello del settembre 2006), che ha reputato illegali sia la proroga che l’imposizione di un altro  periodo detentivo dopo il raggiungimento del tempo massimo di detenzione, il Consiglio di Stato ha dato il parere che è possibile “trasformare” la detenzione in “misura restrittiva” della residenza obbligatoria nel luogo di detenzione. Se non fosse che il parere legale di cui sopra è al di là  di ogni senso giuridico o comune, è oltre ogni limite di legittimità e  segue, senza alcuna ambiguità,  condotte da stato di polizia.

Con questa sentenza, i migranti che aspettano il rimpatrio saranno trattenuti indefinitamente fino alla loro espulsione. E se queste stesse misure fossero estese ai debitori pubblici finché non riescano pagare i loro debiti? O nei confronti di tossicodipendenti finché non smettano di fare uso di droghe? O contro qualsiasi altra categoria di cittadini su cui lo Stato impone obblighi a cui non si può adempiere? Se le leggi imposte trattano i migranti che vengono rilasciati come nemici pubblici, dovrebbero queste stesse politiche da campo di concentramento essere applicate ai senza tetto, ai poveri e ad altre categorie colpite dalla crisi?

Dovremmo capire se questo è il futuro del nostro paese. Un paese pieno di campi di concentramento, con l’aumento di aree di detenzione e guardie carcerarie, invece di persone libere.

Purtroppo e con dispiacere vediamo che le opinioni di gruppi razzisti che ora hanno a che fare con la legge, hanno profondamente influenzato anche le massime cariche dello Stato, a cui era affidata la difesa della legalità e il rispetto dei diritti umani

Chiediamo alle autorità giudiziarie di reagire. In virtù della legge e dalla loro posizione, hanno il dovere di verificare la legittimità delle decisioni emesse che vogliono estendere il periodo di detenzione in conformità al parere di cui sopra. Revisioni giuridiche delle Sentenze,sono necessarie per prevenire ulteriori gravi violazioni dei diritti umani, asserite in base al vago significato di “pubblico interesse” che legittima, in ultima analisi, uno stato di eccezione che consente politiche estreme e pericolose.

di Group of Lawyers for the Rights of Migrants and Refugees

Fonte: x-pressed

Traduzione di AteneCalling.org

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