Condannato a 25 anni senza prove, perché anarchico

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Tassos Theofìlou è stato condannato nonostante il fatto che nessuno dei testimoni lo ha riconosciuto, nonostante il fatto che un membro dell’Unità Antiterrorismo è stato costretto ad ammettere durante il suo interrogatorio che “potrebbe non essere stato l’uomo della rapina” e nonostante il fatto che lo stesso Presidente del Tribunale ha detto agli scienziati che testimoniavano che l’unico presunto elemento – un cappello – non costituisce prova, che “abbiamo capito, forse non portava il cappello”. La giustizia greca indipendente, però, ha punito anche senza elementi questo ragazzo, che si è dichiarato anarchico, a 25 anni di reclusione, per concorso in omicidio e rapina in associazione e a volto coperto.

“Sceglierete il modello repressivo e giudicherete senza particolare e fondata spiegazione o cercherete la spiegazione particolare e fondata che è richiesta dal vigente sistema penale?” si è chiesto rivolgendosi ai giudici del Tribunale Spiros Fytrakis, uno dei difensori di Tassos Theofilou. La risposta è stata data dal tribunale oggi [7.2.14, n.d.t]. A Tassos Theofilou è stata inflitta una condanna di reclusione a 25 anni e la privazione dei suoi diritti politici per cinque anni, senza effetto sospensivo. È stato dichiarato colpevole di concorso in omicidio e rapina in associazione e a volto coperto ad Alphabank, nel centro di Naoussa sull’isola di Paros. La rapina risale all’agosto 2012. Il Tribunale lo ha assolto per le accuse di creazione e partecipazione all’organizzazione “Cospirazione Cellule di Fuoco”, mentre era già stato assolto dalle accuse che riguardavano il possesso di esplosivi e di materiale da guerra. A maggioranza, non è stata rigettata la richiesta di riconoscere la precedente vita onorevole.

Tassos Theofìlou è stato condannato nonostante il fatto che durante il processo hanno testimoniato 19 testimoni di accusa, tra cui testimoni diversi oculari della rapina e membri dell’Unità Antiterrorismo, senza che nessuno di loro abbia riconosciuto l’imputato come autore della rapina. Secondo lo scenario dell’Unità Antiterrorismo, qualche persona ignota – il cui numero telefonico non è stato registrato visto che la famosa Unità Antiterrorismo, secondo loro, non dispone di un sistema di riconoscimento delle chiamate – li ha chiamati il 14 agosto riferendo che un certo Tassos aveva partecipato alla rapina sull’isola di Paros. Inoltre, ha dato loro l’indirizzo della casa di Salonicco in cui abitava il ragazzo. Quattro giorni dopo, lo hanno trovato seduto sulle scale della fermata della metropolitana Kerameikos, con indosso uno zaino con la scritta “Paros”.

Lo stesso capo dell’Unità Antiterrorismo ha affermato di non essere in grado di riconoscerlo, perché aveva il volto coperto. Il PM, però, ha concluso che Tassos Theofilou è l’autore della rapina, concludendo che “gli assomiglia”. “Mi assomiglia? Cos’è questo?” si è chiesto durante il processo l’altro suo difensore, Kostas Papadakis. “Sarà riportato in una sentenza, che secondo il P.M. l’autore assomiglia all’imputato? Ma queste cose non costituiscono dei dati! Se non c’è una valutazione scientifica il vostro tribunale non può valutarli soggettivamente”.

Il membro dell’Unità Antiterrorismo, Leuteris Chardalias, è apparso in tribunale accompagnato dalla custodia di alcuni membri dell’unità, con una borsa legata al polso. Nessuno ha capito l’importanza della borsa misteriosa, visto che non è servito aprirla. Durante il suo interrogatorio, in sostanza, ha assolto l’imputato, visto che è stato costretto a dichiarare: “Può anche non essere lui. È una parte di cui non conosco la verità. Forse non è l’uomo della rapina”.

Tassos Theofilou è stato condannato in base all’unico elemento di prova, il DNA trovato su un cappello, che però è stato ritrovato successivamente, non è compreso nelle foto delle prove del luogo dell’agguato e non è compreso nel rapporto di confisca. Si tratta di una prova per la quale due testimoni con competenza scientifica, una professore di genetica e una chimica, hanno concluso in modo chiaro e fermo la posizione che trovare del DNA su un oggetto mobile non vuol dire necessariamente che la persona alla quale appartiene il DNA sia stata in contatto con questo oggetto. La loro testimonianza è stata talmente dettagliata che anche lo stesso Presidente del Tribunale ha dichiarato: “Abbiamo capito, forse Theofilou non ha portato questo cappello”.

Secondo lo stesso Theofilou, il processo “ha chiare caratteristiche politiche e di arbitrarietà. Da un lato, non c’è stato contro di me nemmeno mezzo elemento credibile e dall’altro, come conseguenza di tale inesistenza, viene violato qualsiasi significato della prova di innocenza. L’imputato viene chiamato a provare la sua innocenza e non il tribunale la sua colpevolezza, come dovrebbe essere secondo le presunte garanzie che offre la giustizia penale influenzata dall’Illuminismo”.

“L’Unità Antiterrorismo” – sottolinea – “era a conoscenza del mio rapporto di compagno e amico con Kostas Sakkàs, con cui ho studiato insieme dal 2002 a Salonicco nella Facoltà di Teologia. E così hanno messo sotto vigilanza una presunta persona ignota, cioè io […]. In realtà, questa persona non è affatto sconosciuta e per lei hanno lasciato un posto vuoto nel fascicolo, per il momento giusto. E il momento giusto è arrivato nell’agosto 2012. Il mio caso non costituisce un’eccezione, è un caso tipico nello stato moderno d’eccezione. Il capitale cambia i termini della sua imposizione e il regime di emergenza viene imposto come permanente”.

di Dina Ioakeimidou

Fonte: unfollow

Traduzione di AteneCalling.org

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