Cosa sta succedendo nella caserma di polizia di Drapetsona?

di Resalto (spazio anarchico)
Gli arresti quotidiani e il brutale trattamento dei migranti “senza documenti” nell’ambito delle operazioni – veri pogrom – di ” Zeus Ospitale ” con pestaggi, umiliazioni e torture nei blindati della polizia, nelle celle, nei celebri “centri di detenzione”, sono parte integrante del moderno totalitarismo che impone la povertà e il cannibalismo sociale, precetta gli scioperanti, reprime ogni mobilitazione, invade i luoghi occupati e attacca i progetti sociali autogestiti.
In questi ultimi giorni vengono trasferiti e ammassati nella caserma di Polizia di Drapetsona decine di migranti “senza documenti”, tenuti per mesi in orribili condizioni di vita e di igiene, senza ora d’aria, subendo il noto barbaro, misantropo e razzista trattamento da parte dei poliziotti e vedendosi prolungare senza alcuna giustificazione il tempo di detenzione ogni tre mesi. L’unico loro “reato” è la mancanza di documenti in regola.
Ed è per questo che fanno scioperi della fame a oltranza: per protestare contro le inimmaginabili condizioni di detenzione e le continue decisioni di prolungamento della loro reclusione. Tra questi scioperi della fame c’è anche quello iniziato il 14 Marzo da 70 migranti, che ha causato la separazione degli scioperanti in diverse caserme di polizia e la rispettiva “accoglienza” da parte dei poliziotti con insulti, bullismo e minacce. Lo sciopero della fame è iniziato dopo l’ingiustificata decisione di prolungamento della detenzione per altri tre mesi di due migranti, detenuti già da nove mesi. Esempio caratteristico del trattamento subito da chi è in sciopero della fame, è quello di Ibrahim Faraz, rifugiato palestinese, che già all’ottavo giorno di sciopero della fame (22/3) è svenuto ed è stato portato d’urgenza in ospedale, perché i poliziotti gli hanno dato dello shampoo dicendogli che si trattava di un farmaco.
Non ci abitueremo, né accetteremo mai la bruttezza di questo mondo. Al saccheggio, alla povertà, alla barbarie, al razzismo e alla repressione opponiamo la resistenza, l’auto-organizzazione e la solidarietà, le lotte comuni di residenti e migranti contro il sistema dello sfruttamento, delle esclusioni e della sottomissioni. Giù le mani dagli ultimi e dai combattenti.
Traduzione di Atene Calling

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