Davide, Golia e la fine dell’Euro

Succede così in tutte le guerre. C’è sempre una nazione, una città, un paese che senza aver calcolato minimamente i rapporti di forza e senza aver preparato un piano alternativo per la ritirata, disobbedisce agli ordini e spara un razzo. Ne consegue il suo annientamento, che ottiene un valore simbolico per tutti gli schieramenti in guerra. I vincitori ne fanno un esempio per gli altri. E gli ultimi imparano dai suoi errori, per non ripeterli.
 
Nella guerra economica non dichiarata che viviamo, è toccato alla piccola isola di Cipro recitare il ruolo di Davide nella lotta contro Golia, e le costerà molto caro: è palese che il nuovo accordo è peggio del primo, perché accelera la corsa verso la catastrofe economica che sarebbe comunque avvenuta – più tardi ma ineluttabilmente – anche con il primo provvedimento respinto dal Parlamento cipriota. Siamo di fronte al collasso del modello economico sul quale è stata fondata la prosperità cipriota degli ultimi 15 anni. E’ la situazione di cui parlava cinicamente il ministro delle Finanze svedese la settimana scorsa: “A Cipro hanno un solo settore finanziario e le spiagge. Ora che questo settore finanziario sta per fallire, non avranno che le spiagge“.
 
Il nuovo elemento che viene a sommarsi alla recessione finanziaria e alla catastrofe sociale che ne scaturisce è la crisi politica, insorta meno di un mese dopo le elezioni presidenziali. La politica di Cipro prende esempio dalla politica greca – purtroppo la Grecia ha una grande influenza sulla cultura ed in generale sulla mentalità dei Ciprioti. Come in Grecia, anche a Cipro i politici hanno nascosto sotto il tappeto il problema con cui erano alle prese le due grandi banche dell’isola, ignorando i continui avvertimenti di Bruxelles per guadagnare tempo e vincere le elezioni nascondendo la verità agli elettori.
 
Seguirà poi un festival di errori e mosse imprevedibili del neoeletto presidente e della leadership politica, caratteristiche della deficienza e della corruzione morale del sistema. Nonostante le perentorie rassicurazioni, è lo stesso nuovo presidente a proporre il prelievo da tutti i depositi, proposta adottata dall’Eurogruppo. Dopo la reazione dell’opinione pubblica si rifiuta di sostenere la decisione che lui stesso ha proposto e di votare avvicinandosi a Mosca, in maniera improvvisata e senza averci pensato bene. In passato non aveva perso occasione per proporre l’adesione di Cipro alla NATO, allontanando il Cremlino. Come se la guerra fredda non fosse finita, crede stupidamente che Mosca preferirà mantenere i rapporti con Cipro sacrificando quelli ben più importanti con la Germania e Bruxelles, solamente per evitare il taglio ai depositi russi; mentre in realtà Putin vuole che si obblighino a far ritornare in Russia i capitali degli evasori Russi e degli oligarchi, quelli che non sono ancora stati assassinati o incarcerati. Con la doccia fredda di Mosca, il paese si rimetterà indifeso alla misericordia del tedesco Golia: con i rapporti di forza che vigono attualmente in Europa, con la scomparsa della Francia e di Hollande e la crisi economica, è quanto di peggio possa accadere.
 
Uno degli articoli più eloquenti degli ultimi giorni, apparso su der Spiegel, aveva il titolo “Perchè l’Europa deve giocare il gioco duro con il Cipro“. L’analisi della rivista tedesca ammetteva subito che la somma dell’aiuto economico “è relativamente piccola in confronto ai precedenti bisogni di altri paesi in crisi” e quindi il problema non è questo, per aggiungere però subito dopo che “dopo il rifiuto di Nicosia una questione politica è stata trasformata in una questione di principio…Se la zona euro si arrende, sarà poi chiaro a tutti che cede alle estorsioni. Se uno dei più piccoli paesi dell’Eurozona può sostenere di essere così importante per il sistema..allora tutti i paesi che in futuro avranno dei problemi rifiuteranno di cedere nelle trattative con Bruxelles“. La linea dura ha funzionato così tanto che Schäuble è arrivato a dichiarare che “non è richiesta la ratifica del Parlamento cipriota sull’accordo raggiunto oggi da Cipro con i creditori internazionali”!
 
Considerando la mano pesante dei tedeschi sul caso Cipro è ovvio che il Berlino ha i suoi progetti per l’euro. Deve ancora essere confermato, ma sembra che Merkel e Schäuble stiano arrivando alla conclusione che l’eurozona, almeno nella sua forma attuale, non ha futuro. Ed è esattamente questo che viene suggerito dalla dichiarazione-bomba (δήλωση-βόμβα “Dijsselbloem: il piano per Cipro è un modello per gli altri paesi” ) del nuovo presidente Olandese dell’Eurogruppo, secondo il quale “la soluzione cipriota” non costituisce un’eccezione, ma può essere applicata anche in altri paesi dell’eurozona che hanno problemi con le loro banche: si tratta di un aperto invito rivolto agli investitori internazionali a prendere i loro capitali dall’instabile sud Europa e a portarli nel sicuro nord.
 
Questa nuova strategia dei paesi che godono di una posizione predominante nell’Eurogruppo è una diretta violazione dell’accordo sulla creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità, con cui si potrebbero ricapitalizzare immediatamente le banche problematiche dell’eurozona. Resta solo vedere come reagirà l’Italia che dopo molte insistenze – l’allora primo ministro Mario Monti, aveva minacciato di far saltare il vertice – aveva raggiunto un accordo, minato dalla Germania sin dall’estate. Tutto però fa capire che la Germania e i suoi alleati al nord si disinteressano sfacciatamente dei bisogni dei paesi del sud dell’eurozona.
 
Per gli altri paesi che affrontano dei problemi o le forze politiche che pensano di rinegoziare Memoranda o altre disgrazie con la Germania, la lezione dall’olocausto cipriota è chiara: primo, per battere Golia, Davide deve volerlo fare davvero, cosa che nel caso concreto non è accaduta. Secondo, non basta solo volerlo. Bisogna avere unaa strategia, una tattica e un piano B, la cui esistenza deve essere nota all’avversario.
 
Nel caso della Grecia, il piano B è l’uscita dall’eurozona, già traballante. Ricattare utilizzando il famoso effetto domino innescato dall’uscita di un paese non sarebbe una strategia efficiente per la Grecia, ma lo sarebbe la pianificazione di tutte le mosse adatte, dicendo tutta la verità e preparando il popolo: “vorremo l’Europa e la moneta comune solo se la Germania e i paesi del nord cambiassero politica e ricordassero i veri valori europei. Ma se non lo faranno, dobbiamo essere pronti a fare qualsiasi cosa e a sopportare qualsiasi sacrificio per salvare il paese. Non ci succederà quello che è successo a Cipro“.
 
Di Stelios Kuloglu 
 
Fonte: tvxs
Traduzione di Atene Calling

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