Due guardie costiere condannate per tortura su migrante (comunicato stampa)

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Ομάδα Δικηγόρων
Gruppo di Avvocati per i Diritti dei Rifugiati e dei Migranti

comunicato stampa

Ieri 25/11, il Tribunale Navale del Pireo in seduta collegiale ha condannato due delle tre guardie costiere imputate di aver torturato un rifugiato, tramite il blocco del respiro fino ai limiti dell’asfissia (il “waterboarding”, con e senza acqua), e attraverso finte esecuzioni sommarie, oltre ad altre pesanti offese della dignità umana. Il tutto è avvenuto subito dopo il suo rientro in Grecia, durante il trasferimento del gruppo dei rifugiati al porto dell’isola di Chios. Il crimine venne documentato dal “Gruppo degli Avvocati per i Diritti dei Rifugiati e dei Migranti” e dall’ONG “Pro Asyl” nel rapporto del 2007 “The truth must be bitter but must be told – The situation of refugees in the Aegean Sea and the practices of the Greek Coastguard”, che ebbe grande risonanza.

I due imputati sono stati condannati a 6 anni e 3 anni di reclusione con effetto sospensivo, oltre all’inflizione della perdita dei diritti politici per molti anni. Al primo di questi personaggi è stata comminata la deposizione dal suo grado, dopo la comunicazione della sentenza irrevocabile.

Salutiamo questa sentenza della giustizia militare e speriamo che dia un messaggio di prevenzione dei comportamenti criminali a danno dei rifugiati e dei migranti. Purtroppo, per queste attitudini, la Guardia Costiera – un corpo dotato di una struttura militare – è stata denunciata molte volte negli ultimi anni. Ricordiamo il caso degli slogan a sfondo razziale cantati durante la parata militare del 25 marzo 2010 da membri del Commando Sottomarino, o il caso dello stupro di un rifugiato turco con un manganello nel maggio 2001 (caso Zontul), oppure la recente emersione dei collegamenti tra membri della Guardia Costiera e il partito Alba Dorata, in seguito al ritrovamento di volantini di Alba Dorata fotocopiati su documenti della guardia Costiera, e ancora, la pubblicazione il 7.11.13 del rapporto di Pro Asyl “Pushed Back – Systematic Human Rights Violations against refugees in the Aegean sea and at the Greek-Turkish land border”, dove vengono documentate le pratiche dei respingimenti illegali dei rifugiati che cercano di entrare in Grecia.

Inoltre, è recente la denuncia da parte di varie organizzazioni (tra cui l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) del respingimento illegale di 150 rifugiati siriani, respinti sul fiume Evros e la cui sorte è ancora ignota.

Speriamo che questa condanna costituisca un esempio di rispetto dei diritti umani da parte di tutti gli stati europei, visto che le pratiche dei respingimenti illegali dei rifugiati (che nel frattempo mettono a rischio la loro vita) sono state documentate nell’intero continente nell’ambito dell’interdizione dell’immigrazione illegale, una politica che mette in serio pericolo le vite delle persone.

Atene, 26-11-2013

Fonte: Ομάδα Δικηγόρων
Traduzione di AteneCalling.org


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