Due mesi di Syriza al governo. Difficoltà e sfide.

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Il primo round dei negoziati

Quasi un mese dopo l’accordo del 20 febbraio tra il nuovo governo greco, le istituzioni europee e il fondo monetario internazionale, abbiamo bisogno di capire in quale punto ci troviamo. “Noi” in questo caso non si riferisce al governo. E nemmeno ai membri o agli elettori di Syriza. “Noi” include tutti coloro che comprendono la necessità di una forte risposta democratica al neoliberalismo aggressivo e all’austerità che esso impone sui popoli europei, a tutti coloro che percepiscono la vittoria di Syriza come un barlume di speranza contro la svolta conservatrice e reazionaria dell’Europa. Il “noi” si estende a tutti i cittadini democratici e politicamente liberali che si preoccupano del futuro della democrazia e vogliono continuare a combattere per un futuro migliore per i lavoratori in Grecia e in Europa. Per questa ragione è importante comprendere esattamente cosa sta accadendo e perché sta accadendo.

Molto è stato scritto durante le ultime tre settimane sul contenuto e l’interpretazione dell’accordo di febbraio. In tanti si sono precipitati a urlare che Syriza ha tradito le sue promesse elettorali e si è allontanata dalla visione di cambiamento sociale che ha ispirato la sinistra in Grecia e in Europa durante questi difficili anni. Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Per prima cosa, bisogna essere chiari riguardo alle difficoltà che il governo sta affrontando durante questo periodo. Da un lato, deve far fronte ai propri obblighi di pagamento – all’interno e all’esterno – sotto dure condizioni di liquidità. Dall’altro, deve dare priorità e applicare il suo programma di riforme, a partire dal principio di dare conforto a quelli maggiormente bisognosi (la prima e – fino ad ora – l’unica legge approvata dal governo riguarda la crisi umanitaria), passando al ripristino dei diritti sociali e della giustizia sociale, al riavvio dell’economia e intendendo il funzionamento dello Stato come una condizione necessaria della sua trasformazione. E deve fare questo nel contesto di una crescente pressione politica che sottolinea continuamente il fatto che non c’è altra via in cui l’Europa può andare, che quella del continuo, cieco consolidamento.

È in questo modo che dobbiamo guardare al 20 febbraio, come a un duro compromesso raggiunto da una posizione sfavorevole.

Il second round dei negoziati

Rivolgiamoci ora a quello che è accaduto in questo mese. Il principale obiettivo del governo è stato quello di resistere all’attacco. Politicamente, questo significa difendere la sua posizione sul fatto che tutti gli accordi del passato, connessi con le fallimentari politiche di austerità (inclusa la conclusione della quinta revisione del secondo programma di aggiustamento), devono essere abbandonati e che la base per la cooperazione tra la Grecia e i suoi creditori deve essere la lista di riforme inviata dal Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, come complemento dell’accordo politico del 20 febbraio. Ciò significa anche che lo scopo della cooperazione deve essere un interessamento comune per la creazione delle condizioni per la crescita della Grecia e che ogni valutazione deve essere in linea con lo spirito di questo obiettivo comune.

Sfortunatamente, non è così che i nostri creditori hanno interpretato l’intenzionale ambiguità della decisione. Quello che abbiamo visto durante l’ultima settimana è stata la violazione esplicita dello spirito politico della decisione e uno sforzo concertato per restaurare il precedente status quo, sia in termini letterali come in termini di processo, traendo vantaggio dal fatto che né il tempo né i soldi giocano dalla parte della Grecia. È così che possiamo interpretare il riferimento costante del Ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble (e di altri) alla “Troika”, alla “chiusura dell’attuale accordo” e al “rispetto degli obblighi dello Stato greco”. La vaghezza pertanto è diventata un’arma a doppio taglio: da un lato ha dato al governo lo spazio per respirare al fine di organizzare e perseguire la sua agenda, ma dall’altro ha lasciato il campo aperto a difficoltà oggettive a farsi strada nel processo. La resistenza a tutto ciò richiede grande risolutezza e duro lavoro.

Controllo democratico e solidarietà

Due cose sono indispensabili in questo processo: la solidarietà, da una parte, e una percezione del controllo democratico onesta, realistica e costruttiva, dall’altra. Le questioni che si presentano per la sinistra in questo momento sono molto serie e complesse. E stanno venendo riportate in maniera corretta nel dibattito, in un meccanismo di mantenimento del nostro orientamento rispetto alla strategia e alle tattiche di trasformazione sociale. Quello che abbiamo rivendicato è che l’Europa possa essere trasformata in un’area politica più giusta, equa e prospera, inestricabilmente connessa e responsabile nei confronti dei suoi cittadini. Se questa rivendicazione sia corretta, non possiamo ancora dirlo. È vero che le indicazioni non sembrano molto promettenti. Ma le rotture stanno là e le coalizioni sono possibili. Ciò che sosteniamo è che dobbiamo andare ai limiti di questa strategia e cercare di trarre vantaggio da tutto ciò che la democrazia e la politica ci permettono.

Il criticismo onesto e costruttivo è una cosa, ma abbandonare il progetto mentre sta facendo i suoi primi passi è tutt’altro. Nel bene e nel male, Syriza a questo punto è una grande scommessa per la sinistra europea e ha bisogno di tutto il sostegno che riesce ad ottenere. Affinché il governo resti in piedi deve mantenere insieme le sue forze. Questo richiede una costante  disponibilità di informazioni riguardo ai dilemmi e alle difficoltà che affronta, una discussione aperta delle ragioni per cui muove verso una via piuttosto che un’altra in circostanze cruciali e una vicinanza ai suoi alleati sociali e politici, sia in Grecia che all’estero.

Le sfide di fronte: “Nuove condizioni, nuovi compiti”

Lo spazio per respirare guadagnato da Syriza nell’ultimo mese non è sufficiente per il suo successo. La forza di Syriza nella sua breve marcia verso il potere è stata l’efficacia a fornire una voce all’alleanza sociale formatasi durante la crisi, a ispirarla e mobilitarla. Siccome il partito ha preso il potere, data la sua struttura organizzativa relativamente debole, la sfida maggiore è di sostenere e magari espandere la sua presenza nel sociale.

Il pericolo per Syriza è di venire sussunta dai suoi doveri di governo e di abbandonare la componente maggiore della strategia che l’ha portata al potere. I pericoli dei successi elettorali dei partiti di sinistra sono ben noti. Governamentalismo e parlamentarismo sono le cause maggiormente documentate della de-radicalizzazione della sinistra al potere. Comunque, nel caso greco ci sono interessi più concreti per cui Syriza dovrebbe stare attenta a questo: il trasferimento dei quadri politici nell’apparato statale non ha solo indebolito ulteriormente l’organizzazione del partito, ma è destinato a contribuire alla divisione del partito in correnti e quindi fa correre il rischio di riprodurre tendenze post-democratiche. Allo stesso tempo, da quando il focus principale dei dibattiti politici sono i negoziati con i creditori, la possibilità che il discorso pubblico diventi più tecnocratico ci spingerà dritti sulla traiettoria strategica dell’altra parte. Questo a sua volta, a meno che venga combattuto, può portare a una depoliticizzazione e a una marginalizzazione delle coordinate politiche e ideologiche del partito. Finché la base del discorso di Syriza rimane confinata agli argomenti che riguardano i problemi economici e fiscali del Paese, la capacità di mobilitazione del partito si indebolisce. Infine, la crisi sociale ha creato aspettative per cui le pressioni per bypassare le reti di solidarietà esistenti e trovare soluzioni lontane dalle strutture e dalle relazioni collettive diventeranno acute.

Inoltre, siccome la breve marcia verso il potere e, soprattutto, il governo di coalizione con i Greci Indipendenti cui Syriza è stata obbligata hanno inevitabilmente causato, nel corso degli ultimi mesi, un indebolimento della retorica di classe a favore di una di carattere più “nazionale”, il pericolo di minare il profilo radicale di Syriza sta diventando visibile. Tale questione, insieme al fatto che non c’è abbastanza tempo per i nuovi membri di socializzare all’interno della cultura radicale del partito, deve essere affrontata prima che questi ultimi si alienino. Ecco che le funzioni educative del partito devono essere rinforzate ora più che mai.

La relazione partito-governo

Siccome le nuove condizioni hanno portato avanti una serie di sfide, la questione della relazione tra il partito e il governo è diventata più urgente che mai. Il dibattito dentro il partito si è riscaldato, per esempio durante il primo meeting del Comitato Centrale (CC). Il CC ha eletto il suo nuovo segretario (T. Koronakis, un quadro molto promettente della generazione più giovane) e una nuova segreteria politica scarsamente popolata, in un certo senso aprendo il dibattito sui “nuovi compiti” del partito. Oltre ai numerosi accordi tecnici, la maggiore sfida del partito è di non abbandonare la strategia che ha portato Syriza al potere: vale a dire continuare e perfino aumentare la sua presenza nel sociale. Per molti, il successo in questo compito solidificherà l’alleanza sociale tra le classi sociali subordinate (classe operaia, disoccupati, poveri) con la nuova piccola borghesia e con quella tradizionale, che sono state drammaticamente schiacciate dai nuovi schemi di accumulazione intensificati dalla crisi. È questa la chiave per mantenere l’orientamento radicale di Syriza e garantire di non perdere di vista l’obiettivo della trasformazione sociale.

In questo senso, il ruolo e la pratica quotidiana del partito non devono cambiare. Syriza deve continuare a spingere per una democratizzazione delle istituzioni pubbliche, sulla base delle esperienze e degli innovativi progressi dei movimenti sociali, mantenendo i vincoli tecnocratici al minimo. Inoltre, la crisi ha dato luogo a sentimenti nazionalisti che hanno lasciato il loro segno nella coalizione di governo di Syriza con i Greci Indipendenti. Il partito deve continuare a mantenere la sua prospettiva internazionalista e a combattere il provincialismo. Dal momento che la continuazione dell’aggressiva austerità all’interno dell’UE è spinta dagli interessi sociali dominanti sotto l’influenza egemonica della Germania, il pericolo di alimentare il nazionalismo nel Paese è reale. Syriza deve stare più che attenta in questo senso.

Uno dei compiti chiave del governo di Syriza è il ripristino dello stato di diritto. I diritti civili e le libertà, così come le disposizioni giuridiche e costituzionali, hanno sofferto drammaticamente durante gli ultimi cinque anni di memorandum. Il compito del partito non è semplicemente di giustificare e sostenere le riforme democratiche in arrivo dal governo, ma di trovare modi di connetterle e fondarle su questioni di classe. Infine, il discorso e la pratica della presenza di Syriza nelle istituzioni della rappresentanza politica e sociale devono continuare ad essere centrate socialmente. Siccome la partecipazione di Syriza in diversi collettivi e istituzioni politiche e sociali si espande, occorre fare delle ipotesi per rompere con il consolidato modello di statalismo. Questo è l’unico modo per indebolire le  consuetudini e gli schemi del vecchio regime prima che quest’ultimo risulti dominante e infiltri le nuove modalità radicali di Syriza.

Tutte queste, oltre a qualche sottile messa a punto della costituzione del partito che è necessaria, sono alcune delle principali sfide che deve affrontare Syriza nella congiuntura attuale. Non sono compiti facili. Tuttavia, nessuno ha mai detto che la trasformazione sociale e la democratizzazione dello Stato e delle relazioni sociali siano un picnic. Con la cultura del partito radicale di Syriza come garanzia, è qualcosa che si può fare, a patto di essere consapevoli che la lotta di classe non si ferma al gradino della porta del partito.

Elena Papadopoulou (economista, Ministero Affari Esteri – Relazioni Economiche Internazionali)

Michalis Spourdalakis (Professore di Scienze Politiche, Università di Atene)

Fonte: analyzegreece

Traduzione di AteneCalling.org

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