Emergenza abitativa: la Grecia all’asta

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Le dimensioni reali

Ci sono una serie di cose da fare sin dall’inizio. L’anno in cui il governo greco, in modo irresponsabile, impose la Troika (FMI, BCE, UE) nel Paese come rappresentante dei creditori e in cui firmò, senza una previa negoziazione, il primo piano di salvataggio, il debito scoperto delle banche greche (le quali, durante la crisi economica del 2008 ebbero un’esposizione minima ai titoli tossici e non erano a rischio) arrivava a 300 miliardi di euro e si abbatteva più o meno come segue: 100 miliardi di euro in obbligazioni dello Stato greco, 100 miliardi di euro in prestiti corporativi e 100 miliardi di euro in ipoteche e mutui al consumatore. Circa 450.000 proprietari hanno firmato mutui, principalmente durante il periodo in cui il Paese è entrato nell’Eurozona (2000), approssimativamente per un totale di 72 miliardi di euro. Questa quantità corrisponde al 40% del PIL ed è molto piccola rispetto ad altri Paesi [1]. Oggi si stima che le ipoteche in rosso, cioè i mutui in ritardo di oltre 90 giorni, rappresentino circa il 30% del totale [2]. Di conseguenza, la quantità totale arretrata di mutui in rosso non eccede i 21.5 miliardi di euro, anche considerando il prestito originale come debito restante. In realtà, le stime convergono nella somma di 18 miliardi di euro. Di fatto, la quantità dei mutui in rosso sulla prima casa è perfino minore. Ciò rappresenta il parametro quantitativo dei “mutui in rosso in Grecia” e fornisce una risposta chiara all’allarmismo, del ministro dell’economia e di altri, secondo cui se si proibissero le vendite

Il contesto istituzionale

Dopo l’esplosione della crisi economica nel 2008, il governo greco di allora rinforzò le banche con una iniezione di 28 miliardi di euro, imponendo allo stesso tempo la protezione di tutti i mutuatari con debiti inferiori a 200.000 euro, attraverso la sospensione delle vendite all’asta. Questa misura, e le relative estensioni adottate in seguito, è rimasta in vigore fino al 31/12/2013. Nel 2010, in seguito all’implementazione del primo salvataggio, è stata adottata la legge 3869/2010 per i proprietari indebitati, che definiva le condizioni e i procedimenti per la protezione della prima casa e che è ancora in vigore (modificata nel giugno 2013 e poi ancora nel dicembre 2013). Il contesto legislativo è stato completato a giugno 2013 con la legge 4161/2013, riguardando, tuttavia, soltanto i titolari di mutui che sono in regola con i pagamenti e quindi eliminando la regolazione dei mutui morosi. Alla fine del 2013 e sotto la pressione sociale, il governo ha scritto e approvato una legge [3] che estende, sotto certe condizioni, il divieto delle vendite all’asta della prima casa per un anno, al fine di ristabilire un contesto regolatore dei mutui in rosso. Ma la retorica nasconde le vere intenzioni.

Intenzioni

Crediamo che i dati presenti sino ad ora dimostrano come i governi pro-austerità degli ultimi 4 anni sono stati riluttanti a regolare il problema dei mutui in rosso, problema che è sorto precisamente sulla scia delle bestiali politiche di austerità imposte dopo il 2010, dal momento che fino ad allora la percentuale di mutui in rosso era molto bassa e normale. In un Paese che durante gli ultimi 20 anni è stato sotto la dominazione delle banche esiste il paradosso che le banche continuano ad essere dirette dai loro proprietari anteriori, perfino dopo il sostegno alla ricapitalizzazione con denaro pubblico che le converte in proprietà dello Stato. Oggi, circa 180.000 proprietari rischiano di perdere la casa, la loro prima casa. Questi proprietari, di fatto, stanno saldando i loro mutui attraverso il pagamento delle tasse, dal momento che le tasse sono state moltiplicate per 7 negli ultimi 4 anni, mentre l’ampliamento della base imponibile ha riguardato soprattutto la classe bassa, attraverso la riduzione del salario e delle pensioni. Alla radice di queste tasse addizionali e dei tagli, il governo greco ha messo un totale di più o meno 220 miliardi di euro, liquidi e in garanzie, a disposizione delle banche. Tuttavia, il governo preferisce mantenere i mutuatari intrappolati, nascondendo il problema reale che consiste nel fatto che, visto il disastro economico, è impossibile saldare questi mutui. Una soluzione efficace al problema dei mutui in rosso, delle esecuzioni e delle vendite all’asta deve tenere in conto la riduzione del valore delle proprietà degli ultimi 4 anni, diretta e violentemente aumentata dai salvataggi. È ampiamente riconosciuto il fatto che, in un contratto di mutuo, il mutuatario e il mutuante condividono delle responsabilità. Questo spiega perché le banche, prima di concedere un mutuo, realizzano un’indagine sul potenziale economico del possibile mutuatario e procedono a stime dettagliate da parte degli esperti sul collaterale del mutuo. Quindi, un pre-requisito di qualsiasi aggiustamento di un mutuo in rosso, e di conseguenza delle esecuzioni, vendite all’asta e sfratti, è ristrutturarlo secondo i seguenti principi:

a) Riduzione o riequilibrio proporzionale del mutuo seguendo la diminuzione del valore della proprietà.

b) Qualsiasi vendita all’asta di una proprietà nominata collaterale deve esaurire tutte le richieste della banca contro il mutuatario. Questo significa che non è accettabile che la banca si appropri della casa del mutuatario, la venda a un prezzo ridicolo e dopo perseguiti il mutuatario obbligandolo a pagare il resto del mutuo, dal momento che ha valutato e accettato la proprietà come assicurazione per tutto il mutuo.

C) L’obiettivo non deve essere soltanto la protezione della prima casa ma anche la totale e definitiva liberazione delle obbligazioni finanziarie dei mutuatari che, sulla scia della crisi, sono incapaci di saldare i mutui. Tutto questo risponderebbe alla domanda dei mutuatari, che vedono come le banche rifiutino qualsiasi discussione sulla ristrutturazione dei mutui in rosso e, allo stesso tempo, negozino sulla vendita a fondi stranieri a prezzi ridotti fino al 20%. L’attitudine della Troika, ossessionata e persistente rispetto all’eliminazione del divieto di vendite all’asta, è chiarificatrice e conferma l’imposizione che applicano al valore della proprietà cercando una riduzione ancora maggiore al fine di soddisfare gli investitori stranieri. Inoltre, la riduzione delle imposte sulle transazioni al 3% (nonostante sia presentata come una diminuzione delle tasse) serve esattamente a quello.

Il problema politico

Il governo, che ha adottato quella legge, puntava in realtà a superare le reazioni dei deputati per ottenere il voto a favore della cosiddetta imposta immobiliare, che serve allo stesso scopo della svalutazione della proprietà attraverso le sovra-tasse. Il governo sa che il tema delle vendite all’asta potrebbe svegliare la società greca. Il tema della casa in Grecia crea parametri psicologici totalmente differenti rispetto al resto d’Europa. Non è un caso che la tassa sulla proprietà ammonti fino all’80%. Il “tetto” è sacro per i greci. In questo momento, la lotta contro le vendite all’asta ha due obiettivi:

a) La battaglia per migliorare il contesto legislativo che protegge la prima casa – oltre il 2014 – insieme alla necessaria ristrutturazione dei mutui;

b) La cancellazione delle vendite all’asta. Questo è un campo molto importante per la società greca che ha sofferto continue fustigazioni negli ultimi 4 anni. Sono nati diversi movimenti sociali contro le vendite all’asta e già si coordinano in azioni congiunte. Mi riferisco al coordinamento di più di 20 collettivi di attivisti e altri movimenti spontanei in tutto il Paese che, attraverso il loro intervento, lottano per prevenire le vendite all’asta. Ugualmente importate, secondo me, è che questi movimenti promuovono la lotta invece della carità. Il tema delle vendite all’asta potrebbe scatenare lotte sociali contro i governi dell’austerità e le politiche distruttive imposte dalla Troika. Se la società verrà sconfitta su questo terreno, sarà una sconfitta permanente.

di Dimitris Papoutsis

[1] In Irlanda i mutui sono arrivati a rappresentare il 300% del PIL.

[2] Dati provenienti da un discorso parlamentare del deputato di SYRIZA Yorgos Stathakis.

[3] Si noti la tacita tolleranza della troika e l’accettazione da parte delle banche

Fonte: x-pressed

Traduzione di AteneCalling.org

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