Gastarbeiters con la laurea

Molti ci pensano, ma sono ancora relativamente in pochi a farlo. I pochi dati a disposizione sull’attuale emigrazione dei greci causata dalla crisi confermano ciò che si sente dire sempre più spesso: amici e conoscenti che pensano di andare a cercare fortuna in paesi stranieri, altri che hanno già deciso di farlo ed altri ancora che se ne sono già andati. Una nuova ondata migratoria di Greci, la terza nella nostra storia, ha cominciato a concretizzarsi.
Tra i pochi che hanno realizzato questo desiderio c’è anche Leonidas. Ha deciso all’età di 58 anni di lasciare il suo studio medico e la sua famiglia in provincia. Troppo vecchio per poter cambiare professione, troppo giovane per andare in pensione, ha trovato la soluzione in Francia. “Ci vuole audacia e coraggio. È una questione di determinazione. Altri al mio posto non lo fanno. Sento di avere molta forza dentro di me. Abbiamo dieci anni produttivi di fronte a noi. Abbiamo la forza, il coraggio di andare avanti” ha detto a Charalambos Kassimis, professore di Economia della Facoltà di Agraria, che ha raccontato la storia di Leonidas e di altri due greci emigrati a causa della crisi durante la presentazione, avvenuta poco tempo fa, del suo libro “La diaspora greca  in Australia” (a cura di Ant. Kontis, Nik. Tatsis, Edizoni Papazisis).
Come andranno le cose? “Quanto più alta è l’intensità e la durata della crisi finanziaria, tanto  più alta è anche la tendenza al deflusso migratorio dal paese colpito” ha detto durante la stessa conferenza il professor Antonis Kontis, direttore del Laboratorio di Studi sull’Immigrazione e sulla Diaspora dell’Università di Atene.
Per la verità, in un’inchiesta recentemente effettuata dal dipartimento greco dell’Adecco, quasi metà degli intervistati (49%) hanno dichiarato di essere alla ricerca di un lavoro all’estero e più della metà (53%) ha dichiarato di essere deciso a partire non appena troverà un posto di lavoro all’estero.
I siti dedicati a chi vuole cercare lavoro in Europa come l’EURES (della Commissione Europea) e l’Europass sono stati presi d’assalto. I numeri parlano da soli: nel 2007 erano stati compilati 3.369 curricula vitae greci nella pagina dell’Europass, nel 2010 sono saliti a 46.432 e nel 2012, a settembre, erano già 115.187.
Ci sono, però, anche molte leggende sull’emigrazione causata dalla crisi. Come nel caso dell’Australia, che si ritiene sia diventata il rifugio di migliaia di greci. L’ambasciatrice dell’Australia in Grecia, Jenny Bloomfield, intervenuta durante la presentazione, è stata categorica: “Il numero dei migranti che si trasferiscono in Australia dalla Grecia rimane stabile ormai da molti anni: 200-300 persone all’anno”. Un’altra leggenda riguarda l’aumento degli emigrati verso il Canada (lo ha smentito di fronte alla stampa l’ambasciatore canadese) e anche verso gli USA. Si ipotizza in questi paesi che i requisiti di alta specializzazione e l’alto costo della vita scoraggino gran parte dei possibili migranti greci.
Sembra che la Germania costituisca oggi la prima destinazione dei migranti greci: ne ha accolti più di 25.000 nel 2011 e altri 15.800 nel primo semestre del 2012, un aumento dell’80% rispetto al primo semestre dell’anno precedente (secondo il “Financial Times” tedesco e l’Istituto Statistico Tedesco).
Al contrario di quanto successo durante le due precedenti ondate migratorie, composte  soprattutto da una popolazione agricola (la prima dal 1897 alla fine degli anni ’30  indirizzata soprattutto verso gli USA, e la seconda dal 1950 al 1974, diretta verso i paesi d’oltremare e verso il Nord Europa), oggi i migranti appartengono piuttosto a due categorie sociali: persone con una storia familiare di emigrazione, che dispongono di reti di sostegno nei paesi di destinazione e persone altamente specializzate, per le quali c’è un’alta richiesta all’estero, specie per quanto riguarda i settori della salute, della meccanica e dell’informatica. L’emigrazione in massa di quest’ultime aumenta il pericolo di fuga dei cervelli, cioè dell’emigrazione dalla Grecia delle persone altamente specializzate.
Ma all’orizzonte non ci sono altre strade. “L’emigrazione di massa diminuirà solo con il calo della disoccupazione e con il conseguente equilibramento tra la domanda e l’offerta di lavoro specializzato. Anche se l’economia greca si muoverà verso indici positivi di sviluppo, ogni punto percentuale di riduzione della disoccupazione richiede un ritmo di sviluppo tre volte più alto, perché i nuovi posti saranno piuttosto ad alta intensità tecnologica e a basso livello occupazionale, ha detto il signor Kontis. Come vedete, l’argomento ci occuperà per molto tempo…
di Dimitris Aggelidis
Fonte: efsyn
Traduzione di Atene Calling

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


9 × tre =