Gli altri studenti

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È un luogo comune – nei giorni della crisi ma già da molto tempo prima – che ogni volta che ci sono delle rivendicazioni in un settore produttivo, i media mainstream sottolineano o inventano degli effetti, scoprono delle vittime e si concentrano sulle conseguenze a livello personale, al fine di generalizzare in termini televisivi, stabilendo così l’individuale come regola del generale. Da questa prospettiva, il risultato principale dei cortei nel centro sono i negozi chiusi e il personale, il negoziante che vede la sua impresa fallire; a Skouries [lotta contro le miniere d’oro, ndt] il risultato principale delle mobilitazioni è la mancanza e il ritardo negli investimenti e il personaggio principale è l’operaio che non può lavorare nelle miniere e aspetta invano la benedizione dell’attività mineraria; negli scioperi della metropolitana il tormentato cittadino ateniese che non può muoversi; negli scioperi dei marittimi, l’imprenditore del settore turistico; etc.

Visto che l’opinione contraria (e a gran maggioranza quella prevalente) viene derisa, dopo si tace a livello personale. Quando emerge dalla pausa, la preoccupazione fondamentale di questi giornalisti è quella di scusarsi per ogni dramma personale che è stato costruito o sottolineato. Dietro le lacrime di Lacoste di Tremi e di Pretenderis [giornalisti greci di Mega Tv, ndt] c’è sempre una tattica chiara e attentamente estesa: descriviamo ogni protesta come quella di un’unione egoista, mettiamo i gruppi uno contro l’altro e infine cerchiamo di mettere l’intera società contro chiunque rivendichi i suoi diritti. Parlando sempre come umili rappresentanti nostri, parlando come se fossero uno di noi.

Negli ultimi giorni, un altro familiare disperato inonda le prime pagine e gli schermi. È lo studente universitario che trova la sua facoltà chiusa mentre lui vuole studiare. Sono i ragazzi che pagano le arbitrarietà dei grandi, il “dramma di una generazione” come scriveva di recente il giornale “Ethnos”. Ma mentre è normale che ogni mobilitazione crei anche dei problemi collaterali, che vengono presentati tanto per le “vittime” quanto per l’università in generale, l’atteggiamento degli scioperanti (come anche degli studenti che avevano occupato in passato) viene presentato come un capriccio egoistico, come una richiesta irrazionale per piccoli interessi personale che mette in pericolo l’intero futuro della società. Lo studente universitario, che incarna lo Studente, diventa lo strumento principale di bullismo sentimentale, in un processo in cui il mal interpretato melodramma di persone socialmente insensibili (giornalisti e politici) è l’argomento principale nei confronti di persone che vengono licenziate, sradicate, distrutte. Il dialogo informale e multiplo dei social media ci ha mostrato che la maggior parte degli studenti che protestano per le facoltà chiuse e vanno sugli schermi e sulle prime pagine sono membri dei giovani di Nea Dimokratia. Allo stesso modo è stata rappresentata anche la parodia del corteo di venerdì a Propyleia, quello degli studenti contro lo sciopero. Ma perché nessuno parla anche degli “altri” studenti.

Gli altri studenti

Gli altri studenti sono coloro che hanno visto l’università come un rifugio lontano dal lavoro forzato [nel testo katergo, ndt] della scuola e dal gancio degli esami d’ammissione all’università. Coloro che hanno imparato in quel luogo a socializzare, a non essere d’accordo e a rivendicare. Coloro che hanno imparato a scambiare libri, opinioni e bestemmie. Coloro che hanno creduto che la conoscenza non è una informazione asciutta o un algoritmo ma un modo di stare nel mondo. Coloro che non hanno mai portato la borsa del professore e non hanno mai fatto l’elemosina ai giovani di Nea Dimokratia in cambio degli appunti. Coloro che hanno organizzato dei discorsi, dei concerti e delle riviste autogestite, coloro per i quali una rima in una nota a fondo pagina è più importante del corso di tutti i semestri di latino. Coloro il cui il tempo libero non è mai stato tempo perso e coloro che hanno insistito ad imparare attraverso il dialogo e non con la memorizzazione. Coloro che hanno copiato, hanno perso gli appelli, ma alla fine hanno imparato a modo loro. Coloro che non avevano mai un secondo pensiero per partecipare a un corteo e coloro per i quali le discussioni politiche finivano sempre all’alba. Coloro che hanno deciso che competere con chi hanno affianco non è la vita adatta. Coloro per i quali la solidarietà è la lezione più importante.

Parliamo di questi studenti e di queste università.

Fonte: alfavita

Traduzione di AteneCalling.org

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