Grecia, il ricatto delle multinazionali: part-time a soli 250-300 euro al mese


Le multinazionali che operano in Grecia sembrano voler imporre una riduzione  del salario minimo, come pre-requisito per una  maggiore e migliore competitività. Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, il governo è stato costretto a dichiarare, la settimana scorsa, che sul tema di ridurre ulteriormente il salario minimo in Grecia non si tratta.

Il  commissario UE  Maria Damanaki ha rilasciato la seguente dichiarazione  “La linea fissata dalla  Commissione europea è di ridurre il salario minimo per tutti paesi europei, al fine di migliorare la competitività delle imprese europee nel giro di due anni e mezzo “. La questione della riduzione dei salari per i giovani disoccupati e per il lavoro  part-time , è stato il tema di discussione in una riunione straordinaria tra i rappresentanti delle 11 multinazionali e il governo, svoltasi nella sede del Ministero dello Sviluppo.

É chiaro che la riduzione del salario minimo in Grecia non è spinta solo da  Bruxelles, dalla Troika, ma anche dalle grandi imprese europee, che sono alla ricerca di varie forme per comprimere il costo del lavoro ed essere in grado di competere con le imprese che hanno impianti in Europa orientale e in Asia.

In effetti, i giganti d’Europa sembra abbiano instaurato  solidi rapporti con la UE, con l’intenzione di  imporre nuovi modelli di lavoro, in primo luogo nei paesi con economie deboli,  per  poi espandersi  nel resto del territorio europeo.

Sulla base di questa impostazione politica, la scorsa settimana è stata sollevata la questione della riduzione del salario minimo in Grecia. L’incontro si è tenuto su iniziativa del Ministro dello Sviluppo,  Hatzidakis, e ha coinvolto tutte le  grandi aziende multinazionali che operano nel paese e quelle che hanno  recentemente annunciato l’espansione delle loro attività in Grecia.

“Investiremmo di più, se la Grecia avesse condizioni  più amichevole per gli investimenti”, hanno detto gli 11 manager in una sola voce, chiedendo la riduzione della burocrazia, la riduzione dei costi energetici e la semplificazione delle procedure per le attività produttive”.

Ma i  manager sono rimasti molto  sorpresi quando il governo ha sollevato problemi rispetto alla riduzione dei  salari, in particolare per i  giovani disoccupati.

“In un paese dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli incredibili, non vedo perché ci dovrebbe essere un salario minimo vincolante. Dateci la possibilità di assumere persone con meno soldi che lavoreranno meno ore e meno giorni a settimana “, ha suggerito l’amministratore delegato di Barilla, Hellas Spilopoulos George. “Io non sono il responsabile. Porterò la proposta al ministro del lavoro”, ha affermato il ministro dello Sviluppo Kostis Hatzidakis per sfuggire alla pressione. “Esattamente di quali  livelli di salari si sta parlando?”, ha chiesto un funzionario del ministero che partecipava alla riunione.  “Potremmo dare 250-300 euro per un lavoro part-time, tre o quattro giorni alla settimana,” questa è la posizione di otto degli undici dirigenti presenti, soprattutto i manager delle società Barilla, Bic Violex e Nestlè si sono fatti portavoci di questa proposta.

Il rappresentante della Nestlé, Raymond Franke, ha messo anche un altro problema sul tavolo, che riguarda le condizioni di lavor : “Il tempo per informare un dipendente del suo licenziamento deve essere ridotto”, ha detto Franke [per evitare il pagamento delle indennità ai lavoratori licenziati].

“Il governo ritiene, che i salari minimi non possano essere ridotti ulteriormente”, ha ricordato Chatzidakis. Tuttavia, i rappresentanti delle multinazionali si sono dimostrati determinati a continuare la pressione in merito a questo tema. “Il mercato greco sta morendo. I soldi che ha promesso di dare al mercato reale, non sono sufficienti. Anche noi dobbiamo essere competitivi rispetto all’Oriente. É un’idea che si deve prendere in considerazione, per far scendere il tasso di disoccupazione e quindi dare lavoro ai giovani. Soprattutto ora, dato che   sentiamo sempre più spesso ripetere  ‘Voglio un lavoro, per qualsiasi salario’.” 

Le persone e le imprese

Minas Zooullis, CEO di Brewery ateniese. La società ha promesso nuove assunzioni nel 2013, ma tagliando  i  prezzi dei suoi prodotti.

Spiliotopoulos George, amministratore delegato di Barilla Hellas. L’azienda non ha effettuato licenziamenti  e tagli salariali, ha dei piani di investimento di circa € 6 milioni di euro nel suo stabilimento di Tebe.

Gregory Antoniadis, Vice Presidente di Unilever Hellas. La società ha annunciato la sua intenzione di trasferire in Grecia,  la produzione di 110 prodotti  ora all’estero, continuando l’espansione della propria presenza principalmente attraverso la vendita dell’olio.

Kalatzopoulos Andreas, amministratore delegato di Philip Morris. L’industria del tabacco è in grado di assorbire il 50% del tabacco greco.

Faltsetas Costantino, capo della Henkel Hellas. La società ha recentemente annunciato che trasferirà in Grecia la produzione di detergenti e detersivi Dixan, Neomat e Bref, ed ha accettato di essere prodotto da Rolco. La multinazionale tedesca nel 2000, aveva le proprie fabbriche in Grecia.

Costantino Maggioros, CEO di Friesland Campina – Noynoy. La società nel 2011, ha fatto un investimento di 10 milioni per il nuovo stabilimento di produzione nel settore del latte a Nounou Patrasso e vuole promuovere nuove linee di prodotti.

El Chaloulakos, CEO di Kraft Hellas. La multinazionale proprietaria della fabbrica Pavlidis in Grecia  prevede di aumentare la sua attività produttiva. Ha fatto una pianificazione di investimenti per 5 milioni di euro.

Dimitrios Pisimisis, CEO di Violex Bic. Durante l’incontro tra il presidente francese Francois Oland e Antonis Samaras con gli imprenditori aveva sollevato il problema  della burocrazia. L’azienda ha lanciato un piano di investimenti di 25.000.000 €  per il 2013.

Raymond Franke, capo di Nestlé. La società ha annunciato che nel 2013  avrebbe proceduto con nuovi investimenti per € 9 milioni  in Grecia.

Katerina Arvanitaki, responsabile vendite di SCA Hygiene Products. L’azienda ha espresso l’intenzione di rafforzare la propria presenza produttiva in Grecia, che rappresenta attualmente il 10% del volume delle vendite nelle categorie di carta e di igiene personale.

Le dichiarazioni della Violex Bic

Violex Bic smentisce categoricamente qualsiasi intenzione di  riduzione del salario minimo. La società ha dichiarato che “la stampa e internet hanno affermato il contrario delle affermazioni fatte, relative alla discussione tenutesi recentemente, che ha visto coinvolto l’amministratore delegato della Vic Violex, Dimitris Pisimisi, in merito ai tagli salariali in Grecia. La società afferma che non ha mai  espresso queste opinioni e che non solo non è  vero, ma è tutto il contrario. “

E sottolinea che “non è d’accordo ufficialmente sui tagli salariali,  perché la ritengono una misura  inefficace. Dimitris Pisimisis nel recente passato, in un’intervista alla stampa, aveva affermato che  la scarsa competitività dei loro prodotti nel nostro paese, era dovuta agli alti stipendi”.

Al contrario, invece, ora afferma che la  “Violex Bic  ha sostenuto attivamente i propri dipendenti, riconoscendo  loro un contributo allo sviluppo dopo  aver fatto dei piccoli tagli al salario, e che  continuerà  a concedere aumenti, nel rispetto degli accordi settoriali esistenti”. Ricorda inoltre che la società ha investito nel corso degli ultimi 10 anni più di 250 milioni di euro nel nostro Paese e continua a espandersi. Ha realizzato un investimento di  25 milioni lo scorso anno  e altri 25 milioni  quest’anno, e che la loro politica è “la creazione di posti di lavoro, nel rispetto dei propri dipendenti”.

di Chiotis Claus

Atene 3/3/2013

Originale in greco: to vima

Tradotto da atenecalling


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