I lavoratori greci che si sono ispirati all’Argentina / The Greek workers who took inspiration from Argentina

Worker-Self-Management

Traendo ispirazione dal movimento delle Fabbriche Recuperate in Argentina, la fabbrica della Vio.Me, in Grecia, ha cominciato la produzione in l’autogestione dei lavoratori.

Nota del redattore: Durante la crisi finanziaria del 2001/02 e la depressione economica in Argentina, mentre centinaia di fabbriche e di imprese chiudevano i battenti lasciando i loro lavoratori senza stipendio, si era avviato un movimento di massa, di base per recuperare le fabbriche da parte e a favore della gente. Con il motto “Occupa! Resisti! Produci!”, i lavoratori hanno occupato centinaia di imprese in tutto il paese e hanno continuato a farle funzionare in autogestione, come cooperative che appartenevano ai lavoratori.

Il caso esemplare del Movimento delle Fabbriche Recuperate, che è stato ben presentato nel documentario di Naomi Klein The Take, è senz’altro la Fabbrica Zanón-FaSinPat. Recentemente, la stimolante storia della FaSinPat e delle altre fabbriche recuperate hanno avuto risonanza nel paesaggio sociale della Grecia colpita dalla crisi, dove all’inizio dell’anno alcuni lavoratori hanno occupato la fabbrica della Vio.Me a Salonicco e hanno avviato la produzione sotto l’autogestione dei lavoratori.

Quest’articolo descrive con chiarezza ciò che i redattori del ROAR, Leonidas Oikonomakis e Jerome Roos, rifacendosi al lavoro di John Holloway “The Invisible Committee” e altri, hanno definito come il fenomeno di risonanza tra i movimenti sociali.

Di Ignacio Chausis per Tiempo Argentino. Tradotto dallo spagnolo da Tamara van der Putten.

Il tango, Maradona e il neo eletto Papa Francesco sono alcuni dei riferimenti immediati usati da uno straniero per descrivere Argentina. Oggi, questo pantheon di simboli che formano parte del DNA nazionale comprende anche le fabbriche recuperate: almeno questo vale per i circa 50 lavoratori della Vio.Me, una fabbrica greca di materiali edili che è diventata la prima azienda gestita dai propri lavoratori e che si è “ispirata” all’ex fabbrica Zanon in Argentina, attualmente conosciuta come FaSinPat (Fábrica sin Patrones o Fabbrica senza Padroni).

La storia è cominciata nel Maggio 2011, quando la società madre Philkeram-Johnson ha smesso di pagare gli stipendi alla società sussidiaria Viomichaniki Metalleutiki (Vio.Me), situata a Salonicco, Grecia, nel mezzo della devastante crisi economica e sociale che il paese sta affrontando da circa tre anni. Dopo il fallimento delle trattative per raccogliere i salari non retribuiti, i lavoratori hanno occupato la fabbrica, e, poco dopo, i suoi proprietari l’hanno abbandonata. Inizialmente, i lavoratori hanno deciso di rimanere dentro le strutture per sorvegliare i macchinari e i prodotti pronti da vendere che erano immagazzinati, ma a gennaio, dopo una serie di assemblee, hanno deciso di fare un passo in avanti e cominciare a produrre sotto la gestione dei lavoratori, una decisione senza precedenti in Grecia.

“L’esempio più conosciuto in Argentina è la Zanon” ha spiegato Theodoros Karyotis, portavoce dell’iniziativa di Solidarietà alla Vio.Me. “La verità è che i lavoratori stessi dicono che c’è una risonanza tra quello che i lavoratori della FatSinPat dicono e scrivono e quello in cui i lavoratori della Vio.Me credono e contro cui lottano. C’è una grande somiglianza”.

La fabbrica di ceramiche Zanon in Argentina è probabilmente il caso più emblematico di una fabbrica gestita dai suoi lavoratori. A dicembre scorso, dopo una lotta di oltre dieci anni, il Tribunale ha dichiarato una procedura di bancarotta, che ha fatto passare il marchio e lo stabilimento di produzione nelle mani dei lavoratori della cooperativa FaSinPat e la provincia Neuquén ha ufficialmente riconosciuto la legittimità dell’esproprio dei lavoratori.

Come spiega Karyotis, quanto è successo in Argentina è stato particolarmente importante per la decisione dei lavoratori della Vio.Me di occuparsi loro stessi della produzione. Prima di scegliere questa possibilità, i lavoratori hanno invitato un rappresentante del Movimento per le Aziende Recuperate in Argentina, Ernesto Paret, che ha condiviso le esperienze locali e alla fine è riuscito a convincere gli indecisi.

“E’ stato un momento molto bello, molto umano, gli ultimi lavoratori che avevano ancora dei dubbi se proseguire o meno con l’autogestione, alla fine, hanno deciso di farlo” ha detto Karyotis. “E’ stato quando il lavoratore argentino è venuto a condividere le sue esperienze, spiegando e descrivendo come questa battaglia va oltre il recupero della fabbrica stessa: è una battaglia che trasforma le persone, cambia completamente le persone e il loro ambiente”.

Non è stata una decisione facile, specialmente per la mancanza di esperienze e di una struttura legale per sostenere questa iniziativa. Di conseguenza, c’è stato un appello a vari gruppi sociali per la creazione di un’ “Assemblea di Solidarietà”, che attualmente è composta piuttosto da gruppi della sinistra extra-parlamentare in Grecia.

Inoltre, ogni settimana si riunisce un’ “Assemblea di solidarietà”, cui spetta aiutare i lavoratori della Vio.Me nella loro battaglia, in particolare per quanto riguarda le mobilitazioni e il coordinamento dei contatti, a livello nazionale e internazionale. A turno, poi, un gruppo dell'”Assemblea di Solidarietà” li consiglia per quanto riguarda lo sviluppo del piano imprenditoriale che permette un progetto economico vitale.

“Hanno una produzione a costi e prezzi bassi e i prodotti vanno direttamente nelle case e non ai grossisti, come gli altri prodotti della Vio.Me. Come risultato, questi prodotti possono essere distribuiti più facilmente attraverso i canali della comunità dell’economia sociale mediante i movimenti sociali”, spiegano i lavoratori della fabbrica greca recuperata.

“La Grecia adesso è intrappolata nelle grinfie della Troika e tutti i nostri diritti lavorativi, sociali e politici sono minacciati. Per questo il significato della lotta della Vio.Me è particolare, perché è il primo tentativo di autogestione di una fabbrica in Grecia e, se riuscisse, creerebbe un precedente” conclude Karyotis.

“Molte aziende hanno chiuso e molti lavoratori sono per strada, senza salario. Forse questo può essere un esempio per dare un nuovo significato e una nuova direzione alle lotte dei lavoratori verso una più grande autonomia dallo stato e dal mercato”.

di ROAR Collectiv

Tratto da roarmag

Traduzione di Atene Calling

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The Greek workers who took inspiration from Argentina

Drawing inspiration from the Recovered Factories Movement in Argentina, the Vio.Me factory in Greece has begun production under worker self-management.

Editor’s note: During the 2001/’02 financial crisis and economic depression in Argentina, as hundreds of factories and businesses closed their doors and left their workers without pay, a massive grassroots movement got underway to reclaim the factories by and for the people. Under the motto ‘Occupy! Resist! Produce!’, workers took over hundreds of businesses throughout the country and continued to run them as self-managed, worker-owned cooperatives.

The paradigmatic case of the Recovered Factory Movement, which was famously featured in Naomi Klein’s documentary The Take, is undoubtedly the Zanón-FaSinPat factory. The inspiring story of FaSinPat and other recovered factories recently resonated in the crisis-stricken social landscape of Greece, where earlier this year workers occupied the Vio.Me factory in Thessaloniki and began production under worker self-management.

This article neatly describes what ROAR editors Leonidas Oikonomakis and Jerome Roos — building on the work of John Holloway, the Invisible Committee, and others — have described as the phenomenon of resonance between social movements.

By Ignacio Chausis for Tiempo Argentino. Translated from Spanish by Tamara van der Putten.

Tango, Maradona and the recently elected Pope Francisco are some of the immediate references used by any foreigner to describe Argentina. Today, this pantheon of symbols forming part of the national DNA also incorporates recovered companies: at least that’s the case for around fifty workers at Vio.Me, a Greek manufacturer of building materials that became the first firm to be managed by its workers and took “inspiration” from the former Zanón factory in Argentina, currently known as FaSinPat (for Fábrica sin Patrones, or Factory without Bosses).

The story began in May 2011, when the parent company Philkeram-Johnson stopped paying wages to its subsidiary Viomichaniki Metalleutiki (Vio.Me) located in Thessaloniki, Greece, in the midst of the devastating economic and social crisis that has been facing the country for the past three years. After the failure of negotiations to collect unpaid wages, the workers occupied the factory, and only a short time later, its owners abandoned it. First, the workers decided to stay within the facilities in order to look after the machinery as well as the stored products for sale, but in January, after various assemblies, they decided to take it a step further and start producing under worker self-management, an unprecedented decision in Greece.

“The best known example in Argentina is that of Zanón,” explained Theodoros Karyotis, spokesman of the Vio.Me Solidarity Initiative. “The truth is that the workers themselves say there is resonance between what the FatSinPat workers say and write, and what the Vio.Me workers believe in and struggle against. There is a strong identification.”

The Zanón ceramics factory in Argentina is perhaps the most emblematic case of a company that is managed by its workers. Last December, after more than a decade of struggle, the court resolved a bankruptcy procedure that delivered both the brand and the production plant to the workers of the FaSinPat cooperative, and the Neuquén Province formally recognized the legality of the worker-led expropriation.

As explained by Karyotis, what happened in Argentina was particularly important in the decision for the Vio.Me workers to take charge of production themselves. Before deciding upon that option, the workers even invited a representative of the Movimiento de Empresas Recuperadas de Argentina (Movement for Recovered Companies in Argentina), Ernesto Paret, who shared local experiences and eventually ended up convincing the undecided.

“It was a very nice, a very humane moment when the last few workers who still had doubts about whether or not to proceed with self-management eventually decided to do so,” said Karyotis. “It was when the Argentine worker came to share his experiences, explaining and describing how this struggle goes beyond the recovery of the factory itself: it is a struggle that transforms people, it completely changes people and their environment.”

It was not an easy decision, particularly due to the lack of experience and of a legal structure to support this new initiative. Consequently, there was an appeal to various social groups for an “Assembly of Solidarity”, which currently mainly consists of extra-parliamentary Left groups in Greece.

After two months of self-management, the factory currently operates under the legal form of a trade union, with a total of 40 employees sharing a meager income according to their needs. How does the organization of production work? Although the union’s legal structure forces it to have a president or treasurer, all decisions are made within assemblies, where each worker has one vote. However, a spokesperson is in charge of communicating the decisions of the assembly.

Moreover, a “Solidarity Assembly” meets weekly and is responsible for helping Vio.Me workers in their struggle, particularly in their mobilizations and the coordination of communication, both at the national and the international level. In turn, a team of the “Assembly of Solidarity” advises them regarding the development of a business plan that allows for a viable economic project.

Vio.Me faces the challenge of a lack of capital to proceed with production as well as the absence of legal instruments allowing it to enter the market. The workers have imaginatively responded to this challenge by trying to find alternative solutions. For example, one of the first actions was to diversify production and to experiment with the production of a new eco-friendly cleaning product.

“Greece is now trapped in the clutches of the Troika and all our labor, social and political rights are threatened. Therefore, the meaning of the Vio.Me struggle is quite special because it is the first attempt at self-management of a factory in Greece — and, if successful, it will create a precedent,” concludes Karyotis.

“Many companies have closed down, and many workers are on the street without receiving their salaries. Perhaps this can set an example to give a new meaning and a new direction to the workers’ struggle towards greater autonomy from the state and the market.”

Written by ROAR Collective

Published on roarmag

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