Ierissos: il paese che ha imparato a condividere tutto

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Oggi non ho nessuna nota struttura da presentarvi: in questo quartiere non ci sono né corsi di studio sociali, né mercati senza intermediari, né ambulatori sociali. Eppure la solidarietà qui tocca il suo apice. Benvenuti a Ierissòs.

 “E’ l’elemento fondamentale di ogni lotta. Senza forti legami con i tuoi compagni di lotta non combatti per niente” dice Melachrinì Liàkou, mentre una decina di donne bevono il caffè nel salotto di casa sua. Non c’è bisogno di vedere tante cose per capire cosa intende, basta essere un minimo attenti. La maggior parte di queste donne hanno dei figli: non sanno dove esattamente si trovino in questo momento, ma sono sicure che qualche compaesano li sarà andati a prendere a scuola, gli avrà dato da mangiare, li avrà messi a studiare, visto che loro si trovano “a lavorare per la lotta”. Quando una di loro ha fame, arriva il piatto caldo della zia che abita accanto.

I bisogni delle persone qui non sono una questione individuale: troverai subito qualcuno al tuo fianco, qualsiasi cosa ti servirà. “Non smettiamo di preoccuparci per il nostro vicino a nessun ora del giorno o della notte ” dice Anni Vassileìou. “Facciamo molte cose insieme: scriviamo testi, organizziamo le nostre azioni. La prima azione collettiva e seria di solidarietà risale al 2010: allora si era allagato Stratòni (n.d.r il villaggio dei minatori, dove è la sede dell’El Dorado), pulivamo le case e cucinavamo tutte insieme. 

Nell’agosto del 2011 abbiamo costruito tutti insieme l’asilo nido del nostro villaggio e l’estate scorsa abbiamo smantellato le scale verso la spiaggia messe dalla società con il suo logo per mettere le nostre. Ed oggi se ti fai un giro ti sorprenderesti per la quantità di cibo, dolci, acqua, frutta. Il paese condivide tutto e ormai ha imparato anche a prendere: quasi senza alcuna vergogna, se qualcuno di noi non può pagare l’imposta straordinaria sulla casa, verrà aiutato da tutti”. 

“Quando c’è qualche mobilitazione e dobbiamo esserci, si organizzano gruppi che cucinano e fanno baby-sitting collettivi. Non ci preoccupiamo ormai per i nostri figli”, dice Lola Chrysouli. Forse l’esempio più caratteristico di solidarietà reale sono i trasporti. “Dovevamo raggiungere Skouriès, andare in tribunale a Poligyros e a Salonicco. A un certo punto è diventato impossibile far fronte alle spese. Così abbiamo cominciato con il car pooling”, dice Anna Lempìda. “Ormai non c’è più nessuna macchina che va da qualche parte con a bordo solo il conducente. Dividiamo le spese. Se esci a qualsiasi momento del giorno o della notte, salirai sulla prima macchina che passerà”. E anche se ti vergogni o sei forestiero come sono io, appena ti vedranno camminare da solo, si fermeranno e ti chiederanno se ti serve un passaggio. 

 “In pochissimo tempo l’intero paese e quelli vicini vengono informati su quello che sta succedendo” dice Vasso Varvaresou. “Utilizziamo la tecnologia e per le nonne e i nonni ci sono anche le campane delle chiese”: infatti il suono delle campane è talmente familiare al movimento di Ierissòs che, quando ieri hanno suonato per informare che era venuto il confessore alla chiesa, tutte le zie e gli zii correvano alle barricate. “Le nostre vite sono ormai connesse” dice Anni. “Prima ci conoscevamo solo, scambiavamo magari qualche buongiorno. Oggi forse sei processato in Tribunale, però al tuo fianco c’è un intero paese. Così come viene minacciata la montagna, vengono minacciate anche le nostre vite. Viviamo in una continua situazione di emergenza”. 

“Abbiamo ricevuto solidarietà da tutta la Grecia. Ultimamente abbiamo chiesto alle donne di mobilitarsi. E io mi sento male perché non possiamo ricambiare” dice Vasso. ” Ma appena vinceremo, non ci fermeremo neanche per un attimo. Saremo ovunque ce ne sarà bisogno”. “Prima vedevo cose che non mi toccavano proprio, come quello che è successo a Manolada” aggiunge Lola. “Adesso la mia mente si è aperta, capisco che tutto mi riguarda. Mi dà fastidio non poter andare ai cortei di altri lavoratori a Salonicco, perché ormai so quanto importante è la solidarietà, l’ho capito sulla mia pelle. Come finirà tutto questo? Vinceremo”.

di Dina Daskalopoulou

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Fonte: efsyn

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