La persecuzione dei malati di AIDS

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Il caso delle donne sieropositive arrestate e messe alla berlina come “bomba sanitaria” dalle Autorità e dai Media prima delle elezioni del 2012 è stato dimenticato da molti. Non ha potuto però dimenticarlo Zoì Mavroudì, e ha deciso di non lasciare che anche gli altri lo dimentichino. Così è nato “Ruins”, un documentario presentato per la prima volta Domenica 15.9.13 sulle donne che, da “fallimenti” e “vittime della vita”, sono state definite “carnefici” .

Probabilmente non sapremo mai quali tragedie si sono susseguite nelle loro vite prima che le 32 donne affette dal virus HIV – AIDS diventassero prede di un gioco pre-elettorale basato sulla paura di questa malattia. Queste donne erano soprattutto tossicodipendenti o/e senzatetto, e sono state tra  le centinaia di donne – non si conosce il numero esatto – rastrellate dalla polizia, usate per convincere l’elettore “padre di famiglia” che i ministeri della Sanità e dell’Ordine Pubblico lo stessero proteggendo da un’epidemia del virus diffuso dalle prostitute immigrate.

Come viene rivelato però nel documentario, l’immagine costruita dai due ministeri, con la collaborazione dei mainstream media, dista molto da quella reale. Delle 32 donne sieropositive arrestate e accusate di prostituzione, solo una si prostituiva e tra l’altro era anche minorenne, vittima del traffico di esseri umani – cosa rispetto alla quale le autorità si sono dimostrate indifferenti – mentre la maggior parte di loro erano greche. Per quanto riguarda poi le presunte vittime, i cinque “padri di famiglia” che secondo quanto dichiarato erano affetti dal virus dell’AIDS, sono scomparsi

Tutto questo è iniziato sei giorni prima delle elezioni cruciali del 6 maggio. Sembra che due ministri e i governi che hanno avuto un ruolo principale nell’imposizione dei termini del Memorandum e nel reprimere le reazioni stessero cercando un modo per essere rieletti. Così è stata costruita la favola con le prostitute straniere che diffondono l’AIDS. Un anno e mezzo dopo quelle elezioni, guardando “Ruins” tutto diventa più chiaro. E vengono rivelati anche altri dettagli che allora quasi nessuno non aveva notato.

Il ministro della Sanità Andreas Loverdos, non solo andava nei canali televisivi mainstream a parlare della “bomba sanitaria”, nonostante avesse svolto un ruolo fondamentale nel crollo dei servizi sanitari per il controllo e la terapia del virus, ma diceva anche delle bugie dal palco delle Nazioni Unite, cioè che in Grecia l’AIDS veniva trasmesso soprattutto dalle prostitute dell’Africa sub-sahariana. Ιl ministro dell’Ordine Pubblico, Michalis Chrysochoìdis, paragonava le donne sfortunate all’immondizia.

Medici, ricercatori e attivisti che hanno approfondito i dati del caso, parlano nel documentario, svelando tutta la copertura dell’ipocrisia governativa. Gli spezzoni dei telegiornali e le trasmissioni di quei giorni, con le tragiche immagini delle donne malate e i presentatori che riproducevano e gonfiavano ancor di più la propaganda e la caccia alle streghe, fissano la tetraggine del sistema mediatico mainstream nei giorni dei Memoranda.

“Non potevo dimenticare”

Le operazioni di rastrellamento sono state portate avanti fino all’Agosto 2012. Quando, poche settimane dopo, hanno cominciato a scarcerare le prime donne sieropositive, l’attrice e scrittrice Zoì Mavroudì ha capito che questo caso sarebbe stato dimenticato e ha deciso di creare un documentario – il suo primo – per tenerlo vivo. Quando le chiedo perché di tutte le storie che genera la crisi lei ha scelto questa, risponde “perché questa non potevo dimenticarla, è stata una storia che mi ha ha scosso molto”.

L’anno trascorso ha incontrato – nel carcere ma anche fuori – due delle donne sfortunate e due delle loro madri. E’ riuscita ad avvicinarle tramite una Organizzazione Non Governativa e gli attivisti che le avevano sostenute nel periodo precedente e soprattutto attraverso l’Iniziativa di Solidarietà con le Donne Sieropositive Perseguitate, un’organizzazione che aveva mantenuto un contatto ininterrotto con loro.

“Il contributo delle attiviste è stato cruciale in questo caso. Dopo la procedura dell’arresto preventivo, lo stato non era preparato ad affrontare i bisogni delle donne sieropositive” dice Zoì Mavroudì. “In realtà, le organizzazioni si sono messe in mezzo per coprire questa mancanza dello stato. E parliamo di organizzazioni che offrono un lavoro sostanziale, senza alcun finanziamento, come è l’Iniziativa di Solidarietà Con le Donne Sieropositive Perseguitate”.

Η παραγωγός του "Ruins", Ντόρα Οικονομίδου (αριστερά) και η σκηνοθέτιδα, Ζωή Μαυρουδή (δεξιά) κατά την παρουσίαση του ντοκιμαντέρ στις 11/9/2013

La produttrice di “Ruins” Dora Oikonomidou (a sinistra) e la direttrice Zoì Mavroudì (a destra) durante la presentazione del documentario l’11.9.13

La direttrice ammette che fino ad allora sapeva poco sul trattamento dell’HIV – AIDS. Componendo le informazioni, si è resa conto che la catena della cattiva informazione riguardo alla crescita dei casi della malattia e la manipolazione dei dati dai politici affinché potesse essere coltivato un clima di panico erano cominciate molto tempo prima. “La firma della disposizione sanitaria – approvata affinché potessero essere “legittimati” i fermi e i controlli senza il consenso delle donne, abolita e poi rimessa in vigore dal ministro della sanità Adonis Georgiadis – è stato per l’appunto il picco di questa manipolazione” dice Z.Mavroudì.

Il perseguimento della sieropositività

 “La disposizione cercava di creare un’esagerazione nella minacciosità dell’HIV – AIDS. Non c’era però un’epidemia del virus, né costituiva una minaccia per l’uomo medio – il padre di famiglia, come era stato presentato. E al contempo, mentre le autorità esageravano nel pericolo, tagliavano le spese per la cura dei malati di AIDS e per la vera informazione sul virus” sottolinea lei stessa.

La cosa più preoccupante però sembra essere la dimensione internazionale del fenomeno, come sottolinea nel documentario Matthew Weait, professore di Diritto e di Politica al Collegio Birkbeck dell’Università di Londra. Quanto è accaduto in Grecia, per quanto possa sembrare estremo e comodo per costruire una temporanea trappola elettorale, non costituisce un caso isolato o folkloristico.

“Quello che mi è stato rivelato durante la creazione del documentario è che in tutto il mondo viene perseguita la malattia dell’HIV – AIDS “, dice la direttrice. “Ci sono anche altri paesi -forse vi sorprenderete venendo a sapere che tra di loro ci sono anche gli Stati Uniti e il Canada – i quali con dei provvedimenti legislativi trasferiscono la responsabilità ai malati e minacciano con la carcerazione minoranze e donne. Danno il peso della prova alle persone sieropositive, stabilendo che devono loro stessi provare che avevano informato il loro compagno sulla loro sieropositività – una cosa molto difficile quando parliamo di rapporti liberi tra persone adulte”. In Canada, ad esempio, c’è una legge molto severa che persegue la possibile esposizione, la trasmissione o la non comunicazione della conoscenza del virus HIV – AIDS”. 

Proiezioni

Il Canada e Londra sono due delle prime destinazioni internazionali del documentario “Ruins” dopo le presentazioni ad Atene e a Salonicco. Parte del finanziamento del documentario tra l’altro, proviene da due sindacati britannici, Unite e Union Solidarity International.

Tra i principali collaboratori del documentario, a parte Zoì Mavroudi, ci sono anche Irate Greek, l’ Omnia TV e la rivista  UNFOLLOW.

Fonte: enet.gr

Traduzione di Atene Calling

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