Il saccheggio dell’ambiente ai tempi dei Memoranda. Un confronto tra i progetti minerari in Grecia e Romania.

Visto che ormai da un anno mi occupo della tematica “Ora, negli anni della crisi” e siccome ho lavorato, insieme ai miei collaboratori, in Colombia (1), Romania (2) e Grecia (3), il confronto è inevitabile. Confronterò il caso greco con quello della Romania (perché se comincio dalla Colombia, in molti diranno che confronto la Grecia con un paese dell’America Latina “e cosa abbiamo a che fare noi con loro, qui è Europa” e cose del genere, cose a mio avviso ridicole).

Prima di questo, però, ricordiamoci quello che prevedono i due piani minerari: 

GRECIA

Lo stato greco ha ceduto i diritti minerari di una distesa di 317.000 ettari in Calcidica, ricca d’oro, rame e altri metalli, alla multinazionale canadese Eldorado Gold.

Sono compresi un giacimento fruttifero di rame-oro a Skouries, che oggi viene stimato di un valore approssimativo di 12 miliardi di dollari, due miniere pre-esistenti insieme ai loro impianti, 310 case a Stratoni, nonché i diritti di ricerca e di estensione dell’attività di scavo con l’apertura di altre miniere. In cambio di tutto ciò, nel 2003 l’impresa ha pagato allo stato greco 11 milioni di euro, una cosa definita dai partiti del Parlamento greco e dai residenti della zona come “uno dei più grandi scandali economici del paese”.

Quelli che reagiscono al piano minerario, sostengono che l’investimento provocherà un disastro permanente per l’ambiente, con meno profitti rispetto alle perdite.

ROMANIA 

A Rosia Montana, in Romania, un’altra impresa canadese, la Gabriel Resources, e lo stato rumeno vogliono scavare, già dal 1997, il più grande giacimento d’oro nel sottosuolo europeo. Per fare ciò dovranno far esplodere tutte le montagne della zona, creando quattro miniere a cielo aperto e una grande cisterna per le scorie, che conterrà cianuro ed altre sostanze tossiche. 

I residenti che reagiscono, dicono che questo avrà delle conseguenze incalcolabili per l’ambiente ma anche per l’eredità storica di Rosia Montana, visto che là si trovano le gallerie romane sotterranee meglio conservati di tutto il mondo. 

Gli storici dicono che l’apice dell’Impero Romano è dovuto in parte all’oro di Rosia Montana e che gli artigiani dell’epoca avevano sviluppato una rete di gallerie sotterranee per gli scavi, talmente tanto magistrale, che molti lo paragonano ad un’Acropoli sotterranea.

SOMIGLIANZE 

1. Entrambi i paesi sono colpiti brutalmente dalla crisi economica.

2. Entrambi i paesi vogliono scavare l’oro adesso che i prezzi del metallo prezioso sono alti.

3. Entrambi i paesi hanno come investitori delle imprese canadesi.

4. In entrambi i paesi i residenti delle zone reagiscono, sostenendo che i piani per gli scavi avranno delle conseguenze disastrose.

DIFFERENZE

1. A Rosia Montana la polizia non ha mai messo piede, nonostante le proteste dei residenti che spesso sono state intense, e nonostante la partecipazione di attivisti stranieri, che hanno viaggiato in Romania, specie per quelle manifestazioni. A Skouries mandano i MAT.

2. Il presidente della Romania, Traian Băsescu, che si dichiara favorevole al progetto, visita Rosia Montana e parla con i residenti che reagiscono. In Grecia non ho mai sentito di un tale incontro a livelli così alti.

3. In Romania il progetto è stato affidato ad un consorzio, Rosia Montana Gold Corporation

(4). In esso, i canadesi hanno l’80,69%, mentre il restante 19,31% è rimasto sotto controllo statale. In Grecia è stato creato un consorzio simile, la “Hellas Gold”. I canadesi ne controllano il 95%, mentre il restante 5% appartiene all’impresa di costruzione “Aktor”, dell’associazione Bobolas. Lo stato greco, cioè, non ha mantenuto assolutamente niente.

4. Lo stato rumeno, in base alla Rosia Montana Gold Corp, prenderà 4 miliardi di dollari da questo investimento, compresi i diritti di sfruttamento (royalities) che riscuoterà in base alle leggi, in proporzione al metallo che sarà scavato (5). Al contrario, la Grecia ha ceduto alla “Hellenic Gold” tutto per 11 milioni di euro e non incasserà nemmeno un centesimo dai futuri diritti di scavo, visto che il codice minerario è stato scritto durante la dittatura e non prevede una cosa del genere (6).

5. Tutti i ministri passati per il ministero dell’ambiente della Romania esitano a dare un permesso ambientale al progetto di Rosia Montana e quindi ad accendere la luce verde per il suo avvio. Tra l’altro, il ministro dell’ambiente Attila Korodi, ha rifiutato nel 2007 lo studio ambientale dell’azienda, visto che non erano stati presentati tutti i documenti necessari. “In questo paese, abbiamo bisogno di investitori seri e quest’azienda, a mio avviso, non lo è abbastanza”, ha detto alla collega Georgia Anagnou. L’attuale ministro dell’Ambiente, Rovana Plumb, ha proposto di rendere pubblico l’intero dossier sulla candidatura, affinché i rumeni ne conoscano ogni dettaglio (7). In Grecia, nonostante il fatto che pende ancora la decisione del Consiglio di Stato sulla possibilità o meno di dare avvio al progetto, il ministero dell’ambiente, con un suo ordine, interviene a favore della “Hellas Gold” e ordina sostanzialmente all’Ispettorato Forestale di approvare i lavori di abbattimento della foresta vergine di Skouries, ancor prima della decisione del Consiglio di Stato (8).

6. Rosia Montana Gold Corporation cerca di convincere l’opinione pubblica rumena, con degli spot pubblicitari in TV e sui giornali. Rispetto alle pubblicità, l’azienda viene classificata terza dopo due grandi compagnie telefoniche. In questo modo controlla l’informazione interna, visto che, come denunciano i giornalisti rumeni, “è impossibile trovare articoli contro il progetto di Rosia Montana sulla stampa nazionale”. In Grecia, la “Hellas Gold” non ha nemmeno una pagina web (9) e non spende niente in pubblicità. Non sembra interessare a nessuno – e parlo soprattutto dello stato – che l’opinione pubblica greca venga informata su quello che si sta progettando in Calcidica. É come se parlassimo di un terreno deserto sul pianeta Marte. La maggior parte dei media greci tacciono, allineandosi alla linea governativa circa lo sviluppo e gli investimenti stranieri über alles, mentre il fatto che nel consorzio sia presente anche uno dei più importanti gruppi imprenditoriali greci, azionista principale anche nei media, rende la pubblicazione di qualsiasi critica al progetto praticamente impossibile.

7. In Romania il progetto è più grande (4 miniere aperte) e di conseguenza ha delle conseguenze più gravi sull’ambiente rispetto a quello di Skouries. In più sarà utilizzato il cianuro. In Grecia, in base alle dichiarazioni dei responsabili della “Hellas Gold”, no. Da quel che dicono, siccome il giacimento di Skouries contiene rame, utilizzeranno una tecnica per la metallurgia del rame che si chiama flash smelting (disgelo istantaneo) e otterranno l’oro come un sub-prodotto.

CONCLUSIONI

Lo stato rumeno, nonostante il fatto che avrà più soldi da guadagnare dai piani di estrazione dell’oro sul proprio territorio, nonostante il fatto che abbia concluso degli accordi migliori e nonostante il fatto che sia anch’esso azionario del consorzio, sembra muoversi con più maturità, responsabilità ed attenzione rispetto alla Grecia. Lo stato greco, che balla ai ritmi dei Memoranda, si affretta. Con l’unico criterio di “dare nuovi posti di lavoro” o di “portare investimenti stranieri” si muove frettolosamente e con superficialità. Tra l’altro su un tema così importante, che riguarda l’ambiente di una zona di una bellezza naturale indescrivibile.
E visto che le persone che vivono là credono che le foreste vergini che saranno abbattute non potranno rinascere e che ogni decisione presa adesso influenzerà direttamente anche le generazioni future, protestano. Anziché trovare uno stato che si inchina e li ascolta, però, quello manda i MAT per reprimere la loro voce. 

La Grecia è l’unico paese europeo in cui succede una cosa del genere. Non esiste nessun caso simile, dal momento in cui la Grecia è entrata a far parte della famiglia europea, in cui si sia tentato di imporre un progetto minerario in questo modo, con la violenza dall’alto, da uno stato europeo sul suo stesso popolo.

Queste sono cose che spesso vedi accadere nei paesi dell’America Latina. In Guatemala, dove i MAT e gli uomini di un compagnia di sicurezza privata sono intervenuti a favore dell’azienda mineraria CGN per reprimere la protesta degli aborigeni Maya. Il risultato è stato che hanno ucciso brutalmente il loro capo, tagliandolo a pezzi con il machete. In Perù, per la miniera della Newmont, dove le forze di repressione si sono scontrate con i residenti che protestavano contro il progetto, lasciandosi dietro morti e feriti. Ed in Colombia, dove, per colpa di una guerra civile che dura da 50 anni, l’esercito sorveglia le aziende private d’oro. Avevamo detto, però, che: “Noi non abbiamo niente a che fare con l’America Latina, siamo nell’euro, siamo in Europa!”

Ho chiesto all’ex ministro dell’Ambiente che aveva firmato il progetto, Yorgos Papakonstantinou, cosa ha da guadagnare, di preciso, il paese (ricordo che abbiamo preso 11 milioni di euro e basta. Nemmeno un centesimo dalle royalitiesfuture). Mi ha risposto, parola per parola: “Lo stato greco guadagna perché riceve le tasse, lo stato guadagna perché vengono assunte oltre 1.000 persone e queste persone avranno un reddito, quindi pagheranno le tasse”.

POSTI DI LAVORO

Il signor Stratoudakis della “Hellenic Gold” parla di “1.700 posti di lavoro creati direttamente e del doppio creati indirettamente”. Circa 5.000 quindi. Cosa che, con molta facilità, conferma anche il sindaco di Aristoteli, il signor Pachtas: “Mi dica, per favore, in quale altra regione della nostra patria saranno creati altri 5.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni?”.

Anche se considero volatile il numero dei posti di lavoro indiretti – perché nessuno può confermare in questo momento, ad esempio, che gli stivaloni di gomma che porteranno gli operai saranno fatti da mani greche e non verranno acquistati dalla Bulgaria – considererò che i posti di lavoro creati saranno veramente 5.000. E ancora, sottolineerò una cosa che non si sente dire spesso: in base agli studi dell’azienda, la miniera avrà una vita di 27 anni.

DOMANDE INARRESTABILI

Veniamo, quindi, alle domande a cui deve rispondere la società greca: Accetta una promessa di 5.000 posti di lavoro che dureranno per 27 anni, per abbattere centinaia di ettari di una foresta vergine? Accetta di rischiare possibili conseguenze ambientali ed incidenti? Accetta di estrarre oro che verrà fuori senza lasciare sul posto ulteriori guadagni dai diritti di estrazione, tranne quelli che risulteranno dalla tassazione dell’azienda e dei suoi lavoratori? E la cosa più importante: Accetta questo tipo di sviluppo? Sono queste le domande fondamentali che dovranno costituire il cuore di un dibattito pubblico, che normalmente avrebbe già dovuto avere luogo. Affinché tutti i greci siano informati su quanto si sta progettando in una parte della loro patria. Un progetto che ci riguarda tutti. Tra l’altro, come diceva anche Aristotele, “la caratteristica fondamentale del cittadino è la sua partecipazione all’attribuzione della giustizia e all’esercizio del potere”. Purtroppo nella democrazia greca moderna, queste cose sono scritte in piccolo.


di Yorgos Avgeropoulos
Originale in greco: efsyn 
Titolo originale: “Il silenzio non è d’oro”
Tradotto da atenecalling
(In foto la foresta primitiva prima e dopo l’inizio dei lavori)

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