Il sogno di tutti i detenuti

L’atto di Xiròs [accusato di essere un militante dell’organizzazione armata 17N, condannato a diversi ergastoli ed evaso pochi giorni fa durante un permesso, ndt] non è rivoluzionario, nè terrorista. È un’evasione simile a tutte le altre che accadono ogni tanto qui e in molti altri paesi, senza che ci siano obblighi di cambiare le leggi né i diritti costituzionali.

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Ogni detenuto sogna di evadere e proprio per questo, se lo fa, viene punito per un reato minore. Ma per il meccanismo statale in panico, l’eccesso del diritto ai permessi di uscita dal carcere è diventato ormai una questione politica importante. Christòdoulos Xiròs è evaso e lo stato di diritto ha deciso di far perdere il diritto ai permessi di libera uscita a tutti quelli accusati di terrorismo, di costruire carceri speciali entro 100 giorni, di arrestare con i pretesti più assurdi persone già scarcerate, di fare dichiarazioni e ipotizzare scenari su dove ha trascorso la notte Xiròs e su chi “vedeva” in carcere, mentre tutti i pappagalli in coro attaccano da questa mattina i diritti dei detenuti. La paura di un grande attacco terrorista, legato all’evasione di Xiròs, sarebbe ridicola se non provocasse i riflessi più estremi e più pericolosi del meccanismo statale.

L’atto di Xiros non è rivoluzionario, né terrorista. È un’evasione simile a tutte le altre che accadono ogni tanto qui e in molti altri paesi, senza che ci siano obblighi di cambiare le leggi, né i diritti costituzionali. La risposta non può essere la violazione del limite di 18 mesi per il carcere preventivo, né il divieto di concedere permessi di uscita, né le rappresaglie contro amici e parenti dell’evasore.

Questo giorno, non importa quanto importante si consideri l’evasione per l’immagine del paese, è un giorno di vergogna per come si sono ridotte le istituzioni, arrivate al punto di accusare i giudici che, in questo caso, hanno semplicemente applicato la legge in maniera letterale. Purtroppo è questa l’immagine peggiore.

di Ada Psarrà

Fonte: rednotebook

L’articolo è stato pubblicato sul giornale “I efimerida ton Syntakton”

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