Il vero motivo della chiusura della ERT

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Lo sgombero del personale rimasto all’interno dell’ex edificio della televisione pubblica (ERT) di ieri sera ad Atene è stato l’epilogo di una politica iniqua di rischio calcolato. L’immagine delle manette usate come lucchetto al cancello del palazzo ha assunto già un valore emblematico. È l’immagine dal futuro dell’Europa.

Ma c’è una storia dietro quell’immagine: l’11 giugno, senza alcun preavviso, il governo greco chiude la ERT, adducendo come motivo le riforme urgenti del piano di austerità.

L’ex direttore del reparto tecnico della ERT, Nikos Mihalitsis, ha attentamente analizzato che la chiusura dell’emittente pubblica è da ricondurre ad altri motivi. “Il primo è che il governo stava per applicare, come ha fatto infine, delle misure simili anche per altre organizzazioni pubbliche chiudendo scuole e ospedali. Serviva dunque un caso sperimentale per calcolare le reazioni”. Il secondo e più importante motivo è che i proprietari della televisione privata in collaborazione con i politici al potere, cercavano di controllare il futuro mercato delle reti televisive e, di conseguenza, le informazioni che arrivano al pubblico. Il momento della chiusura della ERT non è casuale. ERT è stata chiusa prima dell’inizio di un tender (che nell’eventualità è stato spostato alla fine del 2014, cosa che tra l’altro può essere connessa con il distacco prolungato per gli ex lavoratori della ERT) per l’istallazione di reti HD in tutto il paese. “Ci sono dei termini contrattuali in questo tender che indicano chiaramente una società greca che rappresenta gli interessi degli imprenditori di cinque canali privati, e che assicura che nessun investitore internazionale possa fare un’offerta” ha detto Mihalitsis. In Europa, e in quasi tutto il mondo, ai produttori televisivi non è permesso di avere la proprietà delle reti di distribuzione, a misura di salvaguardia dell’indipendenza delle trasmissioni. La legge greca, comunque, prevede che un produttore televisivo possa avere una minima percentuale in società del genere. Questo ha aperto lo spazio per i cinque nominati sopra di creare un consorzio e di fare domanda come tender per le infrastrutture HD. Questo consorzio (Digea) ha già vinto una call for tenders per instaurare una più piccola rete HD coprendo solo i principali luoghi della Grecia. L’assenza della ERT significa non solo l’assenza di un ente pubblico privilegiato, che avrebbe potuto influenzare il modo in cui le reti di trasmissione HD sarebbero state distribuite per il bene del pubblico, ma la chiusura della ERT significa anche che un consorzio di attori privati, in coordinamento con i loro collaboratori politici, potrà cercare di controllare qualsiasi trasmissione del Paese. Invece di andare a beneficio del pubblico, eliminando un’organizzazione pubblica inefficace, gravata da personale nominato tramite politiche clientelari, cosa parzialmente vera, si stima che la chiusura abbia portato a una perdita di oltre 300 milioni in diritti, compresi quelli per i progetti incompleti. L’importanza di questo avvenimento è evidenziata dall’ansia del ministero delle finanze, che possiede la proprietà della ERT dopo la sua chiusura, di zittire i lavoratori della ERT che sono rimasti nella sede e hanno continuato a trasmettere dall’11 di giugno. Cosa che non era riuscito a fare, fino a ieri sera. Mentre le proteste per aver staccato la spina alla televisione pubblica durante la notte sono iniziate ad arrivare da tutta Europa, il 12 giugno, l’EBU è intervenuto fornendo una piattaforma per far continuare le trasmissioni. Il 14 giugno il suo presidente Jean Paul Fillipot è volato ad Atene, per dichiarare che la chiusura costituisce un atto contro la democrazia e ha incontrato gli ufficiali del governo, chiedendo loro di fare marcia indietro sulla loro decisione. Il Capo delle relazioni istituzionali della EBU Giacomo Mazzone mi ha detto in uno scambio di mail, che l’intervento di EBU è stato un impegno “perché la EBU è convinta che il servizio televisivo pubblico sia un diritto primario per i cittadini europei e che nessuno può prevenirli dall’accedere a tale servizio, nemmeno per un solo giorno solo”. Secondo Panos Haritos, ex corrispondente della ERT nel Medio Oriente, di stanza a Gerusalemme, un giorno dopo la visita della EBU ad Atene, il ministro delle finanze ha chiesto all’ambasciatore di Israele di contattare la società fornitrice del satellite RRSAT e richiedere che la ERT venisse eliminata dal circuito satellitare attraverso il quale EBU trasmetteva il suo segnale .

“La società israeliana ha accettato la richiesta, mentre la parte greca minacciava di muoversi legalmente contro questa”, ha detto Haritos.

Il ministro delle Finanze Giannis Stournaras ha minacciato di passare a vie legali contro chiunque riproducesse il marchio della ERT mentre i lavoratori della ERT rimanevano nella sede centrale e continuavano a trasmettere tutti i giorni. EBU ha mantenuto le frequenze televisive e radiofoniche della ERT via “live streaming” sul suo sito.

EBU ha interrotto la trasmissione della ERT il 20 Agosto, dopo che il governo greco ha lanciato la “Televisione Pubblica” (DT) provvisoria, dopo aver assunto circa duecento persone che facevano parte del personale della ERT e dopo aver trasferito il segnale e i diritti, lanciando il suo primo notiziario. Alcuni lavoratori della ERT sono rimasti nella vecchia sede e hanno continuato a trasmettere dal vivo via streaming (con l’aiuto del The Press Project). All’inizio, l’emissione della DT è stata resa possibile grazie a studi privati, collegati con alcuni delle più grandi compagnie private della televisione greca. I metodi seguiti per eliminare la ERT hanno suscitato severe critiche politiche e sembrano essere pieni di irregolarità giudiziarie. La chiusura ha eluso le funzioni del parlamento ed è stata portata avanti un decreto ministeriale, promulgato insieme dal ministero delle finanze e dal vicepremier Simos Kedikoglou, convalidato però solo da alcuni dei suoi ministri. Ancora, secondo Mazzone, “ci sono stati strani spostamenti di diritti pubblicitari dal portfolio della ERT ad alcune televisioni commerciali, senza alcuna trasparenza o decisioni ponderate”. Infine, l’ex CEO e poi amministratore designato fiduciario della ERT, responsabile per la liquidazione dell’emittente, Gikas Manalis ha inviato una lettera a tutti i lavoratori, informandoli che sarebbero stati licenziati a partire dall’11 di giugno. Le lettere sono state inviate senza firma e non erano affrancate e soprattutto non avevano alcuna valenza legale o costituzionale. A giugno, le irregolarità della ERT hanno fatto cadere il primo ministro Samaras in una temporanea crisi esistenziale. Il primo ministro ha ignorato l’ordine emesso dal Consiglio di Stato di ripristinare immediatamente l’emittente pubblica. Il governo ha preso questa decisione in piena coscienza delle sue azioni e ha rifiutato di aprire la ERT, causando un rimpasto di governo dopo che il terzo socio, la DIMAR, si è dimessa. Il nuovo governo aveva un ministro per il rinnovo della ERT che è entrato in trattative con i lavoratori sul futuro dell’organizzazione e dell’edificio, non riuscendo a creare alcun consenso al riguardo. La chiusura della ERT da parte del governo di Nea Dimokratia e Pasok, rende evidenti i metodi con cui si amministra il Paese attraverso politiche di rigore e  austerità che durano da più di quattro anni. Anche questa volta, basandosi esclusivamente sulla manipolazione televisiva dell’opinione pubblica, il governo chiude un’altra voce dell’opposizione. Nel frattempo accusa chiunque parli contro di lui, di cercare di bloccare il processo di risanamento che porterebbe il Paese fuori dalla crisi a breve termine. Al contempo, i creditori del Paese, che si trovano ad Atene in questi giorni, si stanno preparando per un’altra dose amara di austerità.

di Apostolis Fotiadis

Fonte: the press project

Traduzione di Atene Calling.org

Foto di Vasilis Mathioudakis

Ascolta la trasmissione di Amisnet sullo sgombero della ERT, con contributi di Dimitri Deliolanes (corrispondente dall’Italia della ex televisione pubblica) e Margerita Dean (corrsispondente da Atene per Radio Popolare).

Fonte: amisnet

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