Il delitto di piazza Omonia nel quadro generale dei rapporti di lavoro

catene

Un giovane che aveva accompagnato la sua amica per reclamare i soldi maturati nei confronti del proprietario  è stato assassinato nel pieno giorno in un ristorante di piazza Omonia. Il proprietario appena ha visto la ex impiegata accompagnata, ha chiamato lo sgherro per risolvere la situazione. Lo sgherro – ex pugile – ha martellato di pugni il giovane sfortunato, che è morto in seguito a severe lesioni cranio-encefaliche. Questa storia di incredibile cinismo ed orrore fa parte del nuovo paesaggio disegnato in Grecia, soprattutto grazie alle politiche dei memoranda per la non protezione del lavoro. Lo schema “padrone – sgherro – impiegata non retribuita – assassinato” rispecchia le nuove condizioni negli spazi di lavoro e le nuove concezioni sui diritti e gli obblighi dei lavoratori e dei datori di lavoro.

In uno stato ben governato, non ci sarebbe spazio per un crimine del genere. Nessun datore di lavoro avrebbe pensato di “mangiare” i soldi del suo impiegato, perché l’impiegato avrebbe un arsenale legale per affrontarlo. E nessuna impiegata avrebbe bisogno di “trovare qualche uomo per accompagnarla” ad andare a reclamare i soldi maturati. La legge l’avrebbe protetta, avrebbe potuto reclamare i soldi maturati insieme all’incremento e l’indennizzo per il ritardo e prenderli in tempi logici per poter sopravvivere fin quando avrebbe trovato un altro lavoro. E ovviamente non esisterebbero degli sgherri. Cosa c’entrano gli sgherri nel regolamento delle differenze che risultano da un rapporto lavorativo?

Adesso i rapporti lavorativi vengono regolati da leggi che lasciano esposti i lavoratori ai vizi dei datori di lavoro. Se vogliono pagano (molti di loro tengono i loro impiegati senza pagarli per molti mesi, dandoli ogni tanto un anticipo), se non vogliono non li pagano (molti fanno finta di trovarsi in impossibilità economica o di dichiarare la bancarotta, ma anche con il settore Pubblico). Spesso i rapporti di lavoro riguardano il lavoro in nero, che vuol dire lavoro senza asssicurazione sanitaria, non dichiarato, senza alcuna garanzia per il lavoratore, con delle renumerazioni che vanno definite in base alla voglia del datore del lavoro. Ovviamente nessuno vuole lavorare così. Se però non lavora così, non ha proprio dei soldi. Chi accetta è esposto all’attitudine del datore di lavoro. Se è fortunato, verrà pagato. Se è sfortunato, verrà cacciato senza che gli vengano dati i suoi soldi. Chi è ancora più sfortunato, vedrà i suoi amici assassinati perchè lo hanno sostenuto nel reclamo dell’ovvio: della retribuzione per il lavoro che hanno offerto.

Ovviamente non tutti i datori di lavoro sono così. Al contrario, la maggior parte non è così. Quei pochi, quei pochissimi però che sono così, non appartengono a qualche categoria strana o deficiente, non sono persone disturbate o “cattive”. L’assassinio del giovane l’altro ieri non è una questione di responsabilità individuale, come non era anche questione di responsabilità individuale il tentato omicidio di Konstantina Kuneva che aveva messo luce, alcuni anni fa, sulla questione della volontà dei datori di lavoro di terrorizzare i sindacalisti, usando degli sgherri. Oggi lo stato sta definendo il quadro affinché le persone agiscano in modi simili. Dopo l’arresto immediato degli autori, che sono stati già mandati in tribunale, sarebbe meglio cercare i veri motivi che hanno consentito il delitto di piazza Omonia. E di riformulare il paesaggio, affinché non venga permesso un altro reato del genere, mai più.

Di Margarita Koulentianoù

Fonte: efsyn

Traduzione di AteneCalling.org

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