Imporre l’austerity, reprimere le resistenze

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Di fronte ai nuovi muri che si stanno innalzando, di fronte all’oscurantismo che vediamo alle porte, ogni collettivo, politico o sindacale, ogni essere umano con un minimo di responsabilità e sensibilità deve prendere posizione. I tempi non tollerano il silenzio e l’indifferenza.

Di Aleka Zorbalà

(avvocato e membro dell’Iniziativa di Resistenza e Solidarietà. Questo testo è il suo intervento al seminario sullo “stato di emergenza e il teorema degli opposti estremismi” organizzato nell’ambito dell’Incontro Antifascista Europeo il 12.4.2014).

Oggi, nell’era della crisi capitalista globale, in un paese dove la gente viene sterminata e depredata per la salvezza delle banche e delle società imprenditoriali, tutti si sono accorti che con l’inizio della Presidenza Greca e con l’evento scatenante della latitanza di pochissimi detenuti e imputati, lo Stato e il governo Samaràs–Venizèlos hanno iniziato un attacco mirato e organizzato su diversi livelli. Così, diventiamo quotidianamente testimoni del risveglio della fobia isterica del terrorismo che abbiamo vissuto all’epoca dell’arresto dei membri della 17N e di ELA come l’inizio solenne di una nuova crociata contro il terrorismo.

Nella Grecia dei Memoranda, per effettuare la violenta redistribuzione della ricchezza verso l’alto e per rompere tutti i contratti sociali esistenti bisogna trasformare il paese e le persone che lo abitano in un modello originale e sui generis valido per molteplici applicazioni e usi, per dovunque serva. Per riuscire in questo obiettivo, il sistema parlamentare getta via anche le ultime maschere e cerca in ogni modo di eliminare le parti più radicali della società: tutti coloro che reagiscono, resistono, rivendicano e lottano. In una parola cerca di “schiacciare il nemico interno”, ma anche tutto quello che esso simboleggia: la solidarietà, lo scontro attraverso i processi sociali, la prospettiva rivoluzionaria.

Un’eliminazione del “nemico interno” che si tenta tanto a livello repressivo, quanto a livello simbolico, dove i concetti giocano ovviamente una funzione propagandista. “Il teorema degli opposti estremismi”, “l’azione anti-sociale dei militanti”, “la protezione della democrazia da masse di estrema destra e di estrema sinistra” e via dicendo.

A livello repressivo, si cerca la riorganizzazione, il rovesciamento e la ridefinizione dell’intero quadro istituzionale che riguarda la repressione poliziesca, giudiziaria, penale e penitenziaria.

Per quanto riguarda la repressione poliziesca: rafforzamento delle forze dell’ordine, regolamentazioni privilegiate e concessioni di grazia eccezionali per i guardiani del sistema, mentre contemporaneamente le persone si suicidano, dormono per strada e mangiano immondizia.

Per quanto riguarda la repressione giudiziaria e penale: tutti si sono accorti del rovesciamento, avvenuto in questi ultimi anni, di quello che veniva chiamato “Stato di diritto”. Il suo posto è stato preso dallo “Stato della Legge e dell’Ordine”. Leggi anti-terrorismo, leggi speciali, delitti sui generis, legge contro gli “incappucciati”, circostanze aggravanti, pene più severe, aumento del numero delle carcerazioni e delle misure cautelari compongono il nuovo panorama repressivo giudiziario e l’inasprimento del trattamento penale.

Una pratica particolarmente amata dal potere giudiziario è quella del “tutti dentro!”, fregandosene dei termini e dei presupposti, delle condizioni disumane di detenzione e carcerazione dovute al sovraffollamento delle carceri.

Per quanto riguarda la repressione penitenziaria e il sistema di confinamento: già da qualche tempo il governo faceva propaganda del disegno di legge in merito al livello di repressione penitenziaria, alle carceri di altissima sicurezza. Esso si trova ormai in parlamento e sta per essere approvato. Tra l’altro, prevede:

– Creazione di Carceri di Altissima Sicurezza, di tipo C, su tutto il territorio greco e creazione di sezioni autonome di tipo C negli istituti penitenziari già esistenti. Dalla diffusione di questo modello di detenzione e dalla sua imposizione su tutta la rete degli istituti penitenziari viene prodotto “un carcere nel carcere”! In queste carceri verranno rinchiuse persone condannate o anche solo imputate per terrorismo, alto tradimento e altri reati connessi con l’associazione a delinquere, che saranno costrette a scontare una pena severa – senza alcuno sconto o beneficio – di almeno 10 anni […]. Un regime, quindi, di continuo ostaggio!

– Nelle carceri di tipo C verranno detenuti, oltre ai casi sopra elencati, anche i detenuti considerati pericolosi per la sicurezza del paese e dell’ordine pubblico, e quelli giudicati pericolosi per l’ordine e la sicurezza del carcere in cui sono imprigionati. Questa continua minaccia di trasferimento nelle carceri o nelle sezioni di altissima sicurezza mira, attraverso l’intimidazione dei detenuti, alla prevenzione di qualsiasi rivendicazione individuale o collettiva dei diritti fondamentali dei detenuti all’interno del carcere. E questa deterrenza passa attraverso l’ostaggio dei “disobbedienti”, dei detenuti attivi!

– Completa deprivazione del diritto ai permessi per i detenuti appartenenti a questa categoria speciale.

– Completa deprivazione della libertà vigilata.

– Completa deprivazione del diritto al lavoro durante il giorno.

– Il periodo per la scarcerazione di coloro che sono stati condannati all’ergastolo per partecipazione ad organizzazione terroristica aumenta fino a 20 anni, dai 16 previsti fino ad oggi.

– Deprivazione/limitazione del diritto di comunicare, per telefono o di persona, con i familiari e con l’ambiente sociale, in modi e termini che saranno stabiliti (non si sa come e su quali basi) dal regolamento interno dell’istituto penitenziario, definendo così un nuovo regime di arbitrarietà e non imparzialità.

– Previsione di “regolamentazioni favorevoli” per chi collabora. Chi è colpevole di qualsiasi atto criminale (tranne quelli di partecipazione ad organizzazione terroristica) viene premiato con la scarcerazione, la sospensione del processo penale o il licenziamento, purché dia delle informazioni o contribuisca in qualsiasi modo allo smantellamento di un’organizzazione terroristica o all’arresto di imputati o condannati latitanti per atti di terrorismo previsti nell’articolo 187A . De facto e de jure, quindi, viene istituita la figura dell’informatore, del ruffiano. Con l’incoraggiamento da parte dello stato, quindi, i criminali “penali” – grazie alla carota delle “regolamentazioni favorevoli” – diventeranno “cacciatori di teste” dei militanti politici!

– Il PM ordina in base alla sentenza di condanna o al mandato di carcerazione preventiva il trasferimento in carceri o sezioni di tipo C di detenuti ed imputati per i reati previsti dall’articolo 187A e simili. Inoltre, lo stesso PM valuta, in modo inappellabile, quali detenuti appartenenti alle altre categorie costituiscono o meno una minaccia non solo per l’ordine e la sicurezza del carcere, ma anche dell’ordine pubblico e della sicurezza, al fine di trasferirli negli istituti penitenziari di tipo C.

– Servizi speciali della polizia – il regolamento sarà confidenziale e non verrà pubblicato – gli agenti armati saranno responsabili non solo della sorveglianza esterna e perimetrica del carcere, ma controlleranno chiunque entri o esca dal carcere.

Bisogna sottolineare come gli istituti dell’isolamento in celle speciali sotterranee e la non attribuzione di permessi, nonostante finora non fossero previsti, venissero de facto applicati (in modo ovviamente illegale) nei casi dei condannati per partecipazione all’Organizzazione Rivoluzionaria 17N, Dimitris Koufontinas, Alexandros Giotopoulos e Tzortzatos.

Sui permessi

Per quanto riguarda l’istituto dei permessi vale la pena riferirci ad alcuni elementi, oltre all’ovvio effetto positivo sui reclusi e sul bilanciamento delle tensioni nelle carceri. La violazione del permesso, cioè il non ritorno del detenuto nel centro di detenzione, equivale solo al 2% dei detenuti che usufruiscono di esso! In particolare, nel 2011 circa all’1,68%, nel 2012 circa all’1,99% e per il primo semestre del 2013 circa all’1,49%. È ovvio, quindi, che la deprivazione dei permessi non ha a che fare con l’insuccesso dell’istituto, ma con altri obiettivi. Il rischio che qualcuno violi il permesso è intrinseco nella logica stessa dell’istituto.

Questo tentativo da parte del governo di creare un “confino in isolamento” per i detenuti, di far regredire il sistema penitenziario sul modello di Alcatraz, di creare confusione nei rapporti “penali” e “politici”:

 – Trasgredisce la norma sull’individualizzazione della pena e il trattamento penitenziario individuale;

– Stabilisce un regime del tutto eccezionale, un regime di discriminazione a danno di specifici detenuti ed imputati;

– Costituisce una vendetta nei confronti degli avversari duri della legalità statale – e non solo – che distrugge coscientemente la loro personalità. Queste carceri e queste zone speciali ed eccezionali, l’isolamento, la vita senza luce, senza odori, senza suoni, costituiscono una forma di tortura. Tra l’altro, l’isolamento dal cerchio familiare e sociale, con la deprivazione/limitazione della comunicazione per telefono o di persona, interrompe violentemente il contatto con il presente e il futuro di questi reclusi.

Inoltre, la creazione di carceri di altissima sicurezza, di sezioni di altissima sicurezza, l’introduzione dei braccialetti e degli altri sistemi di geolocalizazzione costituiscono un progetto economico enorme, un business economico gigantesco. Oltre a tutti gli altri obiettivi già menzionati, esso mira – tanto con la costruzione, quanto con l’appalto dei rifornimenti alimentari, della sorveglianza e dell’insieme del funzionamento delle carceri – a rafforzare specifiche società imprenditoriali, affinché anche la Grecia abbia delle carceri sul modello statunitense.

Di fronte a questi nuovi alti muri che si stanno innalzando, di fronte all’oscurantismo che si trova alle porte, ogni collettivo politico o sindacale, ogni persona con un minimo di responsabilità e sensibilità deve prendere posizione. I tempi non sopportano il silenzio e l’indifferenza.

Ed è per questo che resistiamo e lottiamo contro il trattamento speciale/eccezionale e discriminatorio dei detenuti politici e di tutti coloro che vengono definiti pericolosi solo in base all’opinione del PM e contro la logica della responsabilità collettiva, della vendetta, dei ricatti, dell’intimidazione da parte dello stato.

Contro la realizzazione di questi progetti oscurantisti, la solidarietà di chi è “fuori” va mano nella mano con la resistenza e la militanza di chi è “dentro”.

Fonte: rednotebook

Traduzione di AteneCalling.org

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