«In Grecia non entrerebbe neanche una mosca se non volesse Erdogan»

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Si chiama Osman, o almeno così si è presentato all’Agenzia di Stampa Ateniese (AΠE). È uno dei capi della mafia turca che gestisce i migranti e i profughi nel Paese vicino. Non ha bisogno di nascondersi… «Se il governo turco volesse davvero impedirci di fare il lavoro che facciamo, noi non riusciremmo a far entrare in Grecia neanche una mosca».

Ha un’attività commerciale di generi alimentari a Smirne. Un negozio grande, a Basmanè, il quartiere dei greci e degli ebrei prima del 1922 che è scampato all’incendio. I turchi lo chiamano «Damasco». Dicono che «lì ci sono più siriani che in Siria».

Ma ora l’immagine del quartiere non è la stessa dell’estate scorsa. Per le strade non c’è nessun siriano. Le autorità comunali hanno ripiantato l’erba nei parchi e nelle aiuole. Non c’è più traccia di siriani.

E invece…ci sono!

Osman ci spiega che ora «abitano nelle case che sono state messe in affitto proprio per loro. Non possono andare liberamente in giro per strada, vengono trasportati con automobili private che li passano a prendere a casa e li trasferiscono ai punti di raccolta. Da lì vengono portati ai punti di partenza».

Ci sono molti modi per passare il confine. Alcuni di questi possono sembrare buffi. Tutti permettono di capire le dimensioni del giro e l’assenza di scrupoli di chi lo gestisce.

Osman ha trasportato profughi e migranti sulla costa turca davanti a Lesbo e Chios su furgoni per il soccorso stradale carichi di automobili, o con i pullmini per la scuola dall’orario di lezione fino al mattino dopo, quando i pullman sono utilizzati di nuovo per trasportare gli allievi.

Oppure con un convoglio di auto private, per cui anche se una vettura viene fermata dalla polizia, le altre possono proseguire verso la loro destinazione. Ma ci sono anche…trasporti di VIP, come quelli di persone ricche o addirittura…carri funebri! Questi ultimi, dice Osman, sono servizi “extra” molto cari e costano quasi quanto il trasferimento sulle isole.

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AP Photo/Santi Palacios

Il “giro”

Ma torniamo a Smirne, la base del giro. L’organizzazione, che ora teme le misure che verranno prese dalle autorità turche dopo le pressioni dell’Europa, è così strutturata: ai vertici ci sono i mafiosi. La maggior parte di loro fa questo lavoro da vent’anni. In passato lo facevano per una paga decente. Ora, particolarmente negli ultimi tempi, girano un sacco di soldi e vale davvero la pena rischiare.

All’altro estremo della rete ci sono gli addetti “locali”. Quelli che hanno accesso a spazi e punti sicuri da cui far partire le barche. Loro hanno la responsabilità di mantenere sicuro il passaggio e di istruire alcuni dei migranti a guidare la barca, o di assumere qualche povero diavolo che per 100 euro a tratta trasferirà i profughi sull’isola e tornerà alla base.

In mezzo, tra i vertici e gli addetti locali, ci sono due principali categorie coinvolte: il «dealer», cioè chi raccoglie i clienti e fa da tramite per i vertici. Come fanno? Attraverso pagine Facebook, o con il passaparola per telefono. I vertici dell’organizzazione si rivolgono a loro quando c’è una barca pronta a partire, e loro semplicemente la riempiono.

Accanto a loro ci sono i «banker». È assurdo, ma vero: loro sono i banchieri dell’organizzazione, che riscuotono i pagamenti delle tariffe. Chi vuole partire paga in qualsiasi modo: denaro, pietre preziose, gioielli, addirittura antichità!

Dal momento in cui si è pagato, ci vogliono tre giorni per arrivare in Europa. Appena il trasferimento è concluso ognuno chiama un numero telefonico e comunica un codice numerico che gli è stato dato quando ha pagato. Allora il denaro “si sblocca” e il banchiere può pagare chi di dovere. All’incirca il 15 – 20% dei soldi va a quelli che hanno partecipato all’operazione, il resto lo prende il capo del giro. Nel nostro caso, Osman.

«Perché è proprio lei a prendere la maggior parte dei soldi?», gli chiediamo. Ci spiega che ha molte spese. Deve pagare le barche in plastica, che in base alle dimensioni e alla qualità del motore costano tra gli 800 e i 20.000 euro. Le barche vengono acquistate legalmente, «con la fattura», per cui la polizia non può fare nulla quando ferma qualcuno che sta trasportando barche o motori.

Lui paga anche i banchieri, tra i 20 e i 100 euro ogni volta. I banchieri però intascano tutti i soldi dei migranti che non chiamano per dichiarare il loro arrivo a destinazione. Perché? Perché ad esempio sono annegati o sono stati arrestati dalla guardia costiera e riportati nei campi di raccolta del sud est della Turchia.

«Non voglio soldi sporchi di sangue», dice Osman, con sfacciataggine direbbe qualcuno…Osman parla spesso delle «leggi morali» che distinguono il suo ruolo da quello degli altri. «Tutti i capi», dice, «sono persone con una morale»! Non fanno partire nessuno se il mare è mosso. Non fanno imbarcare più di 50 persone nelle barche grandi e 20 in quelle piccole. Loro utilizzano solo barche in plastica. Quelle di legno sono utilizzate da alcuni turchi e alcuni arabi «che usavamo come intermediari per raccogliere clienti, visto che parlano la lingua, e che poi hanno aperto un loro giro di affari. Fanno annegare un sacco di gente. Sono loro che in genere vengono presi dalla guardia costiera turca, o che provocano incidenti come quello del 28 ottobre a Lesbo».

Οικογένεια από τη Συρία στο λιμάνι της Λέσβου

Una famiglia siriana su una spiaggia di Lesbo | AP Photo/Santi Palacios

«Nessuno mi dice di smettere»

Osman è molto aggiornato sulla situazione a Lesbo. Figuriamoci su ciò che accade in Turchia. Sa degli incidenti e dei morti, degli hot spot e dei problemi sulle isole. Sa benissimo ciò che accade in Turchia. Per esempio, ci dice che un weekend di circa un mese fa non è sbarcato nessuno a Lesbo perché nella zone di Moschonisi, nel golfo di Adramitto, c’era Erdogan per la festa della raccolta delle olive. «È meglio non provocare», ci dice ridendo.

Ci saluta perché «ora ha da fare». Gli chiediamo se ha paura di averci parlato. No, non ha paura. «Te l’ho già detto. Se il governo turco volesse davvero impedirci di fare il lavoro che facciamo, noi non riusciremmo a far entrare in Grecia neanche una mosca!».

Di sicuro, ha guadagnato un sacco di soldi. «Quanto basta per far stare bene me, i miei figli e i miei nipoti. Se oggi qualcuno mi venisse a dire che devo smettere di fare questo mestiere, smetterei. Ma nessuno è mai venuto a dirmi nulla…», dice mentre ce ne andiamo.

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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