La confessione dell’assassino

roupak

 

Parti della sua confessione

Ho distrutto due famiglie, la mia e quella del ragazzo. 5-6 persone mi hanno aperto la porta della macchina, mi hanno dato dei pugni sulla testa, ho preso inconsapevolmente il coltello che avevo, per autodifesa. Un amico della vittima con una maglietta blu ha detto alla polizia “è lui, è lui”.

Mi trovavo in un’altra caffetteria, diversa da quella della vittima. Mentre ero là ho ricevuto una chiamata da D.G, ritirato dalle forze armate che avevo conosciuto nella sede di Alba Dorata a Nikea. Mi ha chiesto cosa stavo facendo, senza motivo. Mentre mi trovavo in caffetteria, ho chiamato G.P, I.K e D. Ho parlato solo con quest’ultimo. K e P. li ho conosciuti nelle sedi di Alba Dorata.

Tutte le persone che ho citato provengono dall’organizzazione locale di Alba Dorata a Nikea. Alla sede ci sono andato solo questi ultimi tre mesi. Prima non facevo parte di nessuno spazio politico. Ultimamente partecipo alle attività organizzate da Alba Dorata, perché sono indignato  per la situazione economica nel paese.

Né io né mia moglie avevamo i 20 euro previsti per iscriversi e per questo motivo non sono un membro e il mio nome non è registrato presso Alba Dorata, sono un semplice sostenitore. Ogni martedì, giovedì e venerdì le sedi di Alba Dorata sono aperte dalle 17:00 alle 21:00.

Io ci andavo alle 9 ogni giovedì, perché c’erano dei discorsi dei deputati di Alba Dorata.

Ho partecipato alla distribuzione di beni alimentari avvenuta ad Atene a metà luglio ed a una gita in Messinia, al fiume Nedas, nell’agosto 2013. E’ vero, a casa mia effettivamente c’erano il manganello, il taser e le riviste e il giornale di Alba Dorata il cui contenuto è stato da me riferito ai poliziotti. Il manganello e il taser li avevo comprati per 20 euro e li tenevo in casa per i ladri.

Stavo camminando a piedi su via Tsaldàri, dirigendomi verso la mia macchina, quando ho visto un gruppo di 40-50 persone dalla parte opposta della strada picchiarsi e a 60-70 metri da lì un gruppo di 10-15 persone, tra cui anche la vittima, che erano fermi davanti alla mia macchina.

Ho sentito dall’altra parte della strada delle urla, pensavo si trattasse di un litigio per il calcio. Ho aperto la macchina, mi sono seduto al posto del conducente e ho sentito le grida degli amici della vittima, “è lui, è lui”. Loro credevano che io stessi insieme agli altri albadorati e mi hanno aggredito.

La polizia è accorsa dopo pochi secondi dal momento dell’accaduto. Ho visto le loro moto sul marciapiede. Quando sono arrivati, c’erano 10-12 amici della vittima.

L’organizzazione locale di Nikea fornisce vestiti (vestiti militari, scarponi, magliette nere e pantaloni mimetici) ad alcune persone dell’organizzazione che fanno la guardia alle sedi.

Né io né mia moglie avevamo i 20 euro previsti per iscriversi come membri e per questo il mio nome non è registrato presso Alba Dorata.

Dopo il mio arresto ho chiamato G.P dicendogli che avevo accoltellato una persona e gli ho chiesto di trovarmi un avvocato. E’ lui che ha contatti con poliziotti, avvocati ecc, l’ho chiamato ripetutamente chiedendogli aiuto, ma lui non mi aiutava e mi ha detto che se ne fregava, che mi sarei dovuto arrangiare.

Oltre a P. forse ho chiamato anche mia moglie per tranquillizzarla. Ho aggredito Pavlos Fyssas perché era il primo che ho trovato di fronte a me, quando alcune di quelle persone mi hanno tirato fuori dalla macchina. Sono stati anche altri ad aggredirmi, ma io ho aggredito esclusivamente la vittima, perché si trovava più vicino a me. Non conoscevo la vittima né ero stato mandato lì da qualcuno, e non stavo guidando contromano. I poliziotti, quando sono arrivati, hanno visto che sono stato picchiato dalla vittima e dal suo gruppo.

Fonte: newsit

Traduzione di Atene Calling

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