La guardia costiera e le torture impunite

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Nel novembre 2013 due agenti della guardia costiera erano stati condannati per torture rispettivamente a sei e tre anni di reclusione (il secondo con la condizionale). La tortura era stata praticata con il metodo del blocco del respiro fino ai limiti del soffocamento e dell’asfissia ai danni di un rifugiato.

Ieri, c’è stato il processo di appello per gli agenti della guardia costiera. I due agenti sono stati solennemente assolti, per cui possono continuare a svolgere la loro “opera pia”.

Il fatto non desta impressione. Quasi sempre, gli agenti della guardia costiera, “colombe bianche”, vengono restituite alla società anche nei rari casi in cui vengono chiamati a dare conto dei loro reati. E non ci riferiamo solo a quando affrontano delle accuse di traffico di persone o di rapina contro i migranti.

Cosa possiamo menzionare sulla loro illegalità e impunità…

Vi ricordate del caso in cui gli agenti della guardia costiera hanno storpiato dei migranti afgani al porto di Patrasso, tagliando anche il dito a uno di loro per sfogare i loro istinti bestiali?

Ci viene in mente il caso del migrante kurdo Osman Abdullah, a cui gli agenti della guardia costiera hanno sbattuto la testa contro il cemento, nel porto di Igoumenitsa, finché ha avuto un’emorragia celebrale ed è morto.

Pensiamo anche al crimine contro il rifugiato turco Nekati Zontul [stuprato con un manganello dagli uomini della guardia costiera a Creta, nel 2001 n.d.t]. Il colpevole dello stupro è stato punito in secondo grado con 6 mesi di reclusione: pena trasformabile in una multa di 792 euro. Dettaglio importante: il suddetto agente della guardia costiera continua a lavorare, nonostante la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in seguito al ricorso del migrante, abbia condannato la Grecia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea che vieta le torture e i trattamenti inumani, obbligando lo stato greco a pagare 50.000 più le spese legali.

Del resto, anche gli agenti della guardia costiera sono dei protettori del sistema in divisa, come gli altri sbirri, per cui è normale che abbiano lo stesso trattamento da parte della giustizia.

Fonte: liberation

Originariamente pubblicato su: tsak-giorgis

Traduzione di AteneCalling.org

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