La maggior parte delle vittime è senza documenti, come possono sporgere denuncia?


“Non offre nulla in concreto, ma potrebbe diventare importante”. Quasi tutte le comunità di migranti arrivano a questa conclusione sul numero verde 11414 creato dal Ministero della Protezione del Cittadino (Ministero degli Interni, n.d.t) allo scopo di far fronte alla violenza a sfondo razziale che ha iniziato a funzionare il 10 Gennaio. La maggior parte dei migranti non sa nemmeno della sua esistenza e quando ne vengono informati evitano di utilizzarlo perché, come dicono con ironia, “sarebbe come chiamare Alba Dorata per salvarci da Alba Dorata”. Molti altri inoltre hanno paura di chiamare perché non sono in possesso del permesso di soggiorno e corrono il rischio di essere arrestati. 

Il motivo fondamentale dell’ignoranza ma anche dell’antipatia nei confronti del “gesto di buona volontà”, come viene definito dal Ministero, è dovuto in gran parte, se non esclusivamente, ai gravi rapporti tra lo stato, la polizia e i migranti. I campi di concentramento, la vera e propria operazione razzista “Zeus Xenios” e i casi di abusi della polizia hanno favorito la creazione di un’idea negativa circa la purezza delle intenzioni.

Il passato e il presente della Polizia Greca creano diffidenza  

“E’ impossibile fidarsi di chi ti ha trattato ingiustamente. La polizia e lo stato hanno dimostrato di non voler aiutarci”, dice al giornale “Avghì” la rappresentante della comunità egiziana in Grecia Rabat Hassan. Chi potrebbe darle torto? Pochi giorni fa sono stati arrestati il comandante della Caserma di Polizia di Egaleo e il comandante della Caserma di Polizia di Renti, il primo per estorsione ai danni di alcuni commercianti migranti e il secondo per furto, ricettazione ed estorsione ai danni di un 34enne Pakistano. Chi potrebbe mai dimenticare l’indifferenza dimostrata in passato dalla polizia in casi come quello di Walid, il migrante torturato dal suo datore di lavoro qualche mese fa a Salamina. Dopo l’atto criminale compiuto dal fornaio assieme ad altre tre persone le condizioni di salute di Walid erano molto gravi, eppure le autorità hanno pensato bene di sballottarlo per giorni da una cella all’altra, visto che non aveva i documenti.
E’ questo il problema più grande secondo Reza Gholami, presidente dell’Associazione Afghani Uniti della Grecia. La mancanza di tutele per i migranti irregolari. In questo caso, secondo il ministero, viene mantenuto il segreto della denuncia, ma le indagini non possono proseguire perché la vittima dovrà presentarsi alle autorità. E nessuno garantisce che non verrà arrestata.  
Solo 7 su 87 erano in possesso di un permesso di soggiorno. La denuncia anonima serve “soltanto a registrare gli incidenti. Ovviamente questo non basta”. Tra l’altro la maggior parte degli attacchi, secondo i dati della “Rete di registrazione” degli atti di violenza a sfondo razziale, avvengono contro migranti che non sono in possesso di documenti. In particolare, le vittime che hanno contattato i membri della Rete fino al 23 Ottobre 2012 erano 85 uomini e due donne, tra i 18 e 35 anni, provenienti da Afghanistan, Bangladesh, Guinea, Pakistan e Somalia. 29 di loro erano richiedenti asilo, 2 erano già stati riconosciuti rifugiati politici, 7 erano in possesso di un permesso di soggiorno, mentre 43 non avevano alcun documento regolare o erano in attesa di essere espulsi.
Non è affatto strano, quindi, che finora siano state sporte al numero verde 11414 solo 8 denunce di attacchi a sfondo razziale, il cui contenuto, secondo la Polizia Greca, è al vaglio degli inquirenti: ma come è possibile, dal momento che “la denuncia è anonima perché che se la vittima rivelasse le proprie generalità verrebbe arrestata? Come si potrà proseguire con le indagini?”, si domanda Gholami.
Seh che viene dal Senegal ma vive da anni in Grecia, aggiunge un altro elemento. “Uno dei problemi più importanti che affrontiamo in generale con la burocrazia in Grecia è che non c’è un interprete. Molti non conoscono la lingua. E’ quindi difficile descrivere l’attacco subito, e nel caso in questione anche la propria situazione”. Lui stesso fino a ieri non sapeva niente del numero verde. Come tanti altri.
Lauretta Macauley, presidente dell’Unione delle Donne Africane, ha detto che nei prossimi giorni “esamineremo questa iniziativa, ma non penso che potrà aiutare. Dal momento in cui non viene garantita la sicurezza di una persona che non ha documenti, non vedo come potrebbe cambiare qualcosa. Come farà qualcuno a chiamare la polizia sapendo che subito dopo verrà espulso?”.
di K. Papandonìou
Originale in greco: avgì
Traduzione di atenecalling
Per sapere di più sugli attacchi a sfondo razziale in Grecia:
http://www.unhcr.gr/1againstracism/category/racist-attacks-in-greece/

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