Lasciatemi vivere libera

 

sanaa

(Nella foto si possono vedere le evidenti escoriazioni sul collo di Sanaa Taleb, che secondo gli agenti si sarebbe procurata da sola…)

Oggi alle 9.00 ci sarà il processo a una migrante accusata di resistenza e di danneggiamento di proprietà altrui, che resiste alla sua espulsione coatta. Si tratta di Sanaa Taleb, una donna marocchina di 33 anni che ha mosso una grande ondata di solidarietà in molte città del paese.

È detenuta da ormai nove mesi in un cella speciale nel centro femminile di detenzione per migranti di Ellinikò, dopo essere stata arrestata il 4 aprile del 2015 perchè lavorava in un esercizio commerciale del centro di Atene senza avere i documenti.

Questo è il suo unico crimine. In un periodo in cui non può che stupire l’idea di implementare le politiche detentive e di espulsione coatta, e durante il quale spesso non vengono assicurati i termini di rispetto della legalità, invece di essere giudicato l’abuso di potere della polizia, viene portata a giudizio una donna che chiede la sua libertà almeno dai 5 anni che vive e lavora nel nostro paese.

A ottobre del 2015, pochi giorni dopo la prima estensione di tre mesi della sua detenzione, ha cominciato uno sciopero dei pasti. All’inizio di novembre è stata portata al centro di identificazione di viale Petrou Ralli e, conseguentemente, è partito il suo processo di espulsione che però si è arenato.

«“Tu te ne tornerai in Marocco, fine”, mi hanno detto. Mi hanno tenuta 4 ore in uno spazio nei sotterranei del centro di identificazione (…) Mi sono innervosita ed è allora che due poliziotti, mentre avevo le mani legate dalle manette, hanno cominciato a mettermi le mani al collo e a picchiarmi sulle gambe coi manganelli.» ha dichiarato qualche giorno dopo con una telefonata al nostro giornale Sanaa.

L’hanno poi portata all’aeroporto Eleutheros Venizelos, dove hanno cercato di farle firmare, contro la sua volontà, il documento che attestava la sua volontaria partenza dalla Grecia.

Secondo la sua stessa testimonianza, davanti alla sua resistenza, i due poliziotti sono stati costretti, all’ultimo, a riportarla indietro al centro di detenzione di Ellinikò, dove anche le altre detenute hanno potuto vederla: una donna ricoperta di sangue e coi vestiti a brandelli. «Ha cominciato a inveire, a urlare, ha causato dei danni all’automobile e si è data ad atti di autolesionismo.» hanno affermato i poliziotti.

Dopo il tentativo di espulsione, la sua salute mentale è andata deteriorandosi. Dopo la diagnosi fattale dai medici all’ospedale di Dafni, nella quale si legge che la prolungata detenzione è altamente nociva alla sua salute, la donna ha deciso di fare domanda di scarcerazione. La domanda è stata rifiutata pochi giorni prima di natale, e l’8 gennaio le è stato comunicato il prolungamento detentivo di ancora tre mesi.

Sabato scorso 400 persone, tra quali molti migranti, hanno partecipato alla manifestazione di solidarietà in vista del processo di oggi, partita da piazza Viktoria.

“Lasciate che Sanaa viva libera”, grideranno i solidali durante le mobilitazioni che sono state organizzate in diverse città (Atene, Volos, Patrasso, Xanthi).

di Kostas Zafeiropoulos

Fonte: efsyn

Traduzione di AteneCalling.org

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