L’atmosfera da ghetto si diffonde ad Atene

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Si può vivere ad Exarchia oggi? Ovviamente sì, visto che migliaia di persone vivono in questo quartiere, un tempo borghese. Ma la domanda è in qualche modo provocatoria. Ci penso spesso, ogni volta che passeggio intorno a piazza Exarchion e nelle strade limitrofe, ogni volta che le immagini superesasperate del diritto all’anarchia portano ad esperienze indesiderate e ad impressioni confuse. Exarchia ha incorporato nel suo dna l’idea di “Ateneità”, ma negli ultimi (molti) anni si è staccata alla città.

La “Repubblica” di Exarchia, in qualche modo ha creato una sua impenetrabilità e una sua legge, vive con i ritmi di un vecchio calendario. Il clima è ormai talmente saturo della tolleranza verso una “situazione speciale” (a causa della paura e dell’inefficienza), che qualcuno potrebbe dire che Exarchia è una zona grigia ateniese. Quest’affermazione riguarda una enorme area che va dall’incrocio di Corso Alexandras con via Spiridonos Trikoupi, fino a quello tra via Diodotous e via Ippokratous, riguarda di fatto centinaia di palazzi e di vecchie case a due o tre piani, scuole, sportelli studenteschi, cinema e diverse attività. È un intero mondo che, volente o nolente, vive sotto uno stato di cose particolare.

Sono molti quelli che non vanno a Exarchia, persino di giorno, almeno che non possano proprio evitarlo. Non posso dargli torto. Ci vado, però, spesso, anche senza una ragione, per fotografare e vivere l’ambiente del quartiere. Ci sono momenti in cui questa profonda aura ateniese di Exarchia mi avvolge, allo stesso modo quando sono nei vicoli verso corso Alexandras, dove in alcuni punti si è salvato un clima d’altri tempi.

Nonostante ciò, la situazione è arrivata ad un punto limite. L’apparenza della piazza, al giorno d’oggi, sembra quella di un’occupazione e anche il lampione, di per sé un’opera d’arte, è vandalizzato. Tutti però passano come se niente fosse, mentre decine di isolati sono imbevuti di teppismo, di sporcizia, sistematicamente ostaggio del quartiere. Se prendete via Themistokleous, per esempio, o via Emmanuil Benaki, da via Panepistimiou fino a via Kallidromiou, vi renderete conto che succede tutto quello che non dovrebbe succedere.

In particolare: la gestione dello spazio privato e pubblico è stata abolita, mentre la maggior parte delle superfici visibili è stato integralmente coperto da manifesti e graffiti. Ai portoni dei palazzi è venuto a mancare il diritto alla proprietà privata, Non esiste neppure un sono edificio, dei molti che ci sono a Exarchia, che non sia interamente vandalizzato.

E questo è semplicemente quello che si vede a prima occhiata, il primo impatto è solo un abbozzo di un sistema di conquista interna della città che vede in Exarchia in suo caposaldo ma che si espande in una vasta area verso il basso di via Patission e oltre, verso Liosion, al Pedion tou Areos, alla stazione Larisis e a Metaksourgeio. Sono gigantesche voragini nel continuum urbano, che contribuiscono all’ineguaglianza sociale e all’interruzione della funzionalità cittadina. Il problema estetico, che è naturalmente importantissimo, è semplicemente la cristallizzazione di qualcosa di più profondo, di anni di malsane abitudini, che gettano le loro radici nella disorganizzazione sociale, nel sottosviluppo economico e nella tensione intrinseca al ritardo. La sedicente “Repubblica” di Exarchia ha ormai da molto tempo deviato dalla categoria di un quartiere bohème e alternativo ed è stato preso con modi fascisti da gruppi antisociali. Tutti lo sanno ma nessuno osa mettere mano alla situazione.

È spaventoso quanta parte di Atene si sia ridotta allo stato di un ghetto.

Fonte: Kathimerini, ripubblicato da Donotlink.

(La didascalia sotto la foto in alto, nella versione pubblicata da Kathimerini recita: “La Ble Polikatoikia in piazza Exarchiaon, emblema dell’avanguardia degli anni ’30, è anch’essa diventata parte del supporto per i graffiti del quartiere).

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