Le squadracce fasciste continuano ad aggredire i migranti

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Syntagma, autobus numero 11, intorno alle 2:30 del 2 di agosto. Un percorso che Safraz Ahmed non dimenticherà mai, come non dimenticherà il compagno di viaggio che si è messo a parlargli.

“Si è messo a parlarmi, ha chiamato 4 tipi vestiti in nero e mi hanno rotto la mandibola”

“Non mi parlava, mi guardava durante tutto il percorso. Quando sono sceso, è sceso anche lui. Mi ha chiesto dove lavoravo. Quando gli ho risposto a Kallithèa mi ha detto: ‘Là ci sono molti di Alba Dorata, non ti hanno aggredito?’. Ho risposto che la taverna dove lavoro è vicino alla fermata dell’autobus e torno subito a casa, stando molto attento. Da quando è stato assassinato il ragazzo del Pakistan non ci sono state molte aggressione, ho affermato. Lui mi ha fatto capire che conosceva anche il nome di Sehzad Luqman. ‘Dove vai adesso?’ mi ha chiesto, rimanendo un po’ più indietro. In quel momento ho visto che chiamava qualcuno per farlo venire. Non ho capito, ho continuato a camminare. Poco dopo, ho sentito qualcuno tirarmi dalla mano, estrarre una cosa metallica dai pantaloni e trascinarmi verso la scuola. ‘Vieni dentro’ mi ha detto. Gli ho chiesto perché. Allora ho visto altre 4 persone. Dai cancelli rotti mi hanno spinto dentro e quando ho resistito mi hanno sbattuto contro i cancelli. Mi hanno picchiato con un tirapugni di ferro sulla testa, poi hanno cominciato a picchiarmi tutti insieme con calci e pugni. Non capivo da dove arrivavano. Chiedevo aiuto. Ad un certo punto ho visto un po’ di luce che veniva da un cellulare, c’era della gente” racconta con difficoltà Ahmed – ha la mandibola rotta – durante l’intervista di ieri organizzata da KEERFA, dopo essere stato ricoverato per 3 settimane presso l’ospedale Evaghelismòs. “Gli autori dell’aggressione indossavano magliette nere”, aggiunge il 33enne pakistano e padre di una figlia.

“Se non si fosse trattato di un migrante, avrebbero trovato chi è stato con le 12 telecamere che ci sono intorno alla scuola” ha sottolineato Javed Aslam.

 I nomi degli autori del pogrom del 2011 su internet

“Aggressioni a sfondo razziale di questo tipo non finiranno se le autorità non arrestano gli autori. Con qualsiasi tipo di legge, senza arresti, le aggressioni continueranno” sottolinea l’avvocato Thanassis Kambagiànnis, parte civile al processo contro Alba Dorata, sottolineando anche che “nel caso del pogrom del 2011, nonostante i nomi degli autori siano disponibili su internet, la Polizia Greca sostiene di non poter trovare ed arrestare i colpevoli”.

Presidio antifascista al Comune di Atene durante il giuramento del nuovo consiglio comunale

KEERFA ha convocato un presidio antifascista il 29.8.14, alle 4 del pomeriggio, di fronte al palazzo della stazione radiofonica comunale 9.84 a Gazi, dove si è svolto il giuramento del nuovo consiglio comunale. Petros Konstantinou, durante la stessa conferenza stampa, ha definito “inaccettabile” il fatto che i deputati albadorati tuttora in stato di custodia in carcere abbiano potuto usufruire di un permesso per essere presenti al giuramento. Kostantinou ha parlato di una “possibilità che viene data ai neonazi per usare le istituzioni come trampolino di lancio”.

Canzone oltraggiosa della memoria di Alexis Grigoropoulos

Nel frattempo ieri (28.9.14, n.d.t) il giornale “Ethnos” ha reso pubblico un file proveniente dal cellulare di Ilias Kassidiaris (deputato albadorato, attualmente detenuto nel carcere di Korydallos, n.d.t) – che secondo il giornale è stato registrato 7 giorni dopo l’omicidio di Alexis Grigoropoulos insieme a P. Iliòpoulos (deputato albadorato, attualmente nel carcere di Korydallos, n.d.t) – in cui i versi di una canzone nota sono cambiati per insultare in modo volgare lo studente assassinato. “Le stesse persone che offendono la memoria di un 15enne sono quelle che fanno finta di essere dei politici decorosi che giurano sul Vangelo” ha commentato l’avvocato Thanassis Kambagiannis.

di Zotou Elli

Fonte: avgi

Traduzione di AteneCalling.org

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