Lettera aperta al Ministro Panoussis

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Signor Panoussis, buongiorno.

Vorrei dirle alcune cose, ed è per questo che le mando questa lettera aperta.

In un’intervista che ha rilasciato oggi a radio Alpha, tra altre idiozie lei ha detto che: “che ti attacchino persone di 19, 20 anni, persone che non hanno fatto mai nulla nella vita se non un paio di occupazioni e due cortei e cose senza importanza, che colpiscano una persona che si è fatto strada nella vita attraverso le lettere, non ha alcun senso. Ho provato a dialogare con loro, ma non ce l’ho fatta. Il movimento dei giovani esagera, e anche io ero così da giovane. Esistono però anche delle leggi, non è che ognuno può fare come gli pare.”

Mi chiedo come sia possibile che un professore di criminologia, una scienza che ha chiare radici sociologiche, ignori completamente che la legge non è altro che un contratto sociale tra individui e non una qualche verità lapalissiana che abbia qualche tipo di valore assoluto. Ciò risulta abbastanza chiaramente da questo semplice esempio: nella Germania nazista era legale uccidere persone non di razza ariana, mentre nello Stato tedesco contemporaneo questo è illegale. Inoltre, quando parla di “legalità” va da sé che non debbano esserci, per dire, pratiche dispotiche o razziste, dal momento che queste sono punite dalla legge. No? Spero che abbia capito lo scempio del suo discorso sulla legalità.

Ma proseguiamo. quando avevo 19 anni (ora ne ho 26), non avevo fatto molto: ero al primo anno di Sociologia, avevo fatto due occupazioni e 5-6 cortei, e insomma, nulla di importante. Inoltre, studiavo su un’isola, lontano dal mio luogo di residenza, e ho avuto la possibilità di conoscere persone che lavoravano senza alcun tipo di previdenza sociale in posti squallidi e per un salario minimo, per studiare e sbarcare il lunario. Ho visto 19enni e 20enni determinati, e la lotta dei migranti reclusi del centro di detenzione di Pagani nel 2009, mentre lei faceva orecchie da mercante davanti al progetto di legge nazista per la reclusione dei migranti e dei profughi.

Ho visto ragazzi di 19 e 20 anni avere maggiori, più vaste e approfondite conoscenze di lei nel campo scientifico della criminologia che, siccome non erano i pupilli di qualche partito di governo dal colore verde come lei, ancora non sono riusciti a farsi strada tra le lettere. Al contrario, si sono fatti strada nelle lotte per l’emancipazione sociale e nelle battaglie quotidiane per la sopravvivenza. Perché mentre lei fa tanto il professore (di incredibile valore) e il ministro con uno stipendio che la rende sicuro, molti 19enni e 20enni faticano a mantenere intere famiglie. Ora forse capisce perché la criticano e la attaccano (e “per fortuna” non troppo da vicino), se non l’ha capito non importa, lei rimane uno stronzo fascista e non poco arrogante, quindi capisco le sue lacune concettuali.

E come ce la gestiamo, adesso, signor ministro? Finché ci saranno ingiustizie, Stati, potere, costrizioni, ci saranno sempre persone che con le molotov, coi kalashnikov, con gli scontri o con occupazioni cercheranno di contrastare coloro i quali vogliono perpetuare la miseria del genere umano. E alla fin fine, quando studiavamo Sociologia a 19, 20 anni e imparavamo cosa fossero la devianza, e il crimine, abbiamo letto quello che dicevano Quinneu, Tift, Sullivan o Pepinsky (criminologi marxisti e anarchici) e abbiamo concluso che “fuoco e bombe, sono contro lo Stato ed i padroni”.

E volendo, lo giustifico pure accademicamente.

P.S. É chiaro che non è una questione personale. É sempre e soprattutto questione di posizione politica, di analisi delle istituzioni, e di prassi politica. Però, a un certo punto, diventa anche questione di responsabilità personale di tutti quelli che gestiscono il potere, ed è per questo che ho scritto queste righe.

Fonte: kollectnews

Traduzione di AteneCalling.org

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