“Manca solo che li frustino”, testimonianza dalle piantagioni di Manolada

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L’esperienza nelle piantaggioni di fragole a Manolàda di un greco che ci ha lavorato per un periodo.

“Manca solo che li frustino” dice K.K, che ha lavorato là per un mese e poi è stato cacciato via, perché “l’obiettivo principale dei proprietari è quello di avere degli stranieri, soprattutto del Bangladesh e del Pakistan, possibilmente senza documenti per poterli ricattare più facilmente e, ovviamente ,per non offrirgli quanto hanno diritto dalla legge”.

Come dice al giornale, la giornata di lavoro vale 22 euro e da questi ne vengono sottratti 100 euro al mese per l’alloggio, cioè per le serre a formazione “toll” nelle quali vivono alcuni lavoratori insieme alle loro famiglie.

“L’intimidazione e il ricatto che esercitano i padroni è immenso. Letteralmente ogni due minuti – è questo il tempo reale – uno o tutti i guardiani entrano nello spazio senza alcun motivo, bestemmiano e urlano ferocemente.. sinceramente alcune volte non ci sono parole per descriverlo. Li intimidiscono, dicendo anche che li cacceranno via senza pagarli, mentre la denuncia alla polizia è la minaccia costante. Lavorano senza fermarsi in temperature che d’estate superano i 50 gradi.. Sembra orribile, ma non offrono loro nemmeno acqua potabile. Permettono di bere solo acqua della trivellazione, acqua inadatta, piena di pesticidi”.

KK sottolinea anche che queste condizioni costituiscono un regime sistematico nella maggior parte delle proprietà di fragole nella zona. “Tutti sanno cosa sta succedendo nei campi di fragole. È solo che avanza l’ipocrisia”, dice al giornale Eleutherotypìa KK.

Fonte: lifo

Traduzione di AteneCalling.org

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