Marios Lolos: «A Idomeni un chiaro tentativo di censura»

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Abbiamo parlato con Marios Lolos,  il presidente dell’EFE (Unione Greca dei Fotoreporter), del fermo di due fotoreporter a Idomeni, avvenuto poco prima dell’operazione dei MAT per “sgombrare” profughi e migranti intrappolati vicino alla stazione ferroviaria.

«È chiaro che “il primo governo di sinistra” non voleva che fotografassimo le operazioni dei MAT, dunque non voleva che venisse documentata la violenza della polizia nei confronti dei profughi. Se fossimo stati davvero allontanati per la nostra sicurezza, come hanno dichiarato, ci avrebbero permesso di restare a un centinaio di metri di distanza; sappiamo fare il nostro lavoro, sappiamo proteggerci da soli, siamo stati anche in zone di guerra. Ma è chiarissimo, non volevano che ci trovassimo lì in quel momento».

Oltre all’allontanamento dei giornalisti e dei fotoreporter che si trovavano nei paraggi, le forze di polizia sono andate oltre: hanno fotografato loro le operazioni, e hanno fatto pubblicare le foto sulla stampa. «Si tratta chiaramente di un episodio di censura. Non è mai successo in un regime democratico che la polizia svolgesse il lavoro dei fotoreporter, che fotografassero loro un’operazione e che dunque controllassero le informazioni diffuse dai media», ha sottolineato il presidente dell’EFE.

Marios Lolos è stato anche a Lesbo, dove ogni giorno arrivano decine di profughi. «Ciò che ho vissuto a Lesbo è ancora più estremo di quanto ho vissuto in alcune zone di guerra. Non puoi capire quante famiglie si abbracciavano una volta arrivate sulla terraferma. Immagina cosa passano nel loro paese per ritenere più sicura una barca di casa loro. L’Europa ha creato questa situazione, e ora costruisce barriere», sottolinea, e aggiunge: «i profughi arriveranno. Non rimarranno nei loro Paesi. Sanno che potrebbero annegare, ma verranno lo stesso. Il confine sull’Evros deve essere aperto».

Ma ha anche una storia molto bella da raccontarci. «Voglio raccontare una cosa che mi è capitata. Eravamo ad Eftaloù io e un collega e ci si erano scollate le suole dalle scarpe perché a un certo punto eravamo entrati anche noi in acqua, per dare l’aiuto che potevamo. Sono arrivati due siriani che erano appena sbarcati e ci hanno dato le loro scarpe. Abbiamo cercato a lungo di convincerli a tenerle. Insomma, non possiamo permettere che queste persone affoghino, è una questione di umanità. Invito tutti a recarsi al presidio di venerdì [18-12-2015, n.d.t.] a Omonia in solidarietà con i profughi. Dobbiamo esserci tutti».

Alla richiesta di commentare l’anno di governo di SYRIZA – ANEL il presidente dell’EFE ha risposto: «il 62% di NO non può diventare un SI. E non si può nemmeno approvare un terzo memorandum, con tutto ciò che esso comporta (aste, privatizzazione di 14 aeroporti, ecc.); non puoi firmarlo e poi dire che non sei d’accordo, facendo scendere il tuo partito in strada a protestare contro le misure che hai preso tu. Bisogna lasciare da parte i discorsi nazional patriottici e buttarsi di più su quelli di classe. Dobbiamo capire con chi stiamo e cosa rivendichiamo. E ciò che rivendichiamo è semplicemente vivere con dignità».

Quando gli abbiamo chiesto se sia percorribile un’altra strada all’interno dell’eurozona, è stato categorico: «non è possibile. Scordatevi l’Europa di vent’anni fa. Ora l’Europa ha assassini finanziari, fa affogare profughi e migranti nell’Egeo, l’Europa alimenta la Le Pen. Finché l’Europa continuerà a massacrare i popoli e a collaborare con i fascisti (Ucraina e Turchia), non esisterà nessuna Europa dei popoli. Non dobbiamo restare in questa mostruosità. I Greci hanno paura della possibilità di un ritorno alla dracma perché non gli è stato spiegato esattamente cosa sia il piano B. Hanno paura della fame che patirebbero con la dracma ma non hanno paura della fame che vivono ora con l’euro. Perché?».

Poco prima di concludere la nostra discussione, ha detto: «ho l’impressione che la Grecia sia in guerra, questo dicono le statistiche. Contiamo migliaia di morti in tempo di pace: persone che si buttano dai balconi, che soffocano a causa delle stufe, che affogano nell’Egeo, ecc. Il terzo memorandum è identico ai primi due. Solo che questo si aggiunge ai due precedenti. Se ci siamo stancati delle formazioni politiche, si possono creare dei collettivi, c’è un mondo luminoso, là fuori. Basta alzarsi dai divani e cercare movimenti e strutture a cui possiamo partecipare anche noi».

Fonte: nostimonimar.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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