Ogni paese ha il photoshop che si merita

Le conclusioni della polizia, per le quali il maltrattamento dei quattro arrestati per la rapina di Kozani sarebbe il risultato di uno scontro  tra agenti e rapinatori, è un’abusiva manipolazione della realtà che farebbe invidia persino al famoso software di grafica Photoshop. Basta confrontare il comunicato stampa di oggi della polizia (in cui si parla di “lotta tra gli agenti di polizia e i rapinatori dove è stato immobilizzata la loro macchina, […] resistenza degli imputati, caduta sul terreno”) con quello rilasciato il giorno dopo l’arresto: ogni riferimento a questa supposto conflitto titanico scompare come per incanto. 
“Uno degli arrestati ha minacciato gli agenti di polizia con un’arma, però, dopo l’intervento degli agenti, sono stati arrestati i tre imputati e liberato il privato rapito” (il comunicato per intero segue alla fine dell’articolo).
Nel servizio esclusivo pubblicato il giorno successivo agli eventi, tvxs.gr aveva descritto nel dettaglio quanto era accaduto durante l’arresto. Se il signor Dendias (ministro degli Interni greco, n.d.r.) avesse voluto prendere delle serie iniziative, avrebbe dovuto, quantomeno per via delle elementari conclusioni che si possono trarre dai comunicati della polizia, rimproverare e redarguire il comportamento della polizia locale. La copertura dell’atteggiamento violento e del pestaggio dei quattro fermati è l’ultimo di una serie di grossi errori politici del “Ministro della Protezione del Cittadino” (nome ufficiale del ministero degli Interni in Grecia, n.d.r.).
 
Il signor Dendias soffre di eccessiva confidenza. Le operazioni contro le occupazioni di Atene – che hanno avuto un notevole successo mediatico – gli avevano suggerito la certezza che qualsiasi scontro con ogni tipo di anarchici porta dei guadagni politici: mette all’angolo Syriza, toglie voti ai neonazisti in favore di Nea Dimokratia, così da trascinare il partito in testa ai sondaggi, e attira consensi tra i padri di famiglia confortati dalla linea di rigore “legge e ordine”.
La cosa era ancor più succosa in quanto non si trattava di qualche fricchettoni con capelli lunghi e dreadlocks, in procinto di fumare cannabis in qualche palazzo di via Patission, ma con dei terroristi patentati beccati nel bel mezzo di una rapina ad una banca, per di più con un cittadino greco in ostaggio. 
Ed è per questo che non c’era alcun problema a presentarli massacrati nelle foto che sono state pubblicate dalla polizia. Forse, addirittura, si dovrebbe mostrare il pestaggio, soddisfacendo quell’audienceche cerca disperatamente dei capri espiatori per tutto il suo male. E che si osasse pure, qualche randagio deputato di Syriza, ad uscire e a lamentarsi di maltrattamenti e torture.
Purtroppo per il ministro e fortunatamente per tutti i noi, la società non ha perso tutti i suoi riflessi, nonostante la crisi e il lavaggio sistematico del cervello che avviene in Tv. Non è tanto il disdegno verso le torture che ha sensibilizzato una parte importante dell’opinione pubblica, quanto il fatto che sui volti dei giovani arrestati e dei loro genitori, ognuno ha riconosciuto un pezzo di sé stesso o del proprio figlio. 
Forse la stragrande maggioranza non è d’accordo con i crimini pericolosi che sono stati commessi, ma nelle loro ragioni ha riconosciuto quello che nessun ostinato e tradizionalista commentatore potrà mai comprendere: che quando una società offre ai propri figli delle città devastate, corruzione e disoccupazione, otterrà comportamenti come quello della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” (nome del gruppo che ha attuato la rapina, n.d.r.). Questi gruppi, come l’Idra di Lerna, continueranno in vano, in modo quasi autodistruttivo, il loro percorso.
Per non parlare della seconda vittima di Korkoneas, il 15enne che ha visto il suo miglior amico assassinato a freddo quella sera in Exarchia. Tra l’altro, quando è stato rivelato il rapporto del giovane Nikos con Alexandros Grigoropoulos (ragazzo assassinato dalla polizia nel 2008 ad Exarchìa, n.d.r.), i telegiornali e i pappagalli di regime hanno cercato in tutti i modi di non riaprire quella vicenda, da dimenticare definitivamente, relegandola a “scontri” e “tumulti”. Neanche questo tentativo ha avuto un buon esito, ed il signor Dendias si è trovato in una posizione difficile, quando all’inizio Syriza e poi anche Dimar (partito della sinistra moderata, n.d.r.) hanno condannato il maltrattamento degli arrestati durante le loro interrogazioni parlamentari. Anche il Pasok, nonostante sia ormai una componente informale di Nea Dimokratia, ha chiesto delle spiegazioni, per quanto fosse molto più interessato alla coesione governativa piuttosto che al giro del mondo che le foto stavano compiendo in quel momento.
Dopo il maltrattamento dei migranti e la tolleranza verso Alba d’Oro, che hanno infangato definitivamente quel che era rimasto dall’immagine internazionale del paese, con questo suo nuovo atto eroico il signor Dendias avoca degnamente a sé il ministero del Turismo per il prossimo rimpasto di governo. “Le autorità greche non possono semplicemente photoshoppare i loro problemi. Questa cultura dell’impunità deve smettere” ha sottolineato nel suo annuncio Amnesty International. Se le conclusioni (delle indagini) di oggi dicessero la verità, avremmo dimostrato in tutto il mondo che la legge e la giustizia funzionano tranquillamente in Grecia. Essendo purtroppo vero il contrario, il signor Dendias emerge come protagonista nella competizione alla diffamazione internazionale della Grecia.
Però in questo paese facciamo proprio questo: photoshop. E poi ti dicono che i giovani si ribellano e nel paese prevale l’illegalità. Semplicemente in Grecia tutte queste manovre avvengono molto maldestramente. Quanto grotteschi sono stati gli interventi artigianali sulle foto degli arrestati, e la presentazione delle versioni di comodo della polizia!
Ogni paese ha il photoshop che si merita. Qua in Grecia abbiamo il signor Dendias.
PS: Sono passate già quasi 4 settimane e ancora nessuna organizzazione ha rivendicato la responsabilità per l’attacco con i kalashnikov alla sede di Nea Dimokratia. Che strano.. 
 
Di Stelios Kouloglou
 

L’annuncio della polizia del 2 febbraio (ossia, il primo in ordine cronologico, n.d.r.)

[…] Per l’inseguimento degli attori c’è stata l’immediata mobilitazione della polizia e parallelamente sono state informate tutte le questure confinanti. Nell’ambito della mobilitazione sono stati creati dei blocchi stradali in punti cruciali della rete autostradale ed è stato attivato un grande numero di pattuglie e di forze poliziesche.
Gli imputati – come risultò- avevano abbandonato i due veicoli con i quali erano scappati inizialmente da Velventos Kozani e sono saliti su un camioncino con vano chiuso. Dopodiché, con la minaccia delle armi, hanno immobilizzato una macchina sull’autostrada Kozani Veroia e hanno forzato il conducente a salire sul van con tre degli imputati. Gli altri quattro hanno preso la macchina del cittadino, dirigendosi verso Veroia. 
Agenti di polizia, che hanno partecipato alle ricerche, hanno rintracciato la macchina sovra-menzionata (il van) mentre si muoveva sull’autostrada Kozani-Thessaloniki in direzione di Veroia. La macchina è stata inseguita e con l’aiuto delle forze della polizia della regione di Imathia è stata bloccata dagli agenti di polizia dentro la città di Veroia. Uno degli imputati ha minacciato i poliziotti con l’arma, però dopo un intervento dinamico sono stati arrestati i tre imputati ed è stato liberato il cittadino rapito. Sono stati trovati in loro possesso e confiscati due kalashnikov, una mitraglietta tipo “Scorpion”, una carabina automatica, una pistola “Zastava” e una “Beretta”.
Prima, vicino all’autostrada Kozani-Thessaloniki, nella zona di Polymylos, è stato identificato un altro veicolo (van) con a bordo un uomo, che come risultò, aspettava in un luogo concordato così da poterli recuperare. Il veicolo (van) portava dei contrassegni tali da assomigliare ad un’autoambulanza.
Il passeggero del veicolo, rendendosi conto della presenza della polizia, ha cercato di scappare ad alta velocità e dopo essere stato inseguito è stato immobilizzato vicino alle miniere dell’ENEL a Ptolemaida. 
L’imputato è sceso dal veicolo portando in mano un kalashnikov ed è stato arrestato dagli agenti della polizia, mentre prima con l’uso di materiale esplosivo ha cercato di incendiare il veicolo, la cui parte posteriore ha preso fuoco.
Fino ad ora sono state arrestate quattro persone, mentre si ricercano altre quattro […]
Traduzione di AteneCalling

 

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