Ogni volta che mi imbatto in dimostrazioni di umanità rinasco

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« Soffochiamo, aiutateci. Chi non è a Lesbo e non può aiutare in un modo, invii un contributo. Calcolate che con 50 euro abbiamo trovato il modo di fornire un pasto a 100 persone. Sinceramente non abbiamo mai fatto un appello tanto urgente, ma siamo al limite, abbiamo centinaia di persone dalla Siria e dall’Afghanistan, soprattutto famiglie e bambini in una situazione molto difficile. Anche cinque euro possono aiutare. GR 5401405990599002101026620 Αlpha Bank , ΜΚΟ Αγκαλιά.. mobilitatevi, è una necessità reale ».

Poche ore dopo l’appello urgente fatto attraverso la sua pagina facebook dallo scrittore di Kalimnos Giorgos Tourikos Ergas, che vive a Mitlini ed è tra i membri fondatori dell’ONG « Abbraccio », il riscontro tra la gente è stato diretto e commovente.

« Avete risposto tanto numerosi e così di buon cuore che non so…grazie. Ciò che fate si traduce direttamente in cibo e vestiti per le persone che corrono lontano dall’orrore e dall’ingiustizia della guerra ».

A Lesbo negli ultimi giorni è stato letteralmente il finimondo. Ogni giorno il mare rigetta centinaia di persone. Per lo più famiglie con bambini, donne incinte e minori non accompagnati.

E le persone dell’ONG « Abbraccio » sotto la direzione del prete ortodosso Stratì Dimou corrono notte e giorno a offrire ai loro prossimi amore, ospitalità, assistenza, facendo appello a grandi e piccoli perchè si alzino dal divano.

E dal momento che una cosa è senitre e leggere di queste persone alla televisione o sui social network, un’altra e vederle e viverle da vicino, siamo entrati in contatto con Giorgos Tourikos Ergas :

Giorgos cosa succede a Mitlini negli ultimi giorni ? Puoi darci un’idea degli sforzi che riuscite a fare per soccorrere le persone che arrivano sull’isola, rischiando la vita, la cui dignità è stata annullata nei loro paesi di provenienza?

Mitilini in questo momento risulta il nodo centrale di afflusso dei rifugiati. In accordo con i dati più recenti del UNHCR più del 90 % delle persone che arrivano a Lesbo provengono da zone di rifugiati. Affrontiamo cioè un problema di rifugiati. In Grecia arrivano persone che scappano per scampare alla guerra. I flussi a Lesbo sono molto intensi. Ci sono giorni in cui da noi arrivano fino a 200 persone mentre sull’isola complessivamente fino a 700. « L’abbraccio » si trova al centro dell’isola. I rifugiati arrivano da noi, molti dopo il tragitto a piedi di sei/undici ore. Neonati, bambini, molte volte non accompagnati, famiglie, anziani. Il nostro scopo è di vedere ogni volta se c’è la necessità immediata di cure mediche, di fornire un pasto e degli abiti e di assicurare un luogo per il pernottamento, specialmente ai gruppi deboli. È stata assegnata a « L’abbraccio » un’abitazione che in mancanza di altre strutture e in assenza di enti officiali è diventata una pensione per i perseguitati. Queste persone appena riprendono forze fisiche e psicologiche, continuano la strada verso Mitilini. Cioè un altro Golgota di 45 kilometri.

-La comunità locale è sensibilizzata a

« Soffochiamo, aiutateci. Chi non è a Lesbo e non può aiutare in un modo, invii un contributo. Calcolate che con 50 euro abbiamo trovato il modo di fornire un pasto a 100 persone. Sinceramente non abbiamo mai fatto un appello tanto urgente, ma siamo al limite, abbiamo centinaia di persone dalla Siria e dall’Afghanistan, soprattutto famiglie e bambini in una situazione molto difficile. Anche cinque euro possono aiutare. GR 5401405990599002101026620 Αlpha Bank , ΜΚΟ Αγκαλιά.. mobilitatevi, è una necessità reale ».

Poche ore dopo l’appello urgente fatto attraverso la sua pagina facebook dallo scrittore di Kalimnos Giorgos Tourikos Ergas, che vive a Mitlini ed è tra i membri fondatori dell’ONG « Abbraccio », il riscontro tra la gente è stato diretto e commovente.

« Avete risposto tanto numerosi e così di buon cuore che non so.. grazie. Ciò che fate si traduce direttamente in cibo e vestiti per le persone che corrono lontano dall’orrore e dall’ingiustizia della guerra ».

A Lesbo negli ultimi giorni è stato letteralmente il finimondo. Ogni giorno il mare rigetta centinaia di persone. Per lo più famiglie con bambini, donne incinte e minori non accompagnati.

E le persone dell’ONG « Abbraccio » sotto la direzione del prete ortodosso Stratì Dimou corrono notte e giorno a offrire ai loro prossimi amore, ospitalità, assistenza, facendo appello a grandi e piccoli perchè si alzino dal divano.

E dal momento che una cosa è senitre e leggere di queste persone alla televisione o sui social network, un’altra e vederle e viverle da vicino, siamo entrati in contatto con Giorgos Tourikos Ergas :

-Giorgos cosa succede a Mitlini negli ultimi giorni ? Puoi darci un’idea degli sforzi che riuscite a fare per soccorrere le persone che arrivano sull’isola, rischiando la vita, la cui dignità è stata annullata nei loro paesi di provenienza?

Mitilini in questo momento risulta il nodo centrale di afflusso dei rifugiati. In accordo con i dati più recenti del UNHCR più del 90 % delle persone che arrivano a Lesbo provengono da zone di rifugiati. Affrontiamo cioè un problema di rifugiati. In Grecia arrivano persone che scappano per scampare alla guerra. I flussi a Lesbo sono molto intensi. Ci sono giorni in cui da noi arrivano fino a 200 persone mentre sull’isola complessivamente fino a 700. « L’abbraccio » si trova al centro dell’isola. I rifugiati arrivano da noi, molti dopo il tragitto a piedi di sei/undici ore. Neonati, bambini, molte volte non accompagnati, famiglie, anziani. Il nostro scopo è di vedere ogni volta se c’è la necessità immediata di cure mediche, di fornire un pasto e degli abiti e di assicurare un luogo per il pernottamento, specialmente ai gruppi deboli. È stata assegnata a

« Soffochiamo, aiutateci. Chi non è a Lesbo e non può aiutare in un modo, invii un contributo. Calcolate che con 50 euro abbiamo trovato il modo di fornire un pasto a 100 persone. Sinceramente non abbiamo mai fatto un appello tanto urgente, ma siamo al limite, abbiamo centinaia di persone dalla Siria e dall’Afghanistan, soprattutto famiglie e bambini in una situazione molto difficile. Anche cinque euro possono aiutare. GR 5401405990599002101026620 Αlpha Bank , ΜΚΟ Αγκαλιά.. mobilitatevi, è una necessità reale ».

Poche ore dopo l’appello urgente fatto attraverso la sua pagina facebook dallo scrittore di Kalimnos Giorgos Tourikos Ergas, che vive a Mitlini ed è tra i membri fondatori dell’ONG « Abbraccio », il riscontro tra la gente è stato diretto e commovente.

« Avete risposto tanto numerosi e così di buon cuore che non so.. grazie. Ciò che fate si traduce direttamente in cibo e vestiti per le persone che corrono lontano dall’orrore e dall’ingiustizia della guerra ».

A Lesbo negli ultimi giorni è stato letteralmente il finimondo. Ogni giorno il mare rigetta centinaia di persone. Per lo più famiglie con bambini, donne incinte e minori non accompagnati.

E le persone dell’ONG « Abbraccio » sotto la direzione del prete ortodosso Stratì Dimou corrono notte e giorno a offrire ai loro prossimi amore, ospitalità, assistenza, facendo appello a grandi e piccoli perchè si alzino dal divano.

E dal momento che una cosa è senitre e leggere di queste persone alla televisione o sui social network, un’altra e vederle e viverle da vicino, siamo entrati in contatto con Giorgos Tourikos Ergas :

-Giorgos cosa succede a Mitlini negli ultimi giorni ? Puoi darci un’idea degli sforzi che riuscite a fare per soccorrere le persone che arrivano sull’isola, rischiando la vita, la cui dignità è stata annullata nei loro paesi di provenienza?

Mitilini in questo momento risulta il nodo centrale di afflusso dei rifugiati. In accordo con i dati più recenti del UNHCR più del 90 % delle persone che arrivano a Lesbo provengono da zone di rifugiati. Affrontiamo cioè un problema di rifugiati. In Grecia arrivano persone che scappano per scampare alla guerra. I flussi a Lesbo sono molto intensi. Ci sono giorni in cui da noi arrivano fino a 200 persone mentre sull’isola complessivamente fino a 700. « L’abbraccio » si trova al centro dell’isola. I rifugiati arrivano da noi, molti dopo il tragitto a piedi di sei/undici ore. Neonati, bambini, molte volte non accompagnati, famiglie, anziani. Il nostro scopo è di vedere ogni volta se c’è la necessità immediata di cure mediche, di fornire un pasto e degli abiti e di assicurare un luogo per il pernottamento, specialmente ai gruppi deboli. È stata assegnata a « L’abbraccio » un’abitazione che in mancanza di altre strutture e in assenza di enti officiali è diventata una pensione per i perseguitati. Queste persone appena riprendono forze fisiche e psicologiche, continuano la strada verso Mitilini. Cioè un altro Golgota di 45 kilometri..

-La comunità locale è sensibilizzata a

« Soffochiamo, aiutateci. Chi non è a Lesbo e non può aiutare in un modo, invii un contributo. Calcolate che con 50 euro abbiamo trovato il modo di fornire un pasto a 100 persone. Sinceramente non abbiamo mai fatto un appello tanto urgente, ma siamo al limite, abbiamo centinaia di persone dalla Siria e dall’Afghanistan, soprattutto famiglie e bambini in una situazione molto difficile. Anche cinque euro possono aiutare. GR 5401405990599002101026620 Αlpha Bank , ΜΚΟ Αγκαλιά.. mobilitatevi, è una necessità reale ».

Poche ore dopo l’appello urgente fatto attraverso la sua pagina facebook dallo scrittore di Kalimnos Giorgos Tourikos Ergas, che vive a Mitlini ed è tra i membri fondatori dell’ONG « Abbraccio », il riscontro tra la gente è stato diretto e commovente.

« Avete risposto tanto numerosi e così di buon cuore che non so.. grazie. Ciò che fate si traduce direttamente in cibo e vestiti per le persone che corrono lontano dall’orrore e dall’ingiustizia della guerra ».

A Lesbo negli ultimi giorni è stato letteralmente il finimondo. Ogni giorno il mare rigetta centinaia di persone. Per lo più famiglie con bambini, donne incinte e minori non accompagnati.

E le persone dell’ONG « Abbraccio » sotto la direzione del prete ortodosso Stratì Dimou corrono notte e giorno a offrire ai loro prossimi amore, ospitalità, assistenza, facendo appello a grandi e piccoli perchè si alzino dal divano.

E dal momento che una cosa è senitre e leggere di queste persone alla televisione o sui social network, un’altra e vederle e viverle da vicino, siamo entrati in contatto con Giorgos Tourikos Ergas :

-Giorgos cosa succede a Mitlini negli ultimi giorni ? Puoi darci un’idea degli sforzi che riuscite a fare per soccorrere le persone che arrivano sull’isola, rischiando la vita, la cui dignità è stata annullata nei loro paesi di provenienza?

Mitilini in questo momento risulta il nodo centrale di afflusso dei rifugiati. In accordo con i dati più recenti del UNHCR più del 90 % delle persone che arrivano a Lesbo provengono da zone di rifugiati. Affrontiamo cioè un proble

« L’abbraccio » un’abitazione che in mancanza di altre strutture e in assenza di enti officiali è diventata una pensione per i perseguitati. Queste persone appena riprendono forze fisiche e psicologiche, continuano la strada verso Mitilini. Cioè un altro Golgota di 45 kilometri..

-La comunità locale è sensibilizzata al dramma di queste persone ? La gente in tutto il resto della Grecia risponde ai vostri appelli quotidiani ad inviare aiuti ?

La società ha realmente cambiato opinione in relazione al 2008/2009, altro momento in cui il fenomeno era in evidenza. D’altra parte Lesbo è tristemente un luogo di rifugiati e non dimentica facilmente. Anche personalità importanti come l’Arcivescovo sentono di più la necessità di parlare e di vedere la verità. L’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronimos, ha dichiarato qualche giorno fa vedendo quanto succede nelle isole : « Tutti questi migranti sono il risultato delle nostre stesse energie, di noi cosiddetti del « mondo occidentale ». Noi stessi, con le nostre energie, li costringiamo ad abbandonare le loro patria e ora li stipiamo come pecore al macello. ». Certo ci sono anche reazioni di persone che in un modo o nell’altro hanno idee precise contro la differenza e semplicemente aspettano ogni volta queste « occasioni » per farle uscire allo scoperto.

Bisogna sottolineare anche che, fino a quando il problema non si risolverà sostanzialmente e fino a quando il ruolo dello stato lo svolgeranno alcuni volontari come quelli de « L’abbraccio », le lamentele e la tensione saranno in aumento.

All’appello che abbiamo fatto c’è stato grande riscontro da parte di tutta la Grecia e del mondo. Purtroppo che un’equipe di volontari da sola si sforzi di gestire tali flussi è una cosa che richiede molto tempo e necessita di fondi. Come fronteggiare altrimenti tante persone nella miseria tutti i giorni ? Facciamo quello che possiamo con le risorse e le scorte che abbiamo. Una volta siamo a corto, l’altra avanzano, siamo continuamente « all’elemosina ». Nessuno sa cosa dovremo affrontare domani, quello che sappiamo è che molti sanno bene chi siamo e ci stanno vicini.

[…]

-In tutti questi anni di attività a l’« Abbraccio » qual è la cosa che avrai per sempre in testa, quando finirà l’incubo che vivono milioni di nostri prossimi ?

L’incubo non finirà mai. È tanto forte la tensione che viviamo giornalmente da quasi otto anni ora, che pragmaticamente non posso rispondere. Una sensazione di ingiustizia per l’assurdità del mondo ma anche di speranza per la grandezza di certe anime.

Qualcosa che ricorderemo è un incidente con il prete Stratì. Davamo da mangiare ai rifugiati fuori da una centrale di polizia. Molta gente, bambini, anziani. Accosta una moto grossa cilindrata con un signore vestito di nero che comincia a insultare le persone. Il prete Stratìs, in quel momento era meglio, si alza (è anche quasi due metri di uomo e ha una certa.. massa) e arriva su di lui. « Senti » gli dice « ti darò un bastone e un coltello. Uccidi i grandi, picchia i bambini, ne sei capace ? ». Il motociclista non parlava. « Lascia stare le scemenze » continua Stratì « e dammi due soldi per dare da mangiare a Cristo affamato ». Il signore tira fuori cinquanta euro dalla tasca e glieli dà. Mettendomi davanti alla moto lo sentivo parlare da solo. « Prego ! Io mi sono fermato per lamentarmi, ho pure pagato ».. Questa è l’azione benedetta dell’amore quando è sincero.

Da quel momento in poi cosa posso dirvi ? Per i bambini. Loro soffrono di più, i bambini, i soli veramente innocenti. Mia nonna, che era di Kalimnos e si chiamava Eleni Pavlou mi raccontava una storia. Quando era piccola con migliaia di altri abitanti del Dodecaneso nel 1943, gli anni della fame nera, partì dall’isola e andò in Siria e poi a Gaza. Rimase sei anni. Li accolsero bene, una donna Siriana li ospitava e rimasero un anno intero nella sua cantina e lei dava loro quel che poteva. Vivo ed esisto, ho messo su famiglia perchè qualche buon uomo in Siria e a Gaza ha dato da mangiare a una ragazzina che sarebbe diventata mia nonna. Adesso dovrei voltare le spalle a un rifugiato siriano ?

Come nella maggior parte delle isole dell’Egeo e nella tua stessa isola natale, Kalimno, c’è un nucleo di persone che assistono i rifugiati e cercano di offrirgli un sorriso, una speranza. Immagino che vi facciate forza e coraggio tra un gruppo e l’altro.

I ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile. Quasi dal niente il loro amore fa miracoli. Li conosco ma non voglio riferirmi personalmente a nessuno per non essere ingiusto. Conosco di prima mano la stanchezza e quanto sopportano.. In ogni caso voglio dire anche pubblicamente quanto sono assolutamente fiero di loro.

La Kalimnos della diaspora e dei rifugiati, attraverso la loro persona, risulta bella e umana come merita. Ho parlato con dei turisti che venivano da Kalimno e mi hanno detto che la cosa più bella che hanno visto sull’isola è la solidarietà di certe persone verso i rifugiati ! Questa è la migliore pubblicità !

Invito tutti gli abitanti di Kalimnos a abbracciare il loro sforzo. Di andare là dove batte il cuore della sofferenza umana, per quanto poco ciascuno, a imparare, a dare e a parlare con un rifugiato e a vedere che sulla faccia di un rifugiato riconosceranno la propria faccia, le proprie amare speranze.

Supportate i volontari là con tutto il vostro cuore : grecità significa amore senza confini, ospitalità da signori, esempio, abolizione della paura per lo « straniero ». Il nostro nemico non sono i rifugiati. Il nemico comune sono tutti quelli che fanno le guerre, sono gli stessi che ci hanno messi in crisi ! I « signori » del mondo, contro i quali ci può stare solo la solidarietà

_______________________________-

« L’abbraccio » , il cui presidente è il prete Stratì Dimou, è stata ed è ancora l’epicentro di una produzione di articoli molto ricca sui giornali e la stampa on-line, tanto a livello nazionale che europeo, ma anche mondiale. Amnesty International ha proposto « l’Abbraccio » e papà Stratì come simbolo mondiale di pace, mentre a livello nazionale l’organizzazione è ampiamente conosciuta ed è stata riconosciuta con molte premiazioni. « L’abbraccio » partecipa al « Village of All Together », una coalizione di ONG , che ha organizzato il primo centro europeo autogestito di libera accoglienza dei rifugiati con la sede dei volontari a Mitilini (PIKPA).

Intrattiene relazioni di supporto e collaborazione tanto con l’UNHCR che con Medecins du monde, con le autorità locali ma anche con una rete di gruppi di volontari e di collettivo di Evro (dove ci siamo incontrati come osservatori/attivisti freelance due volte nel 2009 e nel 2011) fino a Cos.

« L’abbraccio » si è incaricato dell’azione umanitaria quasi in tutte le isole dell’Egeo, in diverse zone della Grecia ma anche di campagne per problemi mondiali e scopi come il supporto dei terremotati di Haiti, di Kobane etc.

« L’abbraccio » organizza campagne e convegni di sensibilizzazione della popolazione locale e greca in generale verso « l’altro » e « lo straniero ». Un mese fa « l’Abbraccio » ha nutrito, vestito e offerto rifugio a un enorme flusso di rifugiati che è più grande di quello del 2008-2009.

Esistono calcoli secondi i quali in tutti gli anni di azione in un luogo, Lesbo, che risulta forse essere lo snodo di base del flusso di rifugiati in Grecia, « l’Abbraccio » avrebbe interagito con e aiutato più di 5.500 persone.

Come dal suo statuto e come collocazione ideologica « l’Abbraccio » non riceve finanziamenti dai fondi statali o sociali così da poter essere libera di incaricarsi di azioni ma anche di praticare critica e pressione istituzionale. La sola forza de « l’Abbraccio » sono le persone che conoscono la sua azione e si offrono di continuarla.

Fonte: kalymnosola.wordpress.com

Traduzione: Elisabetta Garieri

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