Per un governo di sinistra della sinistra

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Siamo testimoni di un periodo unico. Per la prima volta nel dopoguerra, esiste una seria possibilità che un governo di sinistra venga eletto. Ciò da solo rappresenta un punto di svolta nel corso degli eventi nazionali e internazionali – propulsivo se avrà successo, disastroso se fallirà. In questo senso, al di là dell’opinione che ognuno può avere rispetto all’affidabilità, alla dinamica, agli “allargamenti” e alla forza di SYRIZA (per quanto ci riguarda noi non ci aspettiamo troppo), nessuno dovrebbe rimanere indifferente di fronte alla possibilità che si formi un governo di sinistra o dovrebbe attenderne il fallimento per dimostrare la propria coerenza.

La situazione è estremamente difficile. Nonostante tutte le grandi lotte degli anni precedenti il collasso totalitario dei Memoranda non è stato fermato, per ragioni che non possiamo analizzare in questo testo. Comunque, la combinazione della durezza del governo e le grandi lotte hanno radicalizzato ampi strati sociali e hanno causato profondi sconvolgimenti politici. Anche se il passato è espresso principalmente nel campo elettorale, questa non è in alcun modo una ragione per svalutare questo sviluppo. Infatti,  è (o dovrebbe essere vero) l’opposto: per tutti noi che crediamo che le mobilitazioni popolari e l’auto-organizzazione siano una condizione sine qua non per il progetto di trasformazione sociale, siamo solo noi a poter  valutare le possibilità che un governo di sinistra può offrire allo sviluppo dei un movimento di massa e, naturalmente, alla sopravvivenza degli strati popolari.  

La durezza con cui SYRIZA viene trattata dalla destra greca e dall’élite politica internazionale, questo clima di terrore e ricatto simile a una “guerra civile”, sono indicativi dell’interesse di “quelli di sopra” rispetto alla possibilità di un governo di sinistra. Perché lo fanno? Perché hanno delle illusioni parlamentari? O forse perché sanno bene che nell’epoca del totalitarismo neoliberale le rotture sono proibite perché potrebbero provocare crepe nella relazione egemonica che ancora conservano su “quelli di sotto”? Se questo conta, riteniamo perfettamente normale, nonostante tutte le riserve e i disappunti per le ritrattazioni e gli aggiustamenti verso destra di SYRIZA, la scelta di ampie parti della società, ma anche del movimento, di sostenere SYRIZA alle elezioni, per mettere un freno al saccheggio delle persone, per limitare lo spazio di illegalità del capitale, il dispotismo dello stato, dei mass media, del razzismo e del fascismo dentro e fuori gli apparati statali.

Ma davvero crediamo che un governo di sinistra possa fare anche solo una minima parte di tutto ciò senza che ci sia il massimo dell’autorganizzazione e della mobilitazione delle persone? Può un governo di questo tipo affrontare le sedi nazionali e internazionali se non ha dato in anticipo messaggi reali e tangibili che è dalla parte di “quelli di sotto”? E come può farlo? Suggerendo loro pazienza e tolleranza o rafforzando in tutte le aree la partecipazione e le richieste della gente? Siccome rafforzare l’autorganizzazione sociale non è il lavoro primario del governo, è nostro compito, contro la passività e la rassegnazione, di avviare un’opposizione propulsiva al governo di sinistra, un misto di richieste, pressioni, strutture indipendenti di potere popolare e di controllo sociale dei mezzi di produzione, dell’apparato statale e dei servizi pubblici, che costituisce l’unica via capace di attivare i lavoratori e i disoccupati, ma anche di permettere a questo governo di non esistere soltanto come una mera parentesi storica.

In questa direzione, giusto come esempio, presentiamo alcuni pensieri in forma di domande:

  • Il “pacchetto del TIF” [Fiera Internazionale di Salonicco, dove Tsipras ha presentato il programma economico del partito] di SYRIZA ci soddisfa? O dovremmo chiedere immediatamente di proibire i licenziamenti di massa e in generale i licenziamenti in società in attivo, di dare ai lavoratori le fabbriche chiuse e abbandonate dai loro padroni secondo il modello dell’autogestione della VIO.ME., di reintegrare immediatamente categorie di lavoratori come i guardiani delle scuole, gli addetti alle pulizie del governo, i dipendenti a tempo del Ministero della Cultura e tutti coloro che sono in attesa?  
  • La rimozione dell’estrema ingiustizia e l’interrogativo del detestabile “razzismo di classe” nel sistema sanitario e in quello educativo ci soddisfano? O abbiamo bisogno di organizzare immediatamente la lotta per un “altro stato”, in cui alla gestione degli ospedali partecipino i lavoratori e i malati cronici, in cui le infrastrutture degli ospedali siano rinforzate per limitare il (deliberato) trasferimento di servizi al settore privato, che ruba i pazienti e le assicurazioni pubbliche, di restringere il 30% del settore privato della sanità per coprire gratuitamente le necessità di coloro che non hanno un’assicurazione, di usare i profitti dell’OPAP [le lotterie dello stato] per sostenere le assicurazioni pubbliche, di rimettere in piedi una democrazia basilare nel settore dell’educazione a partire dal ripristino dell’asilo universitario [il divieto d’ingresso delle forze dell’ordine negli atenei, stabilito dopo la fine della dittatura e abolito durante i movimenti contro l’austerity, ndt], dall’abolizione delle leggi totalitarie sulla valutazione dei docenti universitari e dall’elezione dei rettori? 
  • Infine, siccome anche se la “gente ha fame” deve pure respirare, l’economia non dovrebbe cancellare la democrazia. Lotteremo per eliminare nel primo trimestre del mandato di governo della sinistra le leggi del terrore, la koukoulonomos [la legge che definisce ogni azione a volto coperto nelle manifestazioni come un crimine da punire con almeno 1 anno di prigione] e le carceri di tipo C [di massima sicurezza], l’obbligo imposto politicamente agli scioperanti di riprendere il lavoro, l’abolizione dei campi di concentramento per migranti e rifugiati, la riapertura di ERT [Radio e Televisione Pubblica] secondo il piano preparato dai lavoratori che continuano la loro lotta, la garanzie definitiva della libertà religiosa in ogni area della vita pubblica, o condanneremo noi stessi ai ruoli di commentatori dell’inazione degli altri e di spettatori della nostra stessa sofferenza?

Dyktio, Rete per i Diritti Politici e Sociali (http://www.diktio.org/)

Traduzione di AteneCalling.org

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