Perché non facciamo qualcosa?


“Con una semplice logica empirica, il grado di oppressione o di miseria del mondo genera automaticamente una reazione. Gli uomini, dunque, reagiscono quando vengono spinti ai margini, quando vengono privati di scelta, quando vengono toccati i loro limiti. È ormai piuttosto evidente quanto nella società non funzioni questa relazione lineare, l’automatismo.
L’oppressione non genera obbligatoriamente rivoluzionari. O almeno non li produce nel momento in cui ci si aspetterebbe che apparissero. Può rendere perfettamente schiavi e sottomessi. Nella Grecia della crisi, Samaras continua a governare con misure che allontanano ogni crescita, con Venizelos che gli suggerisce politiche e Kouvelis che gli carezza la mano con fare d’intesa.

Come fanno i cittadini di questo paese a tollerare la presa in giro, o ancora peggio a credere che coloro che hanno distrutto il paese si possano forse salvare all’ultimo minuto? Chi sono coloro che alla fine non si spaventano alla vista di Makis Yakoumatos e Theodora Tzangri (politici greci, n.d.t.) negli studi televisivi ad informare di politica, mentre contemporaneamente si chiedono se i prossimi venturi saranno capaci di governare?
Qualche giorno fa a Barcellona alcuni colleghi spagnoli mi chiedevano con sincero stupore perché i greci non si ribellino a tutto ciò che sta accadendo loro. Perché non la smettono con questo sistema di corruzione che prende ricchezze e produce solo menzogne. Lo stesso stupore non vale solo per la Grecia, ma anche per la Spagna, il Portogallo, e più in genere tutto il sud Europa.
Collegato ad un’Unione Europea che sottostà alle decisioni di Germania e Francia, soprattutto, ed è governato da forze legate alla corruzione e alla dipendenza che salvaguarda la sopravvivenza dei corrotti.
Contro questo sistema i cittadini non riescono a capire la differenza tra la politica e la sua espressione corrotta alla quale sono abituati. Il peggio è che questi stessi cittadini sono stati “in-educati” per anni come clienti, operatori e consumatori. Hanno dimenticato ogni socializzazione e l’hanno sostituita con una mescolanza e non certo con la riflessione.
Nella Grecia che ha incriminato l’opposizione e che ha clonato sistematicamente l’omogeneità dello stile, gli uomini sono istruiti a trovare la soluzione personale. La maggior parte delle volte questa è identificata con la comodità e l’esonero. La comunità era una creazione intonsa che ballava mano nella mano con le banche e considerava di importanza nazionale i progetti di imprenditori statali. Questa gente è difficile che oggi capisca e reagisca. È necessario che si riprogrammi la coscienza comune, che vengano ridefiniti i meriti, che venga riscoperta la politica e il suo significato.
Gli uomini sono esseri politici, dipendono dalla politica e la creano, anche quando decidono di andare al mare mentre sono aperte le urne elettorali. Non vi è, però,  altra soluzione che l’agire. Anche nella sua agonia maggiore, la gente si domanda “cosa accadrà”, chiedendosi in realtà chi lo farà. Chi lo preparerà ed offrirà con tutte le garanzie di una buona e vantaggiosa riuscita.
La risposta è “nessuno”. Può accadere che scegliamo che niente accada senza il nostro intervento. Scoprendo forse nuovamente la decenza come elemento di funzione personale, ed anche di crisi della politica e dei politici.  
Ad esser sincero, credo che coloro che riescono a  farlo siano le vittime effettive di questa situazione. Coloro che non hanno la facoltà di rispondere a come sarà il domani è perché non ci pensano con il paragone di ieri. Dunque, i giovani.
di Kosta Vaxevanis
Fonte: Hot Doc
Pubblicato su: tvxs
Tradotto da atenecalling

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


otto + 6 =