Persone vs regole aziendali. Un’opinione sul referendum #vote4water di Salonicco

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Più di 1500 volontari hanno organizzato le postazioni di voto fuori dai 192 seggi ufficiali delle 11 circoscrizioni della città di Salonicco, mentre al loro interno si tenevano le elezioni municipali. Numerosi gruppi ed iniziative dei cittadini hanno lavorato fianco a fianco per organizzare il referendum, con le infrastrutture e il sostengo morale degli 11 consigli municipali. Alcuni volontari, intimoriti dalle minacce del governo di arrestare gli organizzatori per “ostruzione al processo elettorale”, hanno evitato di mostrarsi, ma ciò nonostante i gruppi coordinatori sono riusciti a ricoprire velocemente i posti vacanti, mobilitando la gente intorno. Ci sono stati piccoli incidenti, con alcuni poliziotti che rifiutavano di cedere gli scatoloni elettorali, ma i consiglieri legali sono intervenuti con successo in tutti i casi.

Hanno votato 218.000 persone, circa il 34% di coloro che hanno diritto al voto, dato che va confrontata con il 55% che ha votato alle elezioni municipali. Di questi ultimi, circa il 60% ha votato anche per il referendum. Se le urne fossero state all’interno delle scuole, in posizioni centrali facili da trovare, la percentuale sarebbe di certo stata più alta. Purtroppo, il governo ha ignorato l’appello degli organizzatori e li ha banditi dai cortili [dei seggi, ndt]. Il 98% ha votato NO alla privatizzazione dell’acqua e delle fognature di Salonicco. La ragione di questa percentuale “nordcoreana” è duplice: primo, i cittadini di Salonicco sono per la stragrande maggioranza contro la privatizzazione. I sondaggi prima del referendum hanno mostrato che l’opposizione alla privatizzazione è del 75%. Secondo, il governo, attraverso le dichiarazioni del candidato sindaco conservatore di Salonicco e una nota del Ministro dell’Interno, ha dato la “ linea del partito” ai suoi sostenitori: il referendum è “illegale” e di “dubbia validità”. Per questo, molti elettori conservatori si sono tenuti alla larga dalla urne, anche se molti di loro hanno partecipato dalla parte del NO.

Centinaia di volontari sono rimasti fino alle 4 del mattino a contare i voti, in un misto di esaurimento ed euforia, sotto la supervisione dell’Associazione degli Avvocati di Salonicco e decine di osservatori internazionali. I risultati si possono trovare sul sito vote4water.gr.

Ora, l’aspetto qualitativo: il referendum è stato senz’altro la più grande mobilitazione dal basso che la città abbia visto negli ultimi anni. Ha richiesto un impegno molto elevato e responsabilità da parte di un alto numero di persone, e ha creato un’importante sensazione di legame tra i partecipanti. Essendo il risultato di un’ampia alleanza tra collettivi, istituzioni ed individui di orientamenti trasversali, ha richiesto una stretta cooperazione e un’azione di collegamento tra gruppi che normalmente sono in disaccordo o in competizione, quindi ha posto le basi per una futura comprensione politica reciproca e coesistenza. Ha interrotto la solitudine ed il senso di isolamento degli attivisti per i beni comuni di lunga data, che sono venuti in contatto con la popolazione, dimostrando che c’è un filo conduttore tra le nostre battaglie e le preoccupazioni dei cittadini di Salonicco. Nonostante abbiamo mantenuto un atteggiamento di forte neutralità al momento del voto e abbiamo cercato di scoraggiare discussioni intorno alle urne, la gente ha ugualmente espresso la propria indignazione ai piani di vendita della compagnia dell’acqua o al tentativo di dichiarare illegale il referendum. È stato un momento importante, in cui i cittadini di Salonicco hanno sentito di aver recuperato un po’ di quella dignità che gli è stata tolta in 4 anni di austerity e impoverimento. Molte persone, disilluse riguardo il processo elettorale, sono uscite solo per votare al referendum: è incredibile quale grande effetto possa avere, in un sistema politico che tratta sistematicamente  i suoi votanti come clienti e promuove apatia e rassegnazione, far sentire la propria voce su un problema importante.

Perciò il 18 Maggio abbiamo piantato un piccolo seme di democrazia diretta a partecipazione cittadina in questioni politiche. Naturalmente, molto di ciò che passa come democrazia diretta oggi in Grecia è seriamente sbagliato, una formula comune è questa: “democrazia rappresentativa + referendum su argomenti importanti = democrazia”. Molto lontano da essa, la democrazia è una partecipazione non mediata di tutta la società nel governo politico dal livello locale verso l’alto, senza il bisogno di strutture rappresentative e dei frequenti rituali di delega del nostro potere politico, come le elezioni nazionali. Ma, naturalmente, il modo in cui questo ideale di cittadini impegnati ed attivi che prendono le loro vite nelle proprie mani passa attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità locali, l’aumento della consapevolezza e dell’educazione alla solidarietà e alla cooperazione, attraverso la liberazione da una vita dedicata per intero all’individualismo, al consumismo e all’isolamento sociale. Questo è stato un altro aspetto cruciale del referendum: ha creato consapevolezza politica e rafforzamento collettivo.

Prima del referendum, il movimento per l’acqua di Salonicco era composto da qualche centinaio di attivisti e da un gran numero di cittadini preoccupati. Dopo l’effetto rinvigorente dell’esperienza del referendum, mi azzardo a dire che questo movimento può acquisire le proporzioni di un “movimento popolare”, comparabile al movimento di massa che combatte per il territorio e la dignità contro un velenoso progetto di mega-miniera vicino alla Calcidica.

Dopo l’esperienza di ieri, la sola cosa che potrebbe bloccare  lo sviluppo del movimento, come spesso accade in molte lotte di successo, sarebbe la lotta interna tra aspiranti politici, partiti politici ed altri gruppi per ottenere un surplus di valore politico dalla grande mobilizzazione delle migliaia di persone a cui onestamente non importa niente del movimento dei piccoli giochi politici. Dobbiamo tutti restare umili in un momento così critico della lotta; una battaglia è stata vinta, ma il vero nemico, il capitalismo corporativo con il suo governo di burattini, continua a tenere la compagnia dell’acqua di Salonicco in una morsa. Finché non ci mobiliteremo tutti insieme per cacciarli dalla nostra città, gridare vittoria e reclamare credito sarebbe assurdo. Restare umili in questo momento significa riconoscere che: il movimento è diversificato e multiforme; nessuna persona o gruppo può rappresentare o parlare a nome di tutto il movimento; nessun partito o candidato sindaco o gruppo può rivendicare il risultato del referendum; e, cosa più importante, il grande e comune NO alla privatizzazione è solo un preambolo ad una discussione aperta e democratica sul futuro della gestione dell’acqua e su un migliore modo possibile di assicurare la partecipazione democratica, la protezione ambientale, la trasparenza e la giustizia sociale nella fornitura di questa preziosa risorsa.

Una interessante nota a latere. Nelle elezioni municipali di ieri vicino al comune di Aristotele, dove c’è il conflitto sulla miniera menzionata prima, il movimento che si oppone alla miniera è riuscito ad ottenere, mediante un processo democratico, l’elezione di un candidato comune contro il corrotto Christos Pachtas, che è praticamente sulla lista spese di Eldorado Gold, la compagnia canadese che promuove il progetto di miniera. Ieri il candidato del movimento, Giannis Michos, ha vinto con un piccolo margine ed ha cacciato Pachtas da una posizione che lui considera sua per diritto di nascita (dopotutto, lui era il vice Ministro dell’Economia che ha venduto i diritti minerari in cambio di noccioline alla compagnia canadese, una transazione condannata dalla Corte Europea).

Nonostante sia stato accusato di aver smussato la sua posizione contro la miniera, il nuovo sindaco Giannis Michas è il simbolo di un movimento che mette da parte differenze e piccoli giochi politici per affrontare il nemico comune con tutti i mezzi necessari. È il primo segnale di maturità nei movimenti di resistenza greca contro il neoliberalismo, in un panorama in cui quelli che hanno il potere sono riusciti a dividere e conquistare, mettendo tutti i gruppi uno contro l’altro e permettendo così ad una piccola élite di governare sulla maggioranza della popolazione.

di Theodoros Karyotis, maggio 2014

Fonte: autonomias

Traduzione di AteneCalling.org

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