Processo Alba Dorata – La quarta udienza

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Quarta udienza, Carcere femminile di Koridallòs, Atene 15/5/2015

1. Accesso al tribunale e praticabilità dell’aula.

Per quanto riguarda la possibilità di seguire l’udienza si è osservata la medesima situazione verificatasi in precedenza, poiché la seduta si è svolta nella stessa aula del Carcere di Koridallòs, aula inadeguata e inadatta ad accogliere il pubblico. Inoltre, l’aula utilizzata nelle precedenti sedute come sala d’attesa dei testimoni non era disponibile nella seduta odierna, perché parallelamente vi si riuniva la 5a sezione penale che giudica la vicenda del «Progetto Fenice», che riguarda gli imputati appartenenti all’organizzazione «Cospirazione dei Nuclei di Fuoco». Va segnalato che addirittura il pubblico che desiderava seguire il processo del «Progetto Fenice» non è potuto entrare nell’aula a causa dello schieramento di polizia presente in via Solomòs, all’esterno del carcere. Le forze dell’ordine permettevano l’ingresso solo a quanti avevano il permesso per il processo di Alba Dorata e a quanti erano coinvolti nei due processi che si svolgevano in parallelo presso il Carcere femminile di Koridallòs.

2. Inizio dell’udienza

L’udienza è iniziata alle 11.30 con l’appello degli imputati. Alcuni degli accusati si sono presentati in tribunale, la maggior parte si è fatta rappresentare dai propri legali, Ghiorgos Perrìs è stato sottoposto a giudizio come se fosse presente – mancavano sia lui che i suoi avvocati – mentre la posizione di Antonios Boletis è stata classificata, secondo quanto dichiarato dalla presidente, come «pendente», visto che l’imputato non si è presentato, né era rappresentato, né è stata certificata la sua morte.

3. Fuori programma

Nel momento in cui la presidente era giunta a metà dell’appello, nel corridoio venivano trasferiti in manette gli imputati del caso «Progetto Fenice», i quali, giunti esattamente fuori dall’aula, hanno gridato slogan antifascisti, hanno aperto la porta dell’aula che si trova dalla parte del pubblico e hanno tirato due bottigliette di plastica, che sono cadute nel punto dove si trovavano i giornalisti. Immediatamente sono stati allontanati dai poliziotti e sono stati condotti nell’aula accanto, dove si sarebbe svolto il loro processo. Dalla parte degli avvocati della difesa si è udita la parola «fottiti» e molti imputati hanno rivolto insulti, minacce e gesti minacciosi nei confronti del pubblico (cioè i testimoni e/o le vittime, gli oppositori politici e i giornalisti), degli interpreti e degli avvocati della parte civile. Nella confusione che regnava si è distinto Dimitris Kukutsis, che ha pronunciato le frasi a) rivolto al pubblico: «ci vediamo»; «vi schiacceremo come vermi», b) rivolto agli avvocati della parte civile: «coglioni, la vostra ora sta arrivando», c) rivolto all’interprete straniero, frasi probabilmente in lingua araba. Ghiannis Kazanzoglu si è rivolto al pubblico a) mostrando il dito medio, e b) con la frase «vedrete!». I presenti in aula hanno gridato «vergogna», «fascisti», «carogne», mentre è stata molto intensa la reazione dei genitori di Pavlos Fissas, che si sono mostrati apertamente offesi. La presidente ha interrotto la seduta per alcuni minuti. Contemporaneamente, nell’aula accanto, gli imputati per il caso «Progetto Fenice» si sono rifiutati con una dichiarazione resa al tribunale di essere giudicati mentre nell’aula accanto veniva svolto il processo contro gli imputati di Alba Dorata. Infine l’udienza è stata interrotta e rimandata al 25/5/2015 a causa dell’assenza del legale.

4. Proteste dei legali della difesa

Dopo l’allontanamento degli imputati del «Progetto Fenice» e il loro trasferimento in carcere, l’udienza è proseguita con l’appello dei rimanenti imputati. In seguito, Panaghiotis Michalolias, avvocato della difesa di Nikolaos Michaloliakos, ha chiesto la parola e ha dichiarato, a nome di tutti i legali della difesa, che il processo non poteva continuare in quell’aula e che, a causa dell’episodio avvenuto davanti alla corte, gli avvocati della difesa non avrebbero assistito i loro clienti in quel giorno specifico in segno di protesta, avrebbero abbandonato l’aula e avrebbero fatto ricorso agli organi disciplinari del Consiglio degli avvocati contro i legali della parte civile.

Anghelos Angheletos, avvocato di Eleni Zaroulia, ha dichiarato che i legali hanno ricevuto minacce e che «la macchina del fango» contro Alba Dorata ha provocato l’azione degli imputati del processo che si svolgeva in parallelo.

La presidente ha dichiarato che le misure di sicurezza erano insufficienti ma che il processo sarebbe proseguito regolarmente, in quanto gli imputati che avevano provocato l’episodio erano già stati allontanati dall’area del carcere in cui venivano svolte le udienze.

I legali della difesa si sono opposti al proseguimento del processo e hanno iniziato ad abbandonare l’aula. Il pubblico ministero ha dichiarato che l’allontanamento degli avvocati della difesa costituisce un’offesa alla corte.

L’avvocato della parte civile che rappresenta la famiglia di Pavlos Fissas, Andreas Tzelis, ha dichiarato che i legali della difesa non hanno mostrato la stessa sensibilità quando i testimoni dell’accusa sono stati vittime di un’aggressione, durante la prima seduta. Il pubblico ha protestato sostenendo che gli accusati e i loro legali volessero impedire il proseguimento del processo. I genitori di Pavlos Fissas hanno gridato che gli imputati non correvano alcun pericolo, che dovevano essere processati e che l’intero meccanismo statale difende gli assassini mentre loro figlio è stato ucciso in presenza di poliziotti, che non hanno fatto nulla per proteggerlo.

A causa dell’abbandono dell’aula da parte degli avvocati della difesa, la presidente ha interrotto la seduta rinviandola al 4/6/2015, alle 10.30, nella stessa aula.

Fonte: goldendawnwatch.org

Traduzione di AteneCalling.org

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