Retroscena e arresti per le torture e l’assassinio di Kareli

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Con gli interrogatori dei primi testimoni è iniziata, su ordine del pm, l’indagine preliminare per verificare le condizioni in cui si trovava l’ergastolano Ilia Kareli all’arrivo venerdì sera nel carcere di Nigrita, dove poi è deceduto. Il presidente dei guardiani interni Charis Konsolìdis e 15 agenti penitenziari si sono recati presso gli uffici della Questura di Serres nell’ambito delle indagini preliminari per descrivere il ricevimento del detenuto e i dettagli sulla sua custodia.

Secondo le informazioni, le testimonianze del personale penitenziario coincidono in assoluto con la registrazione dei movimenti del detenuto Ilia Kareli realizzate attraverso apposite telecamere istallate la mattina di venerdì, prima che arrivasse, in seguito ad un permesso per la loro istallazione e per la formazione di una cella speciale di isolamento all’interno del carcere rilasciato dal procuratore di Serres. Il presidente dei guardiani esterni del carcere di Nigrita, Athanasios Tousios, ha espresso dubbi sulle origini della lettera circolata in internet che riferisce che Giorgos Tsironis, il secondino del carcere di Malandrinos [accoltellato dal detenuto di origini albanesi, Ilia Kareli, ndt], fosse un “torturatore” e che l’ergastolano sia stato pestato anche nel carcere di Nigrita [dov’è stato trasferito dopo l’omicidio, ndt].

Fonte: ertopen

I detenuti delle sezioni B1, B2, C1, C2 del carcere di Nigrita denunciano fatti gravissimi e sostengono in una loro lettera che il secondino assassinato Giorgos Tsironis fosse un torturatore e sottolineano che la morte dell’ergastolano Ilia Kareli è stato un atto di vendetta da parte del personale penitenziario.

La lettera dei detenuti delle sezioni B1,B2, C1,C2 del carcere di Nigrita:

Tsironis era un torturatore – I guardiani hanno ucciso Kareli per vendetta

In seguito all’episodio avvenuto nel carcere di Malandrinos, con la morte del poliziotto torturatore Giorgos Tsironis, Ilia Kareli è stato portato dal procuratore affinché gli venissero attribuite le accuse. Il 27 marzo, dopo la fine dell’interrogatorio è stato immediatamente trasferito nel carcere di Nigrita a Serres.

Il nostro co-detenuto era pronto a subire le conseguenze della legge e che gli venisse inflitta una pena per il reato che aveva commesso. Invece è stato condannato a morte, senza essere mai andato in tribunale. L’omicidio è avvenuto subito e con una precisione professionale. Ilia Kareli, a parte i lividi, aveva dei buchi sul corpo, uno sul braccio e uno nell’area del petto, che pare siano stati inflitti con un oggetto appuntito. Questa cosa non è stata resa pubblica.

Vogliamo che tutte le azioni necessarie vengano intraprese e che vengano verificate le cause della sua morte, com’è accaduto anche con il poliziotto. Inoltre, chiediamo che vengano rese pubbliche tutte le foto, dal momento che è stato trasferito nel carcere di Nigrita. Che i responsabili del suo pestaggio vengano identificati e che gli assassini vengano condannati, come sarebbe accaduto anche per lui. Da nuovi elementi che circolano da un guardiano esterno e da vari detenuti-lavoratori, nell’ingresso ci sono ancora macchie di sangue ed è ormai ovvio che Ilia Kareli è stato pestato anche nel carcere di Nigrita.

L’unica cosa che chiediamo è giustizia e non atti fascisti di vendetta. Siamo qui e fronteggeremo qualsiasi cosa intenda far mutare la nostra voce. Uniamoci tutti, quindi, oltre ogni nazionalità e resistiamo alla dittatura che prevale già da tempo.

I detenuti delle sezioni B1,B2,C1,C2 del carcere di Nigrita

Fonte: gr.news

 

Aggiornamenti:

Sono stati emessi mandati di arresto contro almeno otto secondini con le accuse di “torture che hanno condotto alla morte”, “torture” e “danni fisici gravi premeditati”. Altre denunce sono state emesse contro gli ufficiali della prigione di Malandrino e gli agenti di polizia della caserma di Itea. […]

I media riferiscono di gravi percosse e persino torture, che potrebbero includere anche l’elettroshock, realizzate da un gruppo di dieci secondini prima della morte di Kareli. Secondo la tv di Stato NERIT uno dei secondini ha già confessato le torture che sono durate 2 ore e mezzo in una cella della prigione. […]

Allo stesso tempo, media albanesi sostengono che la famiglia di Kareli ha ordinato una perizia che presumibilmente dimostrerebbe che le unghie dell’uomo sono state rimosse, le sue mani avevano segni di bruciature, c’erano tagli nella parte inferiore della pancia e le suole dei piedi sono state percosse duramente. […]

Fonte: keeptalkinggreece

Tutte le traduzione sono di AteneCalling.org

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