Rumore di anfibi

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L’idea della Grecia come culla della Democrazia ornata di antiche colonne  e  soleggiati paesaggi mediterranei altro non è che un’invenzione che  difficilmente si adatta alla Grecia moderna. Uno sguardo più attento alla crisi attuale rivela un altro aspetto, quello della povertà e della disoccupazione, ma anche una lunga tradizione fascista e autoritaria che contiene delle spiacevoli verità.

Atene 17 giugno 2012. I risultati delle elezioni parlamentari fanno venire i brividi: Alba Dorata, un gruppuscolo nazista e ultra-nazionalista , è il quinto partito del paese con il 6,97% dei voti, ed entra in Parlamento con 18 deputati su 300. Neanche 70 anni dopo lo sterminio di un popolo nel nome dell’ideologia nazista, che credevamo appartenesse ormai al passato, gli emblemi, le dichiarazioni, le bandiere e le dimostrazioni di forza che ricordano i giorni più neri del XX secolo “rifioriscono”  in Grecia. Il suo fondatore e leader, Nìkos Michaloliàkos, utilizza i media per diffondere le sue idee, mentre le squadracce agiscono ormai indisturbati e ricevono forti sostegni economici. Alba Dorata ha ottenuto “prestigio” e si organizza come un partito di massa.

Introduzione storica, 1912-1939

Una lunga tradizione fascista dopo la guerra greco-turca (1919-1922): la fondazione della prima repubblica greca – Dall’instabilità politica e dai movimenti militari alla Seconda Guerra Mondiale

Lo stato greco di oggi è stato creato sulle macerie di quattro guerre consecutive in 10 anni: le due guerre balcaniche, durante le quali gli stati balcanici hanno conquistato e diviso tra loro i territori europei dell’Impero Ottomano (1912-1913), la Prima Guerra Mondiale (1916-1918 per la Grecia) e infine la guerra greco-turca del 1919-1922, che portò l’esercito greco a scontrarsi con l’esercito rivoluzionario di Kemal Atatürk.

La Grecia uscì da questa situazione con il doppio della popolazione e del territorio. I “nuovi paesi” che fino ad allora facevano parte dell’Impero Ottomano erano abitati da greci ortodossi, mussulmani turchi e albanesi, ebrei, cristiani armeni e slavi.

Lo “Scisma Nazionale” del 1914-1917 portò ad uno scontro sull’intervento del paese nella Prima Guerra Mondiale tra i sostenitori del re e quelli di Venizèlos. I primi sostenevano una neutralità che favoriva gli imperi centrali, mentre i secondi fondarono un governo di Difesa Nazionale a Salonicco per entrare in guerra al fianco delle forze dell’Intesa, che erano sbarcate nella città già alla fine del 1915.

Nel periodo di questa svolta storica, fece la sua apparizione il movimento dei reclutati, un movimento filo-monarchico e protofascista che segnava la prima forte affermazione dell’estrema destra in Grecia, segnata da un’ondata di terrorismo contro i suoi avversari politici. Il movimento contava oltre 100.000 membri e fu il precursore dei movimenti di veterani apparsi in altri paesi europei dopo il 1918.

Dalla proclamazione della Repubblica alla restaurazione della monarchia

I vecchi reclutati si integrarono in un modo o nell’altro nella vita politica della Prima Repubblica Greca (1924 e 1935) inserendosi nell’esercito, nei gruppi di picchiatori contro gli scioperanti e nei meccanismi di sorveglianza del milione e mezzo di rifugiati che arrivarono dall’Asia Minore con lo scambio di popolazioni del 1923.

Questa tradizione fu portata avanti anche ufficialmente con i “Battaglioni Democratici” delle forze pretoriane della breve dittatura (1925-1926) del generale Theodoros Pàngalos. Questo breve periodo fu caratterizzato da misure di censura preventiva, dalla repressione e da numerosi arresti arbitrari di avversari politici. La dittatura alla fine fu capovolta da un altro movimento militare e il paese ritornò per un po’ alla “tranquilla” vita parlamentare.

Dopo la crisi economica del 1929 comparve l’organizzazione tre Epsilon (Εθνική Ενωσις Ελλάς – Unità Nazionale della Grecia) che adottava simboli e pratiche delle organizzazioni ultra-conservatrici e paramilitari tedesche e italiane del periodo tra le due guerre (stahlhelm, squadristi) e  fu responsabile di pogrom antisemiti e anticomunisti. Nel decennio del 1930, in seguito al fallimento di due movimenti militari tra il 1933 e il 1935 e di fronte all’ascesa del movimento operaio, i monarchici fecero tornare il re e il 4 agosto 1936 imposero  un regime dittatoriale con a capo il generale Ioànnis Metaxàs, vecchio leader dei reclutati. Il regime della “Terza Civilta’ Greca”, che somigliava piuttosto a quello di Engelbert Dollfuss in Austria (dittatore dal 1932 fino al 1934) o a quello di Miklós Horthy (reggente dell’Ungheria dal 1920  al 1944), abolì tutti i partiti politici, anche quelli fascisti. Nel frattempo, molti ufficiali e membri delle organizzazioni fasciste entrarono nel meccanismo statale inaugurando una lunga tradizione  che segnò per decenni la storia della Grecia.

1939-1974, dai collaborazionisti  alla dittatura dei colonnelli

Dopo tre anni e mezzo di  triplice occupazione – tedeschi, italiani e bulgari – vennero create le condizioni per la riapparizione di varie forme del fascismo. Anche se i gruppi neo-fascisti di “sangue puro” come la ESPO (Organizzazione patriota socialista greca) o la OEDE (Organizzazione delle forze nazionali della Grecia) attirarono poche centinaia di membri, alcune delle loro reti fecero da appoggio alle reti di spionaggio e di propaganda delle forze di occupazione e fecero da tramite tra collaborazionisti, stato greco e autorità di occupazione.

La loro influenza però fu fermata dallo sviluppo di un movimento di resistenza fondato alla fine del 1941, in seguito ad un’iniziativa del KKE (Partito Comunista greco). In seguito ai 300.000 morti della grande carestia del 1941-1942, l’EAM (Fronte di Liberazione Nazionale, n.d.t) divenne più forte e si espanse velocemente in tutta la Grecia.

L’EAM e il suo esercito, l’ELAS (l’Esercito Popolare Greco di Liberazione), fu il movimento più grande e importante della resistenza greca – comprendeva i comunisti, la sinistra di tutte le tendenze e i rappresentanti del più ampio spazio democratico.

Nel 1944, alla vigilia della ritirata dei tedeschi dalla Grecia, l’EAM organizzò le elezioni per un’assemblea nazionale e costituì un governo temporaneo che controllava un terzo del territorio del paese occupato; l’EAM assunse de facto un carattere  rivoluzionario.

La monarchia parlamentare

La controrivoluzione, che partì dai cicli più reazionari e anticomunisti delle elite economiche e dello stato, assunse le caratteristiche di un movimento fascista di massa dopo il 1943. I Battaglioni di Sicurezza, gruppi armati costituiti dal governo collaborazionista greco e gestiti da ufficiali tedeschi, raggrupparono oltre 40.000 uomini. A questi vanno aggiunte alcune migliaia di bande anticomuniste nazionaliste, gestite dall’amministrazione tedesca o indipendenti.

Dopo la Liberazione e l’intervento dei Britannici contro l’EAM durante il Dicembre 1944, seguì un periodo definito “Terrorismo Bianco”, organizzato dai paramilitari monarchici e fascisti e anche dalle forze dello stato ufficiale. Il periodo tra la battaglia di Atene nel dicembre 1944 e la fine della Guerra Civile alla fine del 1949 offrì molte occasioni ai membri e ai dirigenti collaborazionisti per reintegrarsi nel meccanismo statale. La pulizia giudiziaria e amministrativa di quegli anni portò da una parte alla condanna di una piccola parte dei collaborazionisti dell’Asse, ma dall’altra assolse molti rappresentanti noti delle elite politiche ed economiche per il loro collaborazionismo, mentre reintegrò immediatamente nell’esercito e nella polizia gli ex membri dei Battaglioni di Sicurezza.

Una democrazia tra le tensioni

Il trentennio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale per la Grecia fu un periodo inaugurato dall’esecuzione di oltre 3000 detenuti politici, che pose le basi per un regime autoritario anticomunista, uno stato poliziesco con decine di migliaia di detenuti, esiliati e rifugiati politici, con assassinii politici, repressione e sorveglianza continua. Sebbene l’autoritarismo del regime greco attirasse di volta in volta l’interesse dell’opinione pubblica internazionale, come avvenne anche con la condanna a morte  e l’esecuzione (per spionaggio) nel 1952 del dirigente di KKE Nìkos Belogiannis, questo non bastò a cambiare la politica dei successivi governi di destra.

La votazione di una Costituzione democratica si combinò con l’applicazione di una “para-costituzione”: una serie di leggi urgenti approvate durante il periodo della Guerra Civile che rimasero in vigore per circa tre decenni, mettendo fuori legge la sinistra comunista e creando il quadro dell’istituzione di uno stato poliziesco e di un regime con spietate persecuzioni politiche. In quel periodo furono istituite e funzionarono all’interno o nella periferia del meccanismo statale le reti del cosiddetto “parastato” – associazioni di estrema destra,  gruppi anticomunisti, circoli anti-parlamentari e gruppi segreti che univano di nascosto o apertamente i corridoi del Palazzo, i servizi segreti greci e quelli degli “alleati”, i grossi produttori e il personale politico della Seconda Repubblica.

L’esempio forse più importante del coinvolgimento dell’Estrema Destra all’interno dello stato fu la storia dell’IDEA (Unione Sacra degli Ufficiali Greci), creata da ufficiali monarchici dell’esercito nel 1944 per reprimere il movimento democratico nell’esercito greco del Medio Oriente. L’IDEA continuò la sua azione in Grecia anche dopo la Liberazione, reclutando  ufficiali anticomunisti ed ex collaboratori dei tedeschi e raggruppando oltre 1.500 membri, prima del suo scioglimento nel 1951.

Successivamente, alcuni dei suoi vecchi membri parteciparono nel ramo greco delle reti paramilitari della NATO “stay behind”, note soprattutto nella loro versione italiana, Gladio, che funzionarono durante tutto il periodo della Guerra fredda in tutti i paesi dell’Alleanza, con l’obiettivo – o la scusa- di impedire un possibile tentativo di invasione comunista o di  rivoluzione.

Verso la dittatura dei colonnelli

L’omicidio nel maggio del 1963 del deputato dell’EDA Grigòris Lamprakis segnò un punto di svolta nella vita politica della nazione. L’omicidio fu eseguito da membri di un gruppo paramilitare anticomunista ex collaborazionisti e gli alti ufficiali della polizia di Salonicco ne erano a conoscenza.

La sconfitta della Destra alle elezioni dopo l’omicidio mise in moto i meccanismi dello stato profondo. Sotto l’egida del re, l’esercito divenne gradualmente autonomo. Con la scusa della “minaccia comunista” un gruppo di colonnelli fece un colpo di stato nel 21 aprile 1967 e instaurò un regime dittatoriale.

Emblematica per la sopravvivenza di sacche di estrema destra all’interno dello stato fu la figura del primo ministro della dittatura, Konstantinos Kollias, un PM che aveva organizzato i meccanismi di assoluzione dei collaborazionisti 20 anni prima, mentre più tardi era intervenuto abusivamente nell’indagine giudiziaria  per l’omicidio di Grigoris Lamprakis con l’obiettivo di coprire le responsabilità dei funzionari statali. Tra le prime misure che adottarono i colonnelli, ci fu la ricomposizione dei Battaglioni di Sicurezza, accompagnata da pensioni onorarie per i  servizi svolti durante la Resistenza Nazionale e da assunzioni in posizioni-chiave. Molti capitalisti, come i costruttori, che videro le loro attività liberarsi dal controllo statale, o gli armatori, che ottennero esenzioni fiscali, diedero il loro sostegno al regime.

Dalla Metapolitefsi all’ascesa di Alba Dorata. La restaurazione e l’instaurazione graduale del parlamentarismo dopo il 1974

Dopo il 2009, le conseguenze disastrose della crisi finanziaria minano la democrazia e la posizione internazionale del paese.

La caduta dei colonnelli iniziò nel 1973, sotto la pressione della Rivolta del Politecnico, e si concluse con la guerra di Cipro nel 1974. Il colpo di stato che fu organizzato con il coinvolgimento del regime di Atene e che cercava di capovolgere gli accordi internazionali a danno della parte turco-cipriota causò l’intervento turco e la divisione dell’isola in due parti.

La catarsi che seguì il ritorno alla democrazia parlamentare fu superficiale: Ghiorgos Papadòpoulos e alcuni altri “capibanda” furono dichiarati colpevoli e condannati a lunghe pene di reclusione o a morte, ma le condanne furono commutate in reclusione a vita (Papadòpoulos e’ morto in carcere nel 1999).

Un processo di democratizzazione ebbe luogo nelle Università sotto la pressione del radicalismo universitario degli anni 70, ma nella gran parte del settore pubblico  i collaboratori della dittattura godettero dell’immunità. Tra il 1974 e il 1980 gli eredi e gli ex membri della dittattura in collaborazione con i neofascisti italiani del Movimento Politico Ordine Nuovo (un gruppo armato di estrema destra, fondato nel 1969) tentarono di imporre una versione greca della “strategia della tensione” con estorsioni, tentati omicidi e facendo esplodere bombe in cinema e teatri. Membro di queste reti fu anche Nikos Michaloliakos (il leader di Alba Dorata, n.d.t). Fu condannato ad appena 13 mesi di reclusione per aver rubato del materiale militare; dopo la sua scarcerazione rientro’ direttamente nei cicli neofascisti di estrema destra e nel 1980 fondò  Alba Dorata.

Il dittattore Ghiorgios Papadòpoulos fondò nel 1984 dal carcere l’EPEN (Unione Politica Nazionale) dando la leadership della gioventù a Michaloliàkos e Màkis Vorìdis (attuale ministro della Sanità, n.d.t), un attivista di estrema destra diventato poi ministro e rappresentante parlamentare di Nea Dimokratia.

Nel 1987 Alba Dorata si è trasformata in Lega Popolare. Il partito si costituì sulla base “del principio del leader” (Fuhrerprinzip), con a capo Michaloliàkos. In seguito a una serie di aggressioni contro migranti e militanti di sinistra, e sotto la pressione delle autorità, Alba Dorata ha sospeso la propria attività per qualche mese, tra il 2005 e il 2006, per coprirsi le spalle.

Nel 2009 riappare e partecipa alle elezioni parlamentari. I 40 anni che hanno seguito la Dittatura dei Colonnelli costituiscono anche il periodo più lungo di stabilità politica in Grecia. La Terza Repubblica si è basata su un sistema politico bipolare, con l’alternanza di due partiti creati nel 1974: il partito di Nea Dimokratia, fondata da Konstantinos Karamanlis e il PASOK di Andreas Papandreou, figlio di Ghiorgos Papandreou, ex primo ministro e leader dell’Unione di Centro durante il decennio 1960. Nel 2009 i leader di questi due partiti furono Kostas Karamanlis, nipote del fondatore di Nea Dimokratia, e Ghiorgos Papandreou, figlio di Andreas e terzo nella dinastia dei Papandreou. Sintomi di nepotismo che mostrano il carattere quasi incestuoso del sistema di riproduzione delle elite politiche e ci permettono di sospettare il loro coinvolgimento con potenti produttori economici e alti funzionari statali.

Al margine dell’insolvenza

Rafforzate dal sostegno di Bruxelles e della BCE durante la preparazione per l’entrata nell’eurozona e in collaborazione con i capi delle grandi banche e i gruppi imprenditoriali che al contempo avevano il controllo dei media privati, le leadership politiche dei due grandi partiti hanno fondato una coalizione di potere che ha posto sotto il suo controllo quasi l’intera vita economica del paese. La crisi però ha scosso i poli del sistema politico della metapolitefsi visto che, avendo perso gli appoggi internazionali, i due grandi partiti hanno perso anche i mezzi per garantirsi il sostegno popolare attraverso la distribuzione di soldi pubblici e di posti nel meccanismo statale.

Già dai primi anni della crisi e fino alle elezioni parlamentari del 2012 gran parte della popolazione greca divenne povera e fu costretta alla disoccupazione o all’emigrazione.

Fino a quel momento Alba Dorata era una piccola organizzazione nazional-socialista con alcune centinaia di membri e con una percentuale dello 0,2% alle elezioni.

Nel frattempo le sue squadracce offrivano regolarmente come “cittadini indignati” una mano alla polizia contro i manifestanti in sciopero e i militanti della sinistra, mentre verso la fine del 2000 si resero protagonisti anche dei primi pogrom contro i migranti; l’organizzazione godeva del sostegno discrezionale dei fattori del mondo imprenditoriale, mentre al contempo aveva dei forti sostegni all’interno della polizia, che gli offrivano un’immunità quasi assoluta.

In Grecia le conseguenze della crisi mondiale capitalista, esplosa 2008, hanno dato una nuova spinta al fenomeno fascista.

* Νel giugno 1998 Dimìtris Kousourìs, allora studente universitario e membro della sinistra, e due suoi amici  che lo accompagnavano, sono stati vittime di un’aggressione di fronte al Tribunale di Atene da parte di un gruppo di uomini di Alba Dorata, con il loro capo, Antònis Androutsòpoulos, noto anche come “Perìandros”. Dimitris Kousourìs è professore universitario di Storia Moderna.

Fonte: diktiospartakos

Traduzione di AteneCalling.org

di Dimitris Kousouris

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