Sabotaggi contro le catene “To Choriatiko” e “Attikì Furni”

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“To Choriatiko” e “Attikì Furni” puzzano di violenza contro le donne e traffico di esseri umani

Sabato 15/3 abbiamo compiuto delle azioni in tre negozi delle catene “To Choriatiko” in piazza Omonia e “Attikì Furni” a Evanghelismòs e Monastiraki. Dopo esserci avvicinati ai negozi, abbiamo lanciato al loro interno fialette puzzolenti per sabotare la produzione e volantini che informavano i clienti e i passanti su chi sono i padroni di queste catene e cosa c’è nascosto dietro di esse.

Segue il testo dei volantini

I forni “To Choriatiko”, di proprietà dei fratelli Ghiannakòpoulos, sono una copertura per il riciclaggio di denaro proveniente dallo sfruttamento della prostituzione, dai locali di strip tease e dagli “appuntamenti per massaggi”.

I forni “To choriatiko” e “Attikì furni” puzzano di sfruttamento della prostituzione.

Anghelos e Antonis Ghiannakòpoulos, i due fratelli/imprenditori proprietari di oltre 20 forni delle catene “To choriàtiko” e “Attiki Fùrni”, sono stati arrestati o hanno evitato l’arresto due volte in passato, per l’accusa di dirigere una rete di sfruttamento della prostituzione e traffico di esseri umani che controlla l’80% delle donne che si prostituiscono in Grecia. Nel 2008 e nel 2010 durante un’operazione della polizia (“Pane bianco”) e dell’unità contro la criminalità economica nella sede di “To Choriàtiko” (allora si trovava in via Michail Voda e Ioulianou, adesso si trova in via Aghiou Meletìou e Acharnòn) e in altri spazi dei fratelli Ghiannakòpoulos, sono stati trovati tra l’altro: documenti e timbri della società offshore “Desena limited” con sede a Cipro, che gestiva cinque negozi di spogliarello ad Atene tra cui l’Alkatraz in corso Syngroù e lo “Star” in corso Irakleiou. Gli imprenditori/papponi disponevano di un palazzo in corso Irakleiou 29 dove tenevano incarcerate le donne che i vari clienti stupravano a pagamento.

Il reparto greco del commercio di carne collaborava con le corrispondenti reti della mafia russa. Attraverso un’agenzia di viaggi e una società di lavoro si mettevano in contatto con donne provenienti da Russia, Lituania e Polonia e, promettendo loro un lavoro in Europa, le portavano in Grecia. Dopo cominciava l’incubo per queste donne, che venivano incarcerate ed erano obbligate a prostituirsi o a fare gli spogliarelli nei locali. I due fratelli, assieme ai loro collaboratori, ricattavano le donne minacciandole di togliergli i documenti o con minacce fisiche a loro e alle loro famiglie.

All’attività criminale ha partecipato, oltre ai carcerieri delle donne, ai “trasportatori” e ai ragionieri che lavoravano per loro, c’era anche un ex poliziotto, Konstantinos Kyros, che fu allontanato dal servizio per aver abusato di 70 milioni di dracme dalle Casse della Polizia per gli Stranieri. Il suddetto poliziotto svolgeva un ruolo importante nell’organizzazione dei protettori anche perché grazie ai suoi contatti riusciva a procurare dei documenti alle donne carcerate. Adesso Kyros è il responsabile del personale della catena di forni “To Choriàtiko”…

Nonostante i 31 arresti (tra cui anche quello di Antonis Giannakòpoulos, rimasto in detenzione preventiva per un anno), i blitz, le custodie cautelari e le accuse in seguito alla prima operazione della polizia nel 2008 (“Pane bianco”), i membri della rete sono stati scarcerati e hanno subito rimesso in piedi il loro traffico di esseri umani.

Dopo la fuga di una donna dalla rete dei protettori, l’arrivo di una lettera anonima e una chiamata all’ambasciata polacca di una donna imprigionata, la polizia ha effettuato l’operazione “Pane Bianco N. 2″ nel 2010 che ha portato all’arresto di 17 persone. Non è stato concluso alcun processo e i papponi/commercianti di carne umana continuano i loro progetti con gli auspici dello stato e dei giudici…

I compagni, le compagne

Traduzione di AteneCalling.org

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