«Sapevano molto bene dove si trovavano»

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Le comunicazioni della centrale operativa con i reparti DELTA durante le ore immediatamente successive all’incendio della banca Marfin e alla morte del terzo degli impiegati (tra cui una donna incinta) nel pomeriggio del 5 maggio 2010, rendono conto del parossismo repressivo e violento della polizia, impresso nella memoria di chi si trovava nel centro di Atene, ed in particolare ad Exarchia, in quelle inenarrabili ore dopo la storica manifestazione anti-austerity – ma come d’altra parte è accaduto durante e dopo ogni manifestazione del genere.

Il testo sbobinato delle conversazioni via radio è stato depositato dalla difesa dei nove poliziotti del reparto DELTA, accusati di irruzione violenta negli uffici della “Rete per il supporto sociale dei rifugiati e dei migranti” nella via pedonale Tsamadoù, a Exarchia, quello stesso pomeriggio.

Durante lo svolgimento del processo al tribunale di Evelpidon [15/10/2015, n.d.t.], dopo il ricorso del procuratore della Corte d’Appello (Efetio) contro la sentenza che aveva prosciolto gli imputati, i testimoni della parte civile, Nikos Yiannopoulos e Yianna Kourtovik, hanno cercato di dimostrare che «quegli ordini hanno permesso ai poliziotti di agire in modo arbitrario, con la sicurezza di sentirsi protetti e rimanere impuniti», al fine di andare oltre le procedure prestabilite e agire con il solo metro della vendicatività e della rabbia.

Secondo i testimoni, poco dopo le 5 del pomeriggio, mentre via Tsamadoù era chiusa in entrata ed in uscita da cordoni di MAT, da lato di piazza Exarchion sono entrati ad alta velocità gli uomini dei DELTA sui loro “motorini”.

Sono arrivati con grande veemenza, come fanno di solito, e sono entrati nell’edificio dalla porta, che non è stata chiusa in tempo. All’interno si trovavano circa 30 persone di ritorno dalla manifestazione, e alcuni sostavano fuori dall’edificio.

Secondo i testimoni, i poliziotti impugnavano il manganello, alcuni al contrario, e hanno picchiato selvaggiamente le persone, tra le quali la più grave è stata Mirtò Lazaridou, ferita al braccio (le fotografie mostrano sangue dappertutto nel palazzo); hanno spaccato le finestre, distrutto le librerie, gli striscioni e il materiale editoriale e se ne sono andati portandosi via una bandiera rossa come bottino e gridando «Olimpiakòs!».

«Per quanto primitivi possano essere i motivi che li hanno spinti ad un gesto del genere, sono comunque motivi politici. Si nutrono di ideologia fascista, per questo, tra l’altro, insultavano urlando “immigrati, puttane, fanculo all’anarchia, fanculo a SYRIZA!”. Gli stiamo antipatici e ci vedono come nemici. Nella conversazione con la centrale dichiarano di aver individuato “una casa dove alcune persone corrono portando oggetti riconducibili agli anarchici”, ma sapevano invece molto bene dove si trovavano. Hanno avuto un atteggiamento rancoroso e vendicativo nei confronti della Rete», hanno detto i testimoni.

Uno degli imputati è stato definito «particolarmente attivo» nel quartiere di Exarchia. Gli uffici della Rete erano già stati oggetto di irruzioni della polizia, che erano finite in tribunale e e per le quali la polizia si era scusata, ma anche di “ignoti” che avevano lanciato una granata stordente dentro l’edificio attraverso una finestra aperta. Il processo continuerà il 29 novembre, nell’edificio Prokat 2, alle 9.00 del mattino.

«Come rulli compressori»

Gli ordini della centrale operativa della polizia greca durante il pomeriggio del 5 maggio 2010 sono decisamente eloquenti per quanto riguarda il tenore di brutale repressione con la quale vengono gestite le grandi manifestazioni anti-austerity nel centro di Atene.

Gli ordini, alcuni dei quali direttamente impartiti dal dirigente provinciale dell’Attica (nome in codice A 50), chiedono agli uomini dei DELTA (il cui scioglimento è stato annunciato dal nuovo ministro per la sicurezza dei cittadini) di agire come dei «compressori» e di «tirare giù tutto e tutti» nella 4° circoscrizione (Exarchia), di effettuare fermi e arresti dentro ai caffè e nelle terrazze private e di intervenire «nei modi che sapete» in qualunque momento lo ritengano necessario.

15.11.06

Centrale: «Attivatevi nel modo che sapete. Facciamoli a pezzi, e intervenite nel modo che conoscete bene»

15.11.29

Centrale: «Avete capito cosa intendo, avete capito cosa intendo…»

15.46.29

Centrale: «A tutte le unità, ascoltate con attenzione, tutti i dirigenti e i capi reparto. Ovunque vediate una persona con lo zaino, fermatela immediatamente. Il piano è cambiato: interverremo circondando la 4° circoscrizione. Chiunque cammini nella 4° circoscrizione verrà immediatamente fermato. Se ci sarà una qualche resistenza o aggressione, risponderemo nel modo che sappiamo e senza alcuna tolleranza».

16.14.30

D30: «Signore, per i reparti che interverranno ad Exarchia, se vediamo persone pacifiche, che stanno sedute tranquillamente, vuole che le disperdiamo, che le fermiamo, cosa desidera?»

Centrale: «Esatto. Dovete essere rulli compressori, non lasciate nessuno, dovete spazzare via tutto. State attenti però a non essere colpiti, dai balconi e dalle terrazze, a non essere colpiti da oggetti. Se venite colpiti da oggetti, salite sulle terrazze e arrestate tutti, assolutamente».

D30: «Tutto chiaro. Saliamo con le corde? le abbiamo in dotazione».

Centrale: «30, suonate il campanello e salite, no? Sulle terrazze non lasciate nessuno».

17.20.36

Centrale: «Via Mesologhiou, via Lontou, via Koletti, via Metaksà, piazza pulita di tutto, di tutto, fermate dappertutto. Ordine di A50, anche nei locali, anche nei caffè, chiunque ci sia, anche quelli che scappano dentro per nascondersi, fermateli tutti!»

17.33.38

D2: «Abbiamo due persone che sono state viste tante volte negli scontri e che abbiamo fermato adesso. Li abbiamo visti girare qua intorno, assicurano che stanno andando alla stazione dei treni. Vogliamo il permesso per il fer…»

Centrale: «Puoi portarli, puoi portarli tra via Zaimi e via Alexandras…»

D2: «D’accordo, d’accordo. Hanno anche un motorino, che ne facciamo del motorino?»

Centrale: «Poi vediamo, per il motorino poi vediamo. Portateli tra via Zaimi e via Alexandras»

17.56.19

D2: «Sono arrivati due cellulari (della polizia, n.d.t.) tra via Zaimi e via Alexandras, uno piccolo e uno grande. In quale faccio salire i fermati, signore?»

Centrale: «Dipende dalla lunghezza del cellulare, se supera i tre metri… ma che cosa mi chiedi!? Falli salire su uno dei due, no?»

di Dimitris Anghelidis

foto: EUROKINISSI / Tatiana Bolari

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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