Sapevano tutto, è così semplice

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Di tutti gli aspetti dell’attività criminale di Alba Dorata ce n’è uno che evidenzia la sua infiltrazione nello stato e le implicazioni che tale penetrazione può avere sulla democrazia e sulla vita quotidiana: quel rapporto “fraterno” tra albadorati e poliziotti, così esteso da poter parlare di rapporti tra Alba Dorata e la Polizia. Chiunque ha lottato sulle strade e si è confrontato con le forze repressive della polizia, i MAT (unità antisommossa, n.d.t) e l’unità DELTA (polizia in moto,n.d.t), avrà notato delle somiglianze caratteristiche nella fraseologia e nelle provocazioni degli agenti di polizia ai manifestanti.

Chiunque sia passato dalle caserme della polizia, sarà diventato testimone di ritorsioni, avvertimenti e pressioni da parte dei poliziotti che “avrebbero dato i loro nomi ad Alba Dorata”. Ci sono casi in cui cittadini, avvocati, politici e sindacalisti della sinistra, uscendo dalla caserma della polizia hanno subito le imboscate di albadorati, per non parlare della meravigliosa collaborazione “davanti i MAT, dietro gli albadorati” in non poche occasioni.

Potrebbero effettivamente sembrare incidenti o casi isolati di cui il ministero non sarebbe potuto venire a sapere se non ci fosse un elemento noto che, quando era circolato, non aveva colpito nessuno tranne i soliti sospetti, cioè il giornale “Avgi” e altri mezzi di stampa o elettronici della sinistra.

Come risulta dall’elaborazione dei risultati elettorali, che aveva fatto la società Public Issue nei seggi elettorali dove hanno votato agenti di polizia, la percentuale di voti di Alba Dorata arrivava al 50%.

Se vogliamo che venga affrontata l’attività criminale di Alba Dorata bisogna rompere l’omertà con la polizia.

La stragrande maggior parte dei media ha scoperto all’improvviso in questi ultimi giorni che Alba Dorata è connessa anche con l’esercito, con ex ufficiali ma anche con uomini in servizio delle Forze Speciali dell’esercito e della polizia, che addestrano le sue “milizie”. Si tratta di una situazione altrettanto pericolosa, forse ancora più pericolosa per la democrazia di quanto lo sia la collaborazione e l’omertà degli albadorati con i poliziotti. Due anni fa, durante il festeggiamento dell’anniversario del politecnico alla scuola militare gli studenti, capeggiati dal direttore dell’Accademia dell’Esercito – l’uomo destinato ai posti superiori delle forze armate, avevano applaudito per l’abbattimento del cancello del Politecnico di Atene da parte dei carri armati della dittatura e avevano cantato l’inno del 21 aprile.

L’argomento è stato lasciato nel dimenticatoio, senza particolari conseguenze per i responsabili, mentre gli articoli secondo cui il professore dell’Accademia dell’Esercito era tra i promotori della creazione delle “milizie” sono caduti nel vuoto.

di Kyritsis Giorgos

Fonte: avgi.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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