Scenari politici inediti dopo il caso ERT

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Martedì sera: il piano viene applicato

Quando martedì sera il rappresentante del governo ha annunciato la chiusura immediata di ERT, tutti si sono resi conto che si trattava di una mossa decisa e pianificata dal gruppo ristretto del primo ministro. La scelta di ERT, tra un vasto numero di altri enti pubblici e società, per trovare i 2.000 licenziamenti richiesti dalla Troika, insieme allo stile dell’annuncio fatto da Kedikoglou, rendevano chiaro che questa mossa serviva a realizzare una nuova pianificazione più generale da Maximou [il palazzo del governo, n.d.t.]. Un progetto che supera la tattica scelta per la gestione mediatica dell’esecuzione di quanto è richiesto per il versamento della dose. Nonostante ciò, nessuno (o quasi) ha avuto il sospetto che tale progetto avrebbe potuto costituire l’errore fatale e l’inizio della fine del governo.

La storia ha mostrato che si tratta di questo. Il governo ha sostenuto la sua longevità su due pilastri, che hanno subito ormai dei danni irreversibili. Uno è la “success story” [da una battuta di Samaras, che disse che la Grecia è la “success story” d’Europa, n.d.t.], che fino a qualche tempo fa veniva definita “recupero”; l’altro è “la garanzia della stabilità politica”. Il primo è stato smentito dalla realtà, mentre il secondo è stato demolito da Maximou stesso.

I precedenti delle ferite della “success story” e del colpo di grazia della DEPA (ente pubblico del gas).

La “success story” ha ricevuto diversi colpi nelle ultime settimane, attraverso una serie di elementi che sono stati pubblicati [1]. Rapporti di organismi internazionali e dati dello stesso stato greco hanno smentito l’ottimismo sul recupero economico (continuazione della recessione, vuoti finanziari, nuove misure). Allo stesso tempo, gli strati popolari non hanno visto alcun cambiamento nelle proprie vite, niente che avrebbe potuto ricordare una “storia di successo”.

Forse non bastava quanto sopra per fermare la capacità del governo e dei media mainstream di trasmettere una “storia di successo”, perché lo scenario che sta arrivando sembra più quello di uno stagno che non il rapido peggioramento degli anni precedenti. Questa capacità, però, è stata annullata dall’insuccesso dell’Ente Pubblico per il gas, che ha creato un ulteriore vuoto finanziario che deve essere coperto con nuove misure. Ancora più importante è il fatto che (insieme alla difficoltà di ottenere dei risultati nelle privatizzazioni) è stata annullata l’argomentazione che le privatizzazioni avrebbero dato il voto di fiducia all’economia greca e avrebbero costituito la principale leva di sviluppo, dal momento che si presumeva che sarebbero seguiti numerosi investimenti nelle società privatizzate. Il fatto è che la “success story” sta morendo (e con molta probabilità è questo il motivo per il quale è stata posta in modo così imperativo la questione di ERT).

Già durante la sua realizzazione, il piano su ERT è risultato un fiasco ai danni della stabilità del governo.

Il secondo pilastro, “la garanzia della stabilità politica” ha subito il colpo decisivo nel giorno dell’annuncio su ERT. Fino a martedì 11 giugno la coalizione governativa aveva mostrato un’ammirevole capacità di guarire le proprie ferite, soprattutto grazie all’arrendevolezza dei due partner più piccoli. Quel giorno, però, la prospettiva di un lento logorarsi dei partiti minori del governo tripartito a causa delle conseguenze della politica dei memoranda, si è trasformata in modo radicale. L’ultima frase dell’articolo di Eleuthotypia (13/6) è indicativa di questo clima: “si vede chiaramente che il maglione del governo tripartito ha cominciato a sbrogliarsi” [2]. Pasok e Dimar avrebbero dovuto non solo accettare gli ordini della Troika (anche dopo tutte le sbruffonaggini), ma anche adottare la politica di confronto tra “sinistra” – “destra” che aveva precedentemente attaccato il primo ministro durante il pre-congresso del partito.

Ovviamente, di un confronto del genere (molto diverso da tutti quelli svolti sulla base della necessità delle misure imposte dalla Troika) tra il governo tripartito e SYRIZA-EKM non possono far parte i due partiti di centrosinistra (come si autodefiniscono). La posizione dei partner del governo è stata ulteriormente peggiorata in seguito alla fuga di notizie sull'”incontro segreto” tra i tre capi, avvenuto la sera di domenica, dall’atteggiamento intransigente del primo ministro durante il suo discorso alla Camera di Commercio e Industria (EVEA), dalla ritorsione sullo svolgimento delle elezioni e dalle informazioni secondo cui la  mossa si ERT era funzionale a imporre agli altri due partiti del governo l’assoluta obbedienza.

D’ora in poi, le questioni sulle motivazioni dei tre partner di governo per mantenere la coesione provocheranno una continua incertezza: rimarranno i partiti sul percorso comune con l’obiettivo di salvare il paese (come sostenevano e convincevano finora) o i loro leader svolgeranno la propria politica in base a calcoli sul mantenimento della loro influenza sull’elettorato (come ha mostrato la crisi governativa di ERT)? Da sottolineare, tra l’altro, che nel caso di Pasok e Dimar la lotta per il mantenimento della loro influenza sull’elettorato equivale a una lotta per la sopravvivenza.

Inoltre, il danno è già noto in tutti i centri politici e finanziari dell’estero [3]. La stabilità politica fa ormai parte del passato. È stata sostituita dall’incertezza politica (e di conseguenza) economica, grazie all’ennesima diffamazione del paese rispetto al modo di funzionamento della democrazia.

Le perdite collaterali ma importanti: Nea Dimokratia ferisce seriamente il suo profilo di centrodestra e crea paure rispetto a una possibile collaborazione con Alba Dorata.

Fin qui la descrizione del danno per il primo ministro e per Nea Dimokratia, che è solo una parte del problema che affrontano. A questo, va aggiunto anche il danno che ha subito il profilo di centrodestra del partito conservatore. La strategia di avvicinamento della N.D. al centro è stata, con poche eccezioni, la politica seguita per decenni. Sotto il governo di Antonis Samaras, la N.D. aveva già fatto diversi passi indietro (19 decreti legge, 3 precettazioni di scioperi, rottura della maggioranza governativa sulla nuova proposta di legge antirazzista, indicazioni di “contatti” con Alba Dorata e argomentazione sulla necessità di “farla finita” con la metapolitefsi [peridodo successivo alla dittatura dei colonnelli, n.d.t.]) che però non erano stati in grado di cancellare il successo dei governi moderati di Karamanlis.

D’ora in poi, la Nea Dimokratia (almeno sotto la guida di Samaras) non sarà più considerata come centro-destra (fatto che forse creerà degli scontri seri al suo interno). E questo perché nella dura politica di austerità e di riforme neoliberaliste seguita dal signore Samaras, si è aggiunta anche una mossa con un carattere simbolico molto pesante. Il governo ha licenziato circa 2.700 senza alcuna distinzione e (soprattutto) ha reso per la prima volta reale una moderna democrazia europea senza una televisione pubblica. Inoltre, per quando riguarda la gestione mediatica, è stato dato un carattere di “regime” con l’annuncio di Kedikoglou e con l’oscuramento dello schermo, oltre che con il tentativo di “umiliare” gli altri due partner. P. Boukalas si domanda al riguardo: “In modo così brutale? Decidiamo e chiudiamo? Con un autoritarismo che va bene ad altri regimi? Senza almeno un dialogo velato con gli interessati? Senza informare il Consiglio Radiotelevisivo Greco? Senza convocare il Parlamento [..]? Così brutalmente? Con un’astuzia inaccettabile per il posto dove viviamo? [..] Senza nemmeno chiedere il parere dei partner governativi, del Pasok e di Dimar? [4].

Che la Nea Dimokratia perda il suo profilo di centrodestra è cruciale in un paese in cui “il pendolo politico pende verso sinistra”. A maggior ragione in un periodo in cui l’opposizione al memorandum, in termini sociali e di classe, prevale nel sistema politico e tende ad essere rappresentata da SYRIZA-EKM. Sarà ancora più cruciale adesso, dopo che è crollata l’illusione di una nuova trattativa sul memorandum senza uno scontro con la Germania e dopo che il nuovo centro politico che rappresentava questa posizione politica (Pasok-Dimar) è stato schiacciato.

Il crollo del significato del compromesso politico di ND con i partner di centrosinistra e il suo ritorno alle posizione politico da cui era partita ormai decenni fa ha un ulteriore effetto collaterale: rende ancora più difficile la possibilità di trovare alleanze per un nuovo governo dopo le elezioni. Il governo con i partiti di centrosinistra, probabilmente, sarà considerato più ristretto e meno funzionale, anche in seguito alle scelte che farà SYRIZA-EKM al riguardo [5].

Inoltre, l’insinuazione che Samaras non ha il profilo e l’ideologia di un leader, ma anche la possibilità che faccia un governo insieme ad Alba Dorata o con una sua parte, sarà un pensiero tenuto in mente da tutti. Una cosa del genere è sostenuta anche da St. Kouloglou: “Il gruppo di estrema destra di Samaras non nutre illusioni dalle elezioni che sta provocando, non crede che se Merkel desse la luce verde avrebbe la maggioranza assoluta. Conta però su una coalizione, in uno o nell’altro modo, se non direttamente con Alba Dorata, viste le reazioni internazionali, ma con le parti che riuscirà a prendere da essa” [6]. La convergneza tra ND-Alba Dorata nella crisi iniziata dopo la chiusura di ERT si verifica, tra l’altro, tanto dalla posizione di Alba Dorata al riguardo, quanto dalla fuga di notizie circa un possibile scenario di collaborazione tra di loro dopo le elezioni. La possibilità di avvicinamento di Samaras ad Alba Dorata sarà un peso politico che la Nea Dimokratia dovrà portarsi addosso d’ora in poi oppure che dovrà smentire, assumendosi anche il relativo costo in termini di perdite tra il suo pubblico della destra più estrema.

Non hanno fatto attenzione ai simbolismi di ERT, non si aspettavano una reazione da parte del movimento

Il team di Samaras non aveva “letto” con attenzione quanto simboleggiasse ERT. Il loro errore è stato sopravvalutare l’immagine di corruzione e manipolazione statale di ERT, sottovalutando però i legami sentimentali della gente con essa [7]. Soprattutto, non hanno pensato che chiudere un’istituzione della moderna democrazia civica, come è la televisione pubblica, non è una manifestazione di forza politica, ma una manifestazione della volontà di limitare uno degli elementi fondamentali della democrazia, come sono l’informazione e la libertà di espressione. E questo, probabilmente, solo come un primo passo [8].

Infine, bisogna sottolineare l’ovvio: tutte le frammentazioni politiche prima menzionate (la reazione dei due partner più piccoli del governo, l’emersione del profilo di estrema destra di Samaras) sono state rafforzate in modo decisivo dalla resistenza del personale di ERT alla chiusura, dagli sforzi affinché ERT continuasse a trasmettere, ma anche dal movimento di sostegno e di solidarietà che si è sviluppato.

di F. Klaudianòs

[1] Citiamo le cose più importanti: la riforma della previsione sulla recessione greca ed europea da OECD; il rapporto del FMI (ammissione di errori, previsione di continuazione della recessione per il 2014 e il ritrovamento di grandi vuoti finanziari che devono essere coperti con delle misure); la riforma dei dati della recessione del primo trimestre dall’Ente Nazionale di Satitistica; la riforma della previsione della recessione europea dalla BCE; il declassamento della Borsa di Atene da parte di MorganStanley; la continuazione della privazione delle entrate; l’obiezione assoluta degli europei (Junker, Dijsselbloem) alla possibilità di un taglio radicale per il prossimo periodo. Per un’analisi più dettagliata di questi rapporti delle organizzazioni internazionali, vedi M. Ntovolos “FMI, Banca della Grecia, Commissione Europea, Ufficio del Bilancio dello Stato del parlamento greco smentiscono il “success story” del governo”.
Ενημερωτικό Δελτίο Πολιτικής και Οικονομικής Τεκμηρίωσης, τ. 27.

[2] Γ. Καμπουράκης, «Κάλπη-κες απειλές», http://www.enet.gr/?i=issue.el.home&date=13/06/2013&id=369437

G. Kampourakis “False minacce” (qui gioca con la parola false e urne nn saprei come si può dire)
http://www.enet.gr/?i=issue.el.home&date=13/06/2013&id=369437

[3] Βλ. ενδεικτικά: «Ο Σαμαράς καίει το χαρτί της πολιτικής σταθερότητας», http://www.sofokleousin.gr/archives/135546.html

vedi anche: “Samaras brucia la carta della stabilità politica”,
http://www.sofokleousin.gr/archives/135546.html


[4] Καθημερινή, 12/6/2013, http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathpolitics_1_12/06/2013_504020

[5] Ο Κ. Ιορδανίδης θεωρεί την απομόνωση της ΝΔ απόλυτη (και ανοιχτό το ενδεχόμενο διάσπασής της): «Ενδεχόμενες εκλογές μπορεί να αναδείξουν πρώτο κόμμα τη Ν.Δ., αλλά ούτε το ΠΑΣΟΚ ούτε η ΔΗΜΑΡ θα συμπράξουν εκ νέου με τον κ. Σαμαρά, οπότε η χώρα οδηγείται σε αδιέξοδο. Ακόμη και εάν προκύψει κυβερνητικό σχήμα, άλλος θα είναι ο πρωθυπουργός, οπότε ο κίνδυνος περαιτέρω διασπάσεως της Ν.Δ. είναι εμφανής», Καθημερινή, 13/6/2013, http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathpolitics_1_13/06/2013_504151

[6] «Ραντεβού στην Μακρόνησο», http://tvxs.gr/news/%CE%AD%CE%B3%CF%81%CE%B1%CF%88%CE%B1%CE%BD-%CE%B5%CE%AF%CF%80%CE%B1%CE%BD/%CF%81%CE%B1%CE%BD%CF%84%CE%B5%CE%B2%CE%BF%CF%8D-%CF%83%CF%84%CE%B7-%CE%BC%CE%B1%CE%BA%CF%81%CF%8C%CE%BD%CE%B7%CF%83%CE%BF-%CF%84%CE%BF%CF%85-%CF%83%CF%84%CE%AD%CE%BB%CE%B9%CE%BF%CF%85-%CE%BA%CE%BF%CF%8D%CE%BB%CE%BF%CE%B3%CE%BB%CE%BF%CF%85

[7]  “Appuntamento a Makronisos”:
http://tvxs.gr/news/%CE%AD%CE%B3%CF%81%CE%B1%CF%88%CE%B1%CE%BD-%CE%B5%CE%AF%CF%80%CE%B1%CE%BD/%CF%81%CE%B1%CE%BD%CF%84%CE%B5%CE%B2%CE%BF%CF%8D-%CF%83%CF%84%CE%B7-%CE%BC%CE%B1%CE%BA%CF%81%CF%8C%CE%BD%CE%B7%CF%83%CE%BF-%CF%84%CE%BF%CF%85-%CF%83%CF%84%CE%AD%CE%BB%CE%B9%CE%BF%CF%85-%CE%BA%CE%BF%CF%8D%CE%BB%CE%BF%CE%B3%CE%BB%CE%BF%CF%85

[8] Vedi Chr. Kasdaglis: “Tsobanakos ero, cambiavo l’agenda”:
http://rednotebook.gr/details.php?id=9781, dove viene sottolineato che “La pianificazione sembrava buona, ma non è perché c’è anche il sentimento, perché la gente capisce che qui si sta giocando qualcosa di più grande, è una questione di difesa della democrazia e della cultura, anche perché vede che tutta questa smania di stroncare qualsiasi cosa pubblica può trascinare con sé anche i diritti fondamentali, il diritto alla salute, all’educazione, all’assicurazione sociale, minaccia l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, le nostre spiagge, la natura, gli spazi per fare sport, insieme a cose che avevamo sottovalutato ma che la loro imminente perdita ci fa valutare in modo diverso, come le biblioteche pubbliche [..]. La cosa strana è che coloro che hanno suggerito ed applicato l’abominevole decisione su ERT sembrano non avere memorie relative. Come se non fossero mai stati bambini, non avessero mai ascoltato la radio. Forse sono nati portando la cravatta e tenendo un bastone in mano – della carota neanche se ne parla. Questo spiega come hanno perso la storicità del momento, come sono stati travolti da interpretazioni sbagliate dei risultati dei sondaggi, come hanno creduto di aver trovato un colpo magico.

Fonte: leftlab

Traduzione di Atene Calling

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