Se i pompieri scarseggiano, i preti avanzano

pirosvestis

Appena otto mesi dopo le catastrofiche inondazioni che hanno colpito Mandra causando decine di morti, viviamo un’altra catastrofe ancora più grande, con un maggior numero di vittime e danni, che ha colpito alcune località nei pressi di Atene, dove, si ipotizza, ci dovrebbe essere maggior disponibilità di mezzi per prevenire e far fronte ai disastri, la possibilità di organizzare un intervento più rapido e una miglior qualità delle infrastrutture.

Il ripetersi di tali tragedie di certo non avviene a causa di «inconsueti», o «estremi», o «sproporzionati fenomeni atmosferici», come usano affermare da anni i governanti subito dopo ogni grande disastro, per scrollarsi di dosso la responsabilità delle loro politiche nel momento in cui le fiamme mietono vite e patrimoni.

Ancora una volta è emersa in superficie l’assenza di una efficace politica di prevenzione e protezione del popolo dai pericoli naturali (per sventare le inondazioni, per la prevenzione degli incendi, per la protezione dei boschi, ecc), la mancanza di risorse necessarie, dell’equipaggiamento indispensabile e l’insufficienza del personale da mobilitare in situazioni del genere. Inoltre, si sono palesate le conseguenze dell’indifferenza della politica ad assicurare adeguate condizioni di vita e residenza per le persone (edificazione selvaggia, ecc).

Ma cosa aspettarsi dalla politica dominante e dal sistema che serve, quando nel momento in cui un cittadino greco paga lo stipendio a 9.298 preti, il personale stabile del Corpo dei Vigili del Fuoco è di 8.770 effettivi, mentre i medici del Sistema Sanitario Nazionale e quelli impiegati nei Centri di Salute sono in tutto 8.071?

Il nostro ottimo sistema sa cosa fa. Per ogni vigile del fuoco o medico o insegnante che manca, paghiamo preti perché preghino affinché il Paese non bruci e agenti in divisa per pestare chi non crede che «con la preghiera si ottiene tutto»!

I vigili del fuoco, «spogli» di equipaggiamento e mezzi, decimati e sparpagliati presso aeroporti privati e assi stradali, senza piani e organizzazione basilari, si gettano sulle decine di nuovi fronti che si aprono in continuazione con abnegazione, che però non basta a impedire l’opera devastante degli incendi.

Nel momento in cui i vigili del fuoco si ustionano per spegnere le fiamme a Gerania per salvare gli alberi e liberare le vite intrappolate dal fuoco, i MAT sono pronti a schiacciare quelle vite che sono state liberate, perché protestano per gli alberi che si sono salvati, ma che vengono abbattuti nel momento in cui i territori arsi dall’incendio vengono svenduti.

Davvero, cosa ci si può aspettare da un sistema sociale che ha un maggior bisogno di poliziotti e preti che di vigili del fuoco, insegnanti e medici?

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di Atenecalling.org

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