Settecento detenuti senza acqua e senza assistenza medica

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I detenuti del carcere di Domokòs vivono in condizioni di detenzione medievali. Cento di loro dormono sul pavimento e non possono lavarsi né pulire le celle. Il Ministero della Giustizia e il comune dicono di <<comprendere>> il problema, ma non forniscono alcuna soluzione. 

Di Katerina Katì

Nell’anno 2014 in un istituto penitenziario del paese che ospita più di 700 detenuti manca persino l’acqua. Nella stessa prigione il responsabile delle provviste sostituisce nei consigli l’assistente sociale. Proprio mentre è in preparazione la costruzione di una nuova ala di massima sicurezza, i detenuti denunciano al giornale “Ef.Syn.” questi ed altri “segni e prodigi” sulle condizioni delle carceri di Domokòs, lanciando un SOS nel momento in cui la situazione, come dichiarano, peggiora di giorno in giorno.

I detenuti, che a quanto pare affrontano condizioni di detenzione medievali, esprimono la loro protesta al giornale “Ef.Syn.”, poiché, come dicono, da quando la prigione di Domokòs è stata aperta ci sono problemi con l’acqua, e non c’è alcun servizio sociale. 

<<Una delle domande – come giustamente sottolineano i detenuti – è quanto siano contrari alla prassi i consigli che avvengono senza la presenza dell’assistente sociale, che di solito è sostituito dal responsabile delle provviste!>>. I detenuti inoltre denunciano l’assenza di un medico nel carcere. <<Quando viene il dentista restiamo tutti con i nostri problemi ai denti perché non c’è acqua e il dentista non può lavorare. La situazione va peggiorando sempre di più. Le ultime volte che ha piovuto si sono allagate le celle, questo viene considerato un carcere nuovo, ma abbiamo l’acqua per lavarci solo quattro o cinque ore al giorno>>, e aggiungono:

 <<I detenuti sono vittime del fornitore di articoli alimentari della prigione che alcune volte raddoppia di prezzi e altre volte spedisce merci quasi scadute. Ci siamo lamentati molte volte di questa situazione negli ultimi mesi. Il sapone e la carta igienica, che dovrebbero essere forniti dal carcere come generi di prima necessità per motivi sanitari, semplicemente non ci sono. Compriamo da soli l’occorrente per pulire le celle e per quei detenuti che non possono farlo. E tutto questo in un carcere con 597 letti che ospita più di 700 detenuti, il che significa che più di cento persone dormono a terra. A mezzogiorno, che dovrebbe essere l’ora delle pulizie nel carcere, non c’è acqua e proviamo a pulire con bottiglie e secchi. Settecento persone sono una piccola città.

La situazione è al culmine. L’acqua manca sempre più spesso. Non puzziamo solo noi, ma anche gli impiegati nel carcere che sono costretti a rimanere qui perché non hanno i soldi per fare i pendolari. Dopo le ripetute lamentele alla direzione e la “comprensione” del nostro problema da parte del ministero, la situazione peggiora>>.

Le domande che pongono i detenuti di Domokòs e a cui il Ministero della Giustizia dovrebbe dare risposta sono:

* <<Il sindaco di Domokòs ha l’obbligo di garantire la fornitura d’acqua al carcere? Altrimenti chi è deputato a farlo? In un carcere senza medico, con persone malate e con problemi di deambulazione, chi è che taglia l’acqua? E cosa fanno le autorità oltre agli auspici – rassicurazioni e alla comprensione?>>

* <<I detenuti propongono di pagare loro per avere l’acqua, visto il diniego delle autorità comunali. L’autorità giudiziaria non ha trovato cattiva la nostra idea. Forse convincerà anche il ministro Athanasiou?>>

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di AteneCalling.org

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