Taleb racconta le terribili torture subite (testimonianza)

170848-taleb

E’ stato aggiornato al 31 marzo il processo sulla vicenda del rapimento e della selvaggia tortura di Waleed Taleb, rinvenuto incatenato a un albero presso Ambelakia, a Salamina, nell’estate del 2012. Taleb nella sua deposizione ha descritto le terribili torture subite per mano dei suoi quattro aguzzini: il suo capo, padrone del forno, il figlio e due amici di quest’ultimo.

Molte le persone presenti in tribunale, tra cui molti esponenti di organizzazioni e associazioni, che hanno espresso la loro solidarietà a Taleb. Va segnalato che il processo è stato già rinviato cinque volte, mentre il capo e torturatore di Taleb, secondo le testimonianze, lo ha minacciato anche questa volta, come era successo in occasione dei precedenti processi. “Ti uccido se ti vedo a Salamina”, lo aveva minacciato la volta scorsa.

Pestaggio e molestie sessuali

“Prima mi hanno legato le mani con una catena e poi me l’hanno girata attorno al collo” ha detto Taleb, aggiungendo che, nel frattempo, veniva picchiato. Ha aggiunto che dal laboratorio è stato  trasferito in automobile in un magazzino-stalla di proprietà del suo capo. “C’era un palo sul soffitto a cui mi hanno appeso e per i colpi ricevuti ho perso la percezione del tempo. Non sapevo se fosse giorno o notte. Mi hanno spogliato e preso i soldi che avevo nei pantaloni. Successivamente ho indossato i pantaloni, ma mi hanno tirato giù e hanno portato un bastone, con il quale hanno provato a molestarmi sessualmente”, ha dichiarato. “Ho perso la mia virilità, la mia dignità, mi vergognavo molto”, ha affermato in lacrime.

Ualid Taleb ha riferito che, nel corso della tortura, i quattro accusati bevevano birre, “Quando hai sete, musulmano, dal momento che non bevi birra, te la verseremo addosso”, gli hanno detto e, in un’occasione, lo hanno lavato con la birra. Come ha sostenuto Ualid Taleb, a causa del pestaggio, affronta ancora ora, a distanza di tre anni, gravi problemi di salute agli occhi e al piede sinistro, mentre continua ad essere seguito da psicologi e psichiatri, trovandosi costantemente in un regime di terrore. Non esce di casa e teme addirittura per la sua vita. Secondo l’egiziano, al fratello e agli amici che lo avevano cercato al forno quando era scomparso e non aveva dato segni di vita per più di 24 ore, il padrone del forno aveva detto che neppure lui lo aveva visto e che, qualora non fosse ricomparso presto, si sarebbe recato dalla polizia.

Fonte: tvxs.gr

Traduzione di AteneCalling.org

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


uno × 7 =